Manovra, addio al bonus cultura? FdI punta a cancellare 18app con un emendamento

Con questa decisione, la maggioranza punta a distribuire le risorse del bonus cultura a finalità di sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura

Il bonus cultura poteva essere usato anche per comprare dei libri
Foto | Pixabay @Dariusz Sankowski
newsby Alessandro Bolzani9 Dicembre 2022


Negli ultimi anni, il bonus cultura ha permesso a tanti 18enni italiani di fare esperienze formative come andare a teatro, visitare i musei e partecipare a dei corsi, oltre ad acquistare oggetti come libri e CD musicali. Il tutto grazie ai 500 euro messi a disposizione tramite 18app. I nati nel 2004 rischiano di non poter contare su questo bonus, perché Fratelli d’Italia (FdI) vuole toglierlo tramite un emendamento alla legge di bilancio.

Con questa decisione, la maggioranza punta a distribuire le risorse, pari a 230 milioni di euro annui a decorrere dal 2022, a finalità di sostegno del mondo dello spettacolo e della cultura. Per esempio, l’esecutivo potrebbe rafforzare il Fondo per il sostegno economico temporaneo dei lavoratori dello spettacolo, ma anche potenziare quelli destinati agli operatori dell’editoria e delle librerie e allo spettacolo dal vivo, oltre a sostenere le attività di rievocazione storica de “La Girandola” di Roma.

Bonus cultura, l’opposizione insorge

L’emendamento della maggioranza non è stato accolto con favore da vari esponenti dell’opposizione. Dario Franceschini, ex ministro della Cultura, ha definito assurda la scelta, soprattutto dopo che “Francia, Spagna e Germania hanno introdotto un bonus cultura esplicitamente ispirato al nostro“. Ha poi invitato il governo a fare “marcia indietro”.

Durante la commissione Cultura di Camera e Senato, anche gli esponenti del Movimento 5 Stelle hanno espresso la propria contrarietà all’eliminazione del bonus cultura. “Il danno sarebbe enorme, perché le risorse a copertura di questo strumento sono state rese stabili nella scorsa legge di bilancio e gli operatori del settore contano su quegli introiti. Dopo la pandemia, il settore culturale va sostenuto con misure che si dispiegano nel tempo, soprattutto in questa fase di crisi energetica e di calo generalizzato dei consumi. In campagna elettorale Giorgia Meloni disse testualmente ‘ai giovani è stato tolto tutto, il diritto all’educazione, alla socialità, allo sport. È nostra responsabilità restituire ai ragazzi qullo che gli è stato tolto’. E invece è proprio lei a togliere risorse per i giovani”.


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