Cannabis light, ora è di fatto illegale: che cosa succede adesso?

Alla Conferenza Stato-Regioni è stata raggiunta un’intesa che la paragona alle altre sostanze stupefacenti. A rischio migliaia di posti di lavoro

Cannabis light, ora è di fatto illegale: che cosa succede adesso?
Cannabis
newsby Lorenzo Grossi14 Gennaio 2022


La cannabis light è equiparata a una qualsiasi altra sostanza stupefacente. Con tutto quello che ne consegue. Alla conferenza Stato-Regioni si è raggiunta un’intesa che rischia di mandare in frantumi un mercato che ha creato migliaia di posti di lavoro. Soprattutto tra i giovanissimi. Tra i 10 e i 15 mila in tutta Italia. “Nel decreto interministeriale che definisce l’elenco delle specie di piante officinali coltivate viene equiparata la cannabis light sotto lo 0,6 per cento di Thc (il cosiddetto effetto drogante) a quella superiore allo 0,6 che, invece, richiede l’autorizzazione del ministero della Salute per la produzione”. Questo è il grido d’allarme lanciato da Luca Fiorentino, 26 anni, fondatore di una delle principali società, la Cannabidiol Distribution, che produce e distribuisce cannabis light. Specialmente nelle tabaccherie.

Il contenuto del decreto interministeriale sulla cannabis light

Il decreto interministeriale coinvolge i Ministeri della Salute, dell’Agricoltura e della Transizione ecologica. All’articolo 1 punto 4 fa sottostare “la coltivazione delle piante di cannabis ai fini della produzione di foglie e infiorescenze o di sostanze attive a uso medicinale” al Testo Unico sugli stupefacenti. A prescindere dal livello di Thc. Il risultato? Per produrla bisognerà avere anche l’autorizzazione del Ministero della Salute. La decisione della Conferenza Stato-Regioni di fatto interrompe un dialogo cominciato con la Conferenza nazionale sulle droghe, convocata per la prima volta dopo ben 12 anni.

“Una decisione del tutto antiscientifica e antigiuridica, spiega Antonella Soldo di Meglio Legale. “Che viene presa mentre l’Organizzazione mondiale della Sanità raccomanda l’esclusione della cannabis dalle sostanze più pericolose”. E se l’Onu ha persino tolto la cannabis dalla lista delle sostanze dannose, molti Paesi si muovono in una direzione opposta a quella italiana. La Germania ha inserito la legalizzazione della cannabis nel suo programma di governo, mentre Malta l’ha già resa realtà. Una “confusione” che per Antonella Soldo “crea un precedente pericoloso e rischia di autorizzare carabinieri e procure a intervenire come vogliono sulla cannabis light”. Insomma, il timore resta quello di dare un potere sempre più discrezionale alle forze dell’ordine e alla magistratura nell’ambito poi dei sequestri e delle iniziative giudiziarie.

Referendum sulla cannabis, cosa succede adesso (e quali sono i timori)

Ma non ci sono solo brutte notizie. Il referendum sulla cannabis legale, infatti, procede spedito. Ha ottenuto l’ok della Cassazione che, di fatto, ha riconosciuto le oltre 600 mila firme digitali. Ora la palla passa alla Corte Costituzionale. Il 15 febbraio è prevista la Camera di Consiglio in cui si giocherà il tutto per tutto. I promotori si dicono speranzosi, ma temono che la Corte possa rigettare il quesito per motivi strettamente politici. Poiché ad esempio potrebbero ritenerlo in violazione dei trattati internazionali sugli stupefacenti (trattati che l’Italia ha firmato). Una risposta arriverà entro il 10 marzo. Si voterà, se tutto dovesse filare liscio, tra il 15 aprile e il 15 giugno.


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