Autore: Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

Rocambolesco ci è nato, questo Giro d’Italia. E rocambolesco non poteva che morirci, con due signori che solo dieci giorni fa erano tra i tanti peones del gruppo, e che adesso si trovano separati da 86 centesimi nella giornata più importante della loro vita (quella sportiva, almeno). Di riffa o di raffa, questo Giro d’Italia è riuscito ad arrivare a Milano. Nonostante il Covid, i tamponi positivi, le squadre fuggiasche, i ritiri, il freddo, la neve, le borracce rotolanti, la ridicola protesta di Morbegno e i cambi obbligati di percorso, gli organizzatori (voto 21, come le tappe) hanno vinto la…

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Giornata empia, quella di ieri, sulle strade del Giro d’Italia. La corsa rosa, dopo 111 anni di vita, non meritava uno sfregio simile. In una stagione tribolata come questa, tenuta insieme con lo sputo in soli tre mesi e mezzo quando tra marzo e luglio non si è potuto nemmeno punzonare una bicicletta, beh, tutto ci si poteva aspettare tranne uno scempio come quello visto ieri a Morbegno. Spiace anche per la cittadina della bassa Valtellina, destinata a rimanere legata a una delle giornate più meste della storia rosa. Soprattutto, però, addolora l’atteggiamento dei corridori, che si sono macchiati della…

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C’è riuscito, lo Stelvio, a salvare il Giro 2020. Dopo la frazione al valium di Madonna di Campiglio, il gigante delle Alpi Retiche ha ridato alla corsa rosa quel pepe che in questa edizione ha scarseggiato, fatte salve quella dell’Etna e poche altre tappe. Ieri abbiamo assistito ad una sorta di partita a scacchi, sulle rampe del versante altoatesino del passo. Con vinti, vincitori e pseudo-tali. Cominciamo dai vinti, e cioè da Joao Almeida (voto 7, per l’orgoglio). Il lusitano ieri ha iniziato a cedere il passo quando ancora il gruppo dei migliori era nella parte dei tornanti con la…

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Che barba. Che noia. Lo sfogo di Mario Vegni (voto 10) ieri sul palco Rai del “Processo alla Tappa” la dice lunga sullo spettacolo tutt’altro che elettrizzante offerto ieri dalla prima vera recita alpina. Il factotum del Giro ha tuonato, sull’assenza di ogni cosa che somigliasse soltanto lontanamente a un attacco da parte dei big. E ha ragione da vendere. Raramente si è visto un tappone alpino così narcotico e soporifero. E pensare che i principali rivali di Almeida ieri sapevano già della rivoluzione di sabato. Ufficializzata proprio da Vegni poi nel pomeriggio. Niente sconfinamento in Francia, per quella che…

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La Slovenia è ormai a tutti gli effetti una potenza del ciclismo mondiale. Coi suoi due soli milioni di abitanti, questo paese continua a fare il bello e il cattivo tempo nei grandi giri. Già, perché ieri ha preso il via dalla località basca di Irun anche la Vuelta di Spagna, e Primoz Roglic (voto 11, come i minuti che ha già di ritardo Chris Froome dalla vetta) si è già vestito di rosso. Tra i rivali, solo l’ecuadoregno Carapaz (voto 8) è stato in grado di arrivargli vicino. Per uno sloveno che è ripartito da dove aveva concluso in…

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La tanto attesa crono del prosecco del Giro d’Italia ci ha detto una cosa. Filippo Ganna (voto 24, come i suoi anni, pochissimi ciclisticamente parlando) in questo 2020 nelle prove contro il tempo non è neanche avvicinabile. Il mix di potenza, postura, classe e velocità espresso anche ieri tra i vigneti veneti, lo rendono una sorta di scultura scolpita da Prassitele soltanto a vederlo dalla tv pedalare. Il terzo sigillo in questa corsa rosa lo lancia direttamente in un’altra dimensione: quella di chi, già da questo inverno, dovrà capire dove incanalare così tanto talento. Va ribadito: il suo modo di…

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Mentre si parla di coprifuochi, di auto-lockdown, di giri di vite, di restrizioni, il Giro d’Italia resiste. Nessun nuovo positivo, e col Covid-19 che serepeggia per tutto il paese, niente non è. In più, le parole da applausi scroscianti di Fabrizio Guidi (ds della EF Pro-Cycling) ieri hanno riportato il sereno in carovana. “Il mio team ha preso una decisione un po’ affrettata: il Giro d’Italia va rispettato, qui siamo al sicuro” è stato il pensiero dell’ex corridore toscano, quasi a voler prendere le distanze dai suoi datori di lavoro, freschi di missiva all’Uci per chiudere la corsa domenica a…

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Il Sanjuanito è la danza popolare più nota dell’Ecuador, e da un paio d’anni a questa parte nel ciclismo professionistico si balla sempre più spesso. Il successo di Richard Carapaz al Giro 2019 non è stato un esotismo ciclistico isolato. Il piccolo paese che si affaccia sul Pacifico, ormai è laplissiano, sta diventando davvero una realtà importante nel mondo delle due ruote. Dopo il numero pirotecnico di Caicedo sull’Etna, ieri il primo ad arrivare a braccia alzate in quel di Cesenatico è stato Jhonatan Narvaez (voto 166, come il numero di gara dell’ennesimo figlio della giungla amazzonica). Ineos una garanzia,…

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Fosse ancora tra noi, in questo stralunato e drammatico 2020, Marco Pantani avrebbe cinquant’anni esatti. Basta vedere le strade del Giro ancora oggi, per captare ancora l’amore incessante che c’è nei suoi confronti tra scritte sull’asfalto, bandane ricordo, striscioni e cimeli vari. A 16 anni dalla sua morte disgraziata, quell’amore stride col tourbillon di inchieste giudiziarie, ricostruzioni, voci e testimonianze più o meno attendibili sulla reale fine di Marco Pantani in quel mestissimo residence riminese. Oggi, con un percorso bello e scoppiettante, il Giro d’Italia va a rendergli omaggio lì dove Pantani riposa, nella sua Cesenatico. Un giorno di tregua…

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Peter Sagan (voto 114, come le sue vittorie), per il Giro 2020 è molto più di un concorrente. In una giornata cominciata nel tritacarne per tutto il carrozzone rosa, l’asso slovacco ieri è stato l’uomo che ha letteralmente tolto le castagne dal fuoco a tutti spazzando via rumors, cicalecci e polemiche con un numero da fuoriclasse assoluto. Qual è. Commentiamo le sue gesta da agosto: la sua annata di pura foga, nella ricerca ossessiva di quel successo che non riusciva ad arrivare, ci ha lasciato spesso qualche perplessità. Ieri però, quasi a volersi tirare fuori dal viottolo del tramonto che…

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