Autore: Valerio Mingarelli

Nato a Fabriano, ai piedi degli Appennini, nel 1980. Ho iniziato a “gattonare” nelle testate locali umbre e marchigiane grazie al basket e al calcio. Giornalista professionista dal 2008, da allora tra Milano e Roma ho sempre fatto il viandante dell’informazione girovagando per radio, TV, quotidiani, agenzie e uffici stampa. Con la penna o col microfono in mano, mi sono sempre divertito da matti. Oggi seguo perlopiù le vicende del Parlamento nostrano, ma lo sport rimane sempre una passionaccia elettrizzante.

Cominciamo dalla questione Covid-19. La positività di Simon Yates racconta tanto degli ultimi giorni. Del golgota sull’Etna, delle difficoltà sulla Sila, e di un protagonista annunciato che troppo presto invece si è trovato ad arrancare. Tanto spettacolo perso, ma almeno abbiamo capito il perché. Questo apre mezzo miliardo di interrogativi sulla prosecuzione del torpedone rosa: si riuscirà ad arrivare a Milano fra due settimane? I più giurano di sì: per Rcs, un’interruzione forzata a corsa avviata sarebbe una sorta di cataclisma economico. Le prossime 72 ore saranno decisive: se con la nuova tornata di tamponi dovessero arrivare nuove positività, allora…

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Allora: per ora si tratta solo di voci e chiacchiere da bar. Quindi non fasciamoci la testa, prima di averla sbattuta sul muro. Il Covid-19, però, è per tutti una terra straniera: i contagi aumentano, le paure pure, e non si sa cosa diventerà la nostra vita quotidiana da qui a due settimane. Sul prosieguo del Giro d’Italia, inutile nasconderlo, questa spada di Damocle c’è: i brusii su un’interruzione anticipata della Corsa Rosa, magari ‘troncando’ il numero delle tappe, hanno fatto per la prima volta capolino ieri in carovana. La cancellazione della Roubaix spaventa anche il Giro A far da…

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Partiamo da sua maestà Peter Sagan. Che annataccia, per il formidabile asso slovacco. Lui, l’uomo delle tre maglie iridate in fila, delle classiche vinte a frotte, dell’estro nel “mangiarsi” i finali di corsa più vari, sembra tutto a un tratto diventato il più fesso del bigoncio. La sua squadra, la Bora (voto 9), al Giro come al Tour fa i bimbi con i baffi per apparecchiargli al meglio la tavola per l’abbuffata. A re Peter, però, manca proprio lo smalto, non solo la gamba, dei tempi migliori. L’arrivo di Matera ieri era di quelli che in illo tempore si sarebbe…

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Che roba, Filippo Ganna. In dodici giorni, ha letteralmente defibrillato il boccheggiante ciclismo italiano. Prima l’oro nella cronometro iridata in quel di Imola. Otto giorni dopo, tappa d’apertura al Giro e maglia rosa in quel di Palermo. Ieri, poi, il numero più bello: l’impresa da titano tra gli uggiosi monti della Sila. Dal mondiale al Giro: quanto vale questo Ganna? Una performance tanto inattesa quanto mirabolante: nirvana purissimo, in casa Ineos, dopo lo shock dell’addio alla corsa di quel Geraint Thomas arrivato nel Belpaese con mire di “rosa” finale, e tornato a casa per colpa di una borraccia. Da una…

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La corsa a eliminazione è continuata anche ieri, sulle strade del Giro d’Italia. Se per contenuti tecnici la quattro giorni siciliana ha dato molto, in quanto a iella ha regalato moltissimo. Nella giornata ieri si è riusciti a far chiarezza su quanto accaduto il giorno prima a Enna. Delle immagini amatoriali, infatti, hanno svelato il mistero dello schianto (e che schianto) di Geraint Thomas. Il capitombolo del gallese è stato serio, tanto serio che gli è costato un’infrazione al bacino (chapeau per essere arrivato in cima all’Etna), e di conseguenza il fazzoletto bianco al resto del plotone. Però ecco, ieri…

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Un terremoto: il sostantivo, da applicare a una competizione sportiva, non è il massimo. Però descrive bene quanto accaduto ieri sui 20 chilometri finali per salire in cima al vulcano dell’Etna. Su una salita varia, lunga ma non durissima, sede di ore e ore di allenamenti invernali per mezzo gruppo, ieri si è già riscritto da capo a piedi copione e cast del film rosa. Se il buongiorno si vede dal mattino, i componenti del plotone non hanno affatto di che stare tranquilli: in questo primo scorcio siculo, il Giro d’Italia 2020 si è palesato come una gara a eliminazione.…

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Non solo Giro d’Italia. Digressione doverosa, in questa pazza stagione della pedivella, merita la Liegi-Bastogne-Liegi. Nella “Monumento” delle Ardenne, Julian Alaphilippe (voto 1) è riuscito nell’impresa di sbagliare tutto lo sbagliabile in un finale a grandi firme con Hirschi, Pogacar e Roglic. Prima ha scartato non appena si è accorto che l’elvetico della Sunweb (voto 9, fuoriclasse) era pronto a saltarlo facile, poi ha alzato le braccia troppo presto e facendosi infilare da Primoz Roglic (voto 10). Il quale, quatto quatto, sulla destra si è preso la “Doyenne” 2020 con un colpo di reni di mestiere. Proprio lui, che nel…

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Mammamia. È complicatissimo raccapezzarsi e scrivere qualcosa di minimamente sensato dopo il “ribaltone” di ieri. La Planche des Belles Filles ormai è una garanzia: quando il Tour de France si arrampica fin lassù, lo spettacolo è sempre garantito. Quello che si è visto ieri però va decisamente più in là: l’impresa di Tadej Pogacar (voto 22 , come gli anni che compirà tra poche ore), è di quelle che vanno dritte negli amarcord Rai di Beppe Conti, inserite in grassetto sugli almanacchi per la loro rara bellezza. Il successo di questo post-adolescente sloveno è la vittoria dell’inventiva, del talento e…

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Breve recap della tappa di ieri: la Sunweb (voto 10) fa parte di quel terzetto di squadre che insieme alla Bora e alla Bahrain ha saputo speziare un tantino una pietanza – il Tour de France 2020 – resa a tratti stoppacciosa dalla tirannia della Jumbo-Visma. Søren Kragh Andersen (voto 10 ma per 2, vista la doppietta), si è consacrato egregio cacciatore di tappe. E’ il classico cagnaccio forte sul passo, in grado come pochi altri di cogliere l’attimo più opportuno per salutare la ciurma. Di nuovo ha saputo finalizzare il lavoro della sua squadra, partita per giocarsi all’occorrenza anche…

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Difficile, per noi italiani, avere rigurgiti di patriottismo in questo Tour de France che si avvia alla conclusione. Zero vittorie, tanti ritiri “eccellenti”, pochissimi piazzamenti tra i primissimi. Eppure, in questa valle di lacrime, va rimarcato il cuore (che fa provincia) di Damiano Caruso. Il 32enne siciliano si è confermato corridore mastodontico per tenacia, forza e spirito di abnegazione. È molto più di uno dei migliori uomini di fatica del gruppo: la sua Grande Boucle, viste le premesse iniziali, ha un peso specifico assai maggiore di quella del suo capitano nella Bahrain, Mikel Landa (voto 6, forse ce la farà…

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