Hamas ha firmato la proposta di tregua, ma Israele ha invaso Rafah

Israele bombarda Rafah e prende il controllo del valico. L’Egitto interrompe l’attività del terminal e Hamas firma la proposta di tregua

Secondo quanto riportato da fonti palestinesi e citato da Ynet, veicoli blindati dell’Idf hanno attraversato la recinzione di confine nell’area di Kerem Shalom e stanno avanzando verso i quartieri esterni di Rafah. Le stesse fonti indicano che nella zona si verificano sporadicamente spari di carri armati e bombardamenti di artiglieria. L’Idf ha confermato di aver preso il controllo del valico di Rafah sul lato di Gaza.

Al Jazeera riferisce che tre persone sono state uccise in un attacco aereo israeliano contro un’abitazione della famiglia al-Darbi, situata a ovest della città di Rafah.

Queste vittime si aggiungono ad almeno altre 12 persone uccise in vari attacchi a Rafah nella notte, mentre l’esercito israeliano intensifica i bombardamenti nella città situata nel sud di Gaza.

Israele ha invaso Rafah mentre Hamas firmava la proposta di tregua? Ecco cosa è successo

Questa mattina, 7 maggio 2024, il controllo del lato di Gaza del valico di Rafah è stato assunto dalla 410esima Brigata israeliana e il valico, che collega Gaza all’Egitto, è stato isolato dalla principale arteria stradale di Salah a-Din, situata nella parte orientale della città di Rafah, a sua volta occupata dalla Brigata Givati nell’offensiva notturna.

I dati diffusi dall’Idf e riportati dai media indicano che circa 20 miliziani armati sono stati uccisi e sono stati scoperti tre importanti accessi ai tunnel.

In precedenza, era stato riferito che l’arrivo dell’esercito israeliano al valico aveva interrotto le spedizioni umanitarie, secondo quanto riportato da Haaretz.

Israele ha invaso Rafah, ecco cosa è successo
Israele ha invaso Rafah, ecco cosa è successo | Immagine Unsplash @Taylor Brandon – Newsby.it

 

Un video mostrato da Canale 12 e diffuso sui social media ritraeva un carro armato israeliano che avanzava sul lato di Gaza del valico di Rafah. L’Idf non ha ancora fornito dettagli specifici sulle operazioni iniziate ieri sera nella parte orientale di Rafah, se non per annunciare che le azioni erano dirette contro obiettivi di Hamas nella zona.

Il segretario generale delle Nazioni Unite, AntonioGuterres, ha espresso preoccupazione per l’invasione di Rafah, descrivendola come “intollerabile” per le “devastanti conseguenze umanitarie e l’impatto destabilizzante nella regione”, durante un incontro con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Guterres ha anche fatto un “forte appello a Israele e Hamas a raggiungere un accordo vitale, un’opportunità che non si può perdere”.

L’esercito israeliano ha annunciato intanto la morte di due soldati riservisti uccisi ieri a Metulla, nel nord del Paese, da un drone esplosivo degli Hezbollah. Il portavoce militare ha riferito che si tratta di DanKamkagi (31 anni) e NahmanNatanHertz (31) della 551/esima Brigata. Il bilancio dei soldati caduti da ottobre scorso sul fronte nord è ora salito a 13. A questi vanno aggiunti anche nove civili uccisi negli attacchi Hezbollah.
Nella giornata Israele ha annunciato l’invio di una delegazione al Cairo, ma che continuerà le operazioni militari a Rafah: questa decisione è stata comunicata dall’ufficio del primo ministro e riportata dai media: “Il gabinetto di guerra ha unanimemente deciso che Israele dovrà proseguire le sue operazioni a Rafah per mantenere la pressione militare su Hamas”, ha dichiarato.
Contemporaneamente, “nonostante le proposte di Hamas siano distanti dai requisiti di Israele, sarà inviata una delegazione al Cairo per esplorare la possibilità di raggiungere un accordo sotto condizioni accettabili per Israele”.
Fonti palestinesi riportate da Ynet hanno segnalato un “improvviso ingresso di truppe israeliane via terra nella parte orientale di Rafah”, menzionando anche interruzioni nelle comunicazioni e nell’elettricità, con intensi raid aerei sulla zona.
Nel tardo pomeriggio, Hamas ha accettato una proposta di cessate il fuoco avanzata da Egitto e Qatar, forse come ultimo tentativo di fermare l’avanzata israeliana nella città, dove era già stato ordinato l’evacuazione di circa 100mila civili, esausti dopo sei mesi di conflitto.
Inoltre, il presidente americano Joe Biden ha fatto una nuova telefonata al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, insistendo sulla necessità di raggiungere un accordo per il cessate il fuoco come modo migliore per proteggere la vita degli ostaggi detenuti a Gaza.
“Adesso la palla è nel campo di Israele” ha commentato un esponente di Hamas dopo che il leader Ismail Haniyeh ha informato il premier del Qatar Mohammed bin Abdul Rahman Al Thani e il capo dell’intelligence egiziana Abbas Kamel – e l’Iran – di aver “accettato” la loro proposta di mediazione.

