Rave party, cosa cambia con la nuova legge?

Il governo ha introdotto una nuova fattispecie di reato, inserendo nel codice penale l’articolo 434-bis, “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”

Foto Aurélien | Pixabay
Newsby Alessandro Bolzani 1 Novembre 2022

Si prospettano tempi difficili per gli amanti dei rave party. Dopo il caso del raduno di Modena, svolto abusivamente in un edificio pericolante e sottoposto a sequestro, il governo Meloni ha deciso di introdurre una nuova fattispecie di reato, inserendo nel codice penale l’articolo 434-bis, “Invasione di terreni o edifici per raduni pericolosi per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”. Quest’ultima consiste “nell’invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici o privati, commessa da un numero di persone superiore a cinquanta, allo scopo di organizzare un raduno, quando dallo stesso può derivare un pericolo per l’ordine pubblico o l’incolumità pubblica o la salute pubblica”.

Sono previste anche delle sanzioni. Infatti, “chiunque organizza o promuove l’invasione di cui al primo comma è punito con la pena della reclusione da tre a sei anni e con la multa da euro 1.000 a euro 10.000”. Anche i partecipanti ai rave party rischiano delle sanzioni, ma di importo minore.

Le conseguenze sui rave party

La legge, inoltre, prevede la confisca degli oggetti utilizzati per organizzare il rave party o rendere possibile l’occupazione del terreno o dell’edificio in cui si è svolto. Intervenendo sull’articolo 4, comma 1, del Codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, il governo ha aggiunto che “l’intervento normativo mira a rafforzare il sistema di prevenzione e di contrasto del fenomeno dei grandi raduni musicali, organizzati clandestinamente (c.d. rave party)”. Nella relazione illustrativa della nuova norma si legge che “i casi che si sono finora presentati hanno riguardato meeting, organizzati mediante un “passa parola” clandestino, realizzato attraverso il web e soprattutto attraverso i social network, che si sono tenuti in aree di proprietà pubblica o privata invase illecitamente dai partecipanti”.

Nel corso della conferenza stampa successiva al CdM, Matteo Piantedosi, il ministro dell’Interno, ha dichiarato che “i requisiti di necessità e urgenza nascono dal fatto che l’assenza di una normativa efficace nel nostro Paese ci rendeva particolarmente vulnerabili, come testimonia la cronaca degli ultimi anni”.

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