Autore: Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

Nel giro di 48 ore e un pugno di tweet e comunicati stampa, la Superlega è naufragata. Il tentato colpo di mano carbonaro della “dirty dozen”, la ormai nota “sporca dozzina”, si è liquefatto come neve al sole. Lasciando sul selciato frattaglie di dirigenze e un “Danubio” di retorica. Vittima in primis di un timing fallace, di una comunicazione carnevalesca e di protagonisti passati in un amen da manager più o meno autorevoli a personaggi di operetta. Una Waterloo politica, mediatica, sportiva e reputazionale. Per le 12 “major” doveva essere la scialuppa di salvataggio dopo mesi di stadi vuoti e…

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Vince, rivince e seguita a vincere: la Nazionale di Mancini è partita rombando nel primo trittico di qualificazione al Mondiale qatariota. Tre partite, tre 2-0, nove punti: il contatore dei risultati utili per il mister marchigiano corre, e dice quota 24. Il Mancio ha messo la freccia e si prepara a superare Lippi, ultimo Ct a inanellare una simile striscia. Nonostante siffatta brillantezza, il sentiment nei confronti della ciurma azzurra resta piuttosto tiepido. In primis quello degli appassionati italiani, che forse sentono ancora addosso le bolle della scottatura del 2018, anno mesto del mancato approdo al torneo iridato russo. In…

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Ci si sperava: le “Idi” di marzo dovevano aprire la settimana del “revanchismo” del Belpaese nella campagna d’Europa. Al contrario, sono arrivate legnate, docce fredde, scivoloni e prese d’atto, in una Caporetto diffusa che ha riacceso la corsa alla diagnosi sul calcio nostrano. Sul cui pessimo stato di salute, francamente, non serviva un’infausta settimana come quella passata per averne contezza. La grandinata di disamine, analisi e sedute terapeutiche di gruppo sui sofà televisivi, ci è sembrata una storia trita e ritrita. Una messa cantata già ampiamente udita e assimilata. Juventus, Atalanta, Milan: la Serie A è competitiva? Quindi? Quindi è…

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Il dibattito sul futuro del calcio europeo, tanto lisergico quanto a tratti surreale, è salito decisamente di colpi in questo mese di febbraio. Il vento del cambiamento che spira sulle competizioni del Vecchio Continente, va a incanalarsi tra l’elitarismo dei club soliti noti e la necessità dell’Uefa di essere inclusiva e decoubertiniana. Il progetto della Super Lega, una sorta di Coppa dei Campioni potenziata con slot fissi in dote ai vari top team (i Real, i Barça, i Bayern, le due di Manchester e via dicendo), sembra destinata a finire in soffitta. “Dentro tutti!” è il motto dell’avvocato sloveno Aleksander…

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L’andata è andata, e lo si può dire: da anni la serie A, da capo a piedi, non regalava così tanto “thrilling”. Certo, in tempi di Covid il calcio prosegue sulla falsariga malinconica di quest’estate: con gli spalti pieni il gioco è tutt’altra faccenda. Il mercato preannuncia più sbadigli che fuochi d’artificio, quindi si continuerà a veleggiare sul filo. A Milano, sulle due sponde del Naviglio, si ride come non accadeva da anni. La Juve però è tutt’altro che boccheggiante, l’Atalanta sprizza brio da tutti i pori e le romane, pur con vari scricchiolii, ci sono. E non si possono…

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C’erano una volta Sandro Ciotti, Enrico Ameri e Livio Forma. Magari uno a Milano, l’altro a Roma e l’altro ancora a Torino. E Alfredo Provenzali a dare il ritmo allo spartito. Solito dare la linea a Enrico Luzzi, che fosse allo stadio degli Ulivi di Andria o al Liberati di Terni, per il match “prescelto” della serie B. Ugole “culto” di Tutto il calcio minuto per minuto, che per decenni è stato il simbolo della domenica del pallone. Di una sbornia collettiva generalizzata, che per un paio d’ore nei pomeriggi domenicali fermava il paese, incollava milioni di condotti uditivi alle…

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Se non esistono più le mezze stagioni, il Covid-19 ha riportato in auge le mezze misure. Le quali però, lo abbiamo visto, in tempi di pandemia sono diversamente efficaci. L’Inghilterra, madrepatria del giuoco in cui gli arcinoti 22 in mutande corrono appresso a una palla, ha optato per gli stadi aperti da questa settimana. In Arsenal-Rapid Vienna, match di Europa League di ieri stravinto dai Gunners per 4-1, sono tornati a spalancarsi i cancelli dell’Emirates Stadium, serrati da marzo. In un paese sempre più mogio per la molestia del virus, la decisione era attesissima, ma ha finito per creare più…

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“Si yo fuera Maradona, viviria come el”. Se io fossi Maradona, vivrei come lui, gridava a pennate di chitarra Manu Chao nel sublime film Maradona by Kusturica. Un condizionale attualissimo, all’indomani della scomparsa del personaggio che più di tutti ha saputo elevarsi a semi-divinità nel particolare cosmo pallonaro. Difficile dire se Maradona sia stato o meno il calciatore più forte di sempre: forse sì, forse no. Da Di Stefano e Pelé arrivando a Messi e Cristiano Ronaldo, la storia del calcio è costellata di stelle di prima grandezza. Di certo “Dieguito” è stato il più iconico, e il centrifugato di…

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Eccoci di nuovo in sella. Dopo sette giornate, è tempo un attimo di pigliare la lente di ingrandimento e puntarla sulla Serie A. In concomitanza con una sosta per le nazionali della quale sfugge totalmente la logica, a meno che non si sia sbronzi di Stock 84. Col mondo intero traumatizzato e perlopiù disarmato dal Covid-19, andarsele a cercare con evitabili viaggi e pericolosi mischiaticci tra giocatori che vivono in Paesi e contesti diversi, è roba da Nobel alla beozia. Per cosa poi? La Nations League. Competizione ai primi vagiti, assolutamente rinviabile. Che tra forfait, tamponi positivi e paure di…

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Il Giro è arrivato a Milano. Nel giorno in cui l’Italia torna ai giri di vite contro la veemenza del Covid, in una piazza Duomo senza pubblico si è chiusa l’edizione della corsa rosa più stramba e anomala delle 103 complessive. Al di là dei mille problemi, dei contagi, dei ritiri da Covid, di quelli da borracce ruzzolanti, degli scioperi empi, del freddo e di tanto altro ancora, la carovana è approdata sotto la madonnina. A Mauro Vegni e a tutto il suo squadrone, va fatto un grande applauso (voto 10). Pur imperfettissimo, questo Giro resterà segnato in grassetto negli…

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