Secondo fonti della fazione palestinese, riportate dai media arabi, l’accordo sulla tregua prevede tre fasi di sei settimane ciascuna con l’obiettivo del cessate il fuoco permanente, il ritiro completo dell’Idf dalla Striscia, il ritorno degli sfollati al nord e lo scambio di prigionieri, a cominciare dai civili israeliani, donne, bambini, anziani e malati.

Israele ritiene siano 33 gli ostaggi in questa categoria, definita “umanitaria”, e Hamas si è impegnato a rilasciarli, vivi o morti. Tra i detenuti palestinesi da liberare ci sarebbero, invece, anche 20 condannati all’ergastolo. Gli ultimi dettagli dovrebbero essere comunque discussi di nuovo martedì al Cairo.

Khalil al-Hayya, il vice di Yahya Sinwar, il capo di Hamas a Gaza, ha detto in un’intervista ad al Jazeera che Hamas “ha concordato un cessate il fuoco temporaneo nella prima fase dell’accordo”. “Ma all’inizio della seconda fase, che include il rilascio dei soldati israeliani in ostaggio, sarà annunciato – ha spiegato – un cessate il fuoco permanente”. I mediatori di Qatar e Egitto avrebbero promesso – prosegue nell’intervista – che “il presidente Biden sarebbe un garante che l’accordo venga messo in atto”.

Ma mentre a Rafah la notizia è stata accolta da urla di gioia e spari in aria, fonti israeliane – nel silenzio di Netanyahu – hanno fatto sapere che Israele sta ancora “verificando la proposta e le sue conseguenze”, così come gli Stati Uniti.

Pubblicamente però Israele, forse irritato dalla fuga in avanti dell’annuncio di Hamas, ha gelato gli entusiasmi: “Hamas non ha accettato. E’ il suo solito trucco”, ha detto il ministro dell’Economia, Nir Barkat, incontrando a Roma la stampa italiana e restando in contatto diretto con il suo governo.

Si tratta di “una proposta unilaterale senza coinvolgimento israeliano. Questa non è la bozza che abbiamo discusso con gli egiziani”, ha spiegato un alto funzionario israeliano al sito Ynet, aggiungendo che in questo modo Hamas mira a “presentare Israele come chi rifiuta” l’intesa.

Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha invece invitato “tutti i Paesi occidentali a fare pressione su Israele affinché accetti”: “Siamo lieti che Hamas abbia annunciato di aver accettato il cessate il fuoco, su nostro suggerimento – ha sottolineato -. Ora lo stesso passo dovrebbe essere fatto da Israele”. Accordo o meno, lo Stato ebraico va avanti nei preparativi dell’operazione militare contro i battaglioni di Hamas a Rafah, un’azione che dovrebbe cominciare “in pochi giorni”, sostenuta dal via libera ai piani già preparati dall’Idf votato all’unanimità dal Gabinetto di guerra.

“Esaminiamo ogni risposta molto seriamente ed esauriamo ogni possibilità sui negoziati e il ritorno degli ostaggi alle loro case il più rapidamente possibile come compito centrale. Al tempo stesso continuiamo e continueremo ad operare nella Striscia”, ha chiarito il portavoce militare Daniel Hagari.

L’avvio dell’evacuazione dall’est della città verso l’area umanitaria indicata dall’Idf ad al-Mawasi sulla costa ha allertato l’intera comunità internazionale, che tenta di impedire che gli eventi precipitino del tutto. Prima di annunciare di aver accettato l’intesa per la tregua, anche Hamas ha denunciato “un’escalation”.

La zona dell’evacuazione – che l’esercito ha definito “temporanea, limitata e graduale” – comprende “ospedali da campo, tende e maggiori quantità di cibo, acqua, farmaci e forniture aggiuntive”.

L’Idf ha lanciato volantini in arabo, affiancati da sms, telefonate e avvisi sui media per spiegare i motivi dell’evacuazione e l’invito a lasciare l’area che sarà interessata dai combattimenti, quelle da evitare, come Gaza City e i passaggio a nord di Wadi, e anche il divieto di avvicinarsi alle recinzioni di sicurezza est e sud con Israele.

Qualcuno vede infatti nell’attacco di Hamas di domenica, proprio da Rafah verso il valico di Kerem Shalom, con 4 soldati morti, la ragione dell’accelerazione definitiva all’operazione militare. Israele ha risposto cominciando a lanciare raid aerei su alcune zone della città, in vista del blitz, provocando in uno di questi almeno 26 morti.

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