Idrogeno solforato, le caratteristiche del gas che ha causato la morte di 5 operai a Casteldaccia

Incolore, altamente tossico e caratterizzato da un odore pungente, può causare irritazione agli occhi, al naso e alla gola, ma anche disturbi respiratori, vertigini,  mal di testa, nausea e vomito

Il tragico incidente ha colpito nella giornata di ieri Casteldaccia, nelle vicinanze di Palermo, dove cinque operai hanno perso la vita mentre lavoravano alla rete fognaria pubblica, ha sconvolto l’opinione pubblica, a poco tempo di distanza da quanto accaduto presso la centrale idroelettrica di Suviana. Durante lavori di manutenzione della rete, gli operai sono stati esposti all’idrogeno solforato, un gas tossico presente in concentrazioni pericolose all’interno della vasca di depurazione delle acque reflue, causando la loro morte.

Casteldaccia
Incidente a Casteldaccia | Ansa – newsby.it

L’idrogeno solforato, conosciuto anche come solfuro di diidrogeno o acido solfidrico (H2S), è un composto chimico composto da due atomi di idrogeno e uno di zolfo. È un gas incolore e altamente tossico, caratterizzato da un odore pungente e sgradevole di uova marce. Questo odore, seppur caratteristico, può diventare meno percettibile in concentrazioni elevate, rendendo difficile riconoscerne la presenza.

Perché l’idrogeno solforato si trova nella rete fognaria

La formazione di idrogeno solforato avviene principalmente attraverso processi di decomposizione di proteine contenenti zolfo da parte di batteri anaerobici, in ambienti privi di ossigeno. Questo gas può essere presente in varie situazioni, come nelle acque reflue, nei serbatoi di stoccaggio di liquami, nelle discariche, negli impianti di trattamento dei rifiuti e nelle industrie chimiche.

I sintomi dell’inalazione di idrogeno solforato

L’inalazione di idrogeno solforato può causare una vasta gamma di sintomi, che vanno dall’irritazione agli occhi, al naso e alla gola, ai disturbi respiratori come tosse e respiro affannoso, alle vertigini, al mal di testa, alla nausea e al vomito. In concentrazioni elevate, può provocare danni cerebrali irreversibili e portare alla morte per asfissia. La tossicità dell’idrogeno solforato è dovuta alla sua capacità di reagire con gli enzimi presenti nel corpo umano, interferendo con il normale processo di trasporto dell’ossigeno attraverso il sangue e causando danni a livello cellulare e tissutale. Inoltre, in presenza di aria e umidità, può formare vapori altamente infiammabili e esplosivi, aumentando ulteriormente il rischio per la sicurezza.

L’importanza della prevenzione

La concentrazione letale di idrogeno solforato per l’uomo è relativamente bassa, e l’esposizione anche a quantità moderate può essere pericolosa. Per questo motivo, è fondamentale adottare misure di prevenzione e protezione adeguata nei luoghi di lavoro dove è presente questo gas tossico. Queste misure possono includere l’uso di dispositivi di protezione individuale come maschere respiratorie a filtro, la ventilazione adeguata degli ambienti, il monitoraggio costante della concentrazione di gas e la formazione del personale su come riconoscere i rischi e agire in caso di emergenza.

L’incidente a Casteldaccia ha messo in luce l’importanza di rispettare rigorosamente le norme di sicurezza sul lavoro e di adottare protocolli adeguati per gestire e prevenire situazioni di rischio. È necessario che le autorità competenti e le aziende coinvolte nel settore industriale e della manutenzione delle reti idriche mettano in atto tutte le misure necessarie per proteggere la salute e la sicurezza dei lavoratori e prevenire tragedie simili in futuro. Come sottolineato dal comandante dei vigili del fuoco palermitano Girolamo Bentivoglio Fiandra: “Se fosssero state prese tutte le precauzioni del caso tutto questo non sarebbe successo”, con riferimento soprattutto alla mancanza di maschere di protezione, anche se è possibile che queste siano cadute nella vasca.

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