Tour de France, l’altolà a Froome e Thomas chiude un decennio

I nomi dei due ciclisti britannici non figurano nella lista diramata dal Team Ineos

Chris Froome al Tour de France 2016
Chris Froome al Tour de France 2016 (Filip Bossuyt) https://creativecommons.org/licenses/by-nd/2.0/
newsby Valerio Mingarelli19 Agosto 2020


Non convocati. Semplicemente. I britannici Chris Froome e Geraint Thomas non saranno al via della Grande Boucle il prossimo 29 agosto. Il Team Ineos ha diramato la lista per il Tour de France: i nomi dei due assi d’Oltremanica non figurano. Apriti cielo. Quella che a tutti gli effetti è una scelta tecnica, anche fin troppo circostanziata e giustificata, per il mondo della pedivella è notizia da titolo in grassetto a carattere alto un cubito.

Il percorso di Froome

Già, perché si tratta di una decisione che mette la cera lacca su un decennio di storia del ciclismo. Il più grande interprete delle corse a tappe dei secondi anni duemila, Christopher Froome da Nairobi, kenyano di nascita ma portacolori di sua maestà la Regina, a 35 anni dà forse il definitivo addio alla corsa che più di tutte lo ha glorificato. Quattro Tour, una Vuelta e un luccicante Giro d’Italia vinto nel 2018 con un’impresa d’altri tempi sul colle delle Finestre: Froome fa parte dei magnifici sette (gli altri sono Anquetil. Merckx, Gimondi, Hinault, Contador e Nibali) capaci di vincere tutti e tre i grandi giri. La “gialla”, la “rosa” e la “rossa”: le grandi maglie, il biondo afro-britannico, le ha tutte. E le ha conquistate da capitano incontrastato del Team Sky, carro armato inglese capace di tiranneggiare in lungo e largo lungo le strade del ciclismo che conta in questi anni. Uno squadrone, che ha fatto dell’orgoglio britannico la sua cifra.

La scelta del Team Ineos

Froomy (così lo chiama la stampa di casa) ne voleva una quinta di maglia gialla, per entrare nell’altro ristretto club composto da Anquetil, Merckx, Hinault e Indurain dei pentavincitori a Parigi. Il Team Ineos, che dalla corazzata Sky discende, ha spezzato però il sogno con l’odierno comunicato tranchant. Oggi quella connotazione “british” in squadra non c’è più. E le speranze gialle “hablano” entrambe spagnolo, con il tandem sudamericano degli scriccioli Egan Bernal (detentore della Grande Boucle) e Richard Carapaz (vincitore dell’ultimo Giro d’Italia). Colombiano il primo, ecuadoregno il secondo: saranno loro due a giocarsi le chances di giungere sui Campi Elisi col giallo addosso.

La mancata convocazione di Thomas

Pollice verso anche per Geraint Thomas, gallese di poche parole e di grandi sudate, luogotenente e ultimo uomo fidatissimo di Froome per anni, in grado però nel 2018 coi galloni di capitano di salire sul gradino più alto del podio ai piedi della Tour Eiffel. Anche lui non di primissimo pelo (34 anni), capitanerà la Ineos al Giro d’Italia ad ottobre. Per Froome, quindi, doppio declassamento: a lui resta la fascia di capitano alla Vuelta in autunno inoltrato.

Una scelta legittima

Va scansato ogni equivoco: la decisione dello staff Ineos è legittima. E a guardare il passo dei due veterani al Giro del Delfinato di questi giorni, persino logica. Solo 71° Froome, a un’ora e mezza dal vincitore Martinez. Appena meglio Thomas, 37°, anch’egli però con un ritardo da tregenda. Da punti di forza, tra due settimane in Francia i due sarebbero potuti diventare due zavorre. Stop, dunque.

Le ambizioni di Froome

Nel caso di Froome, incide e non poco anche la querelle relativa al suo addio con la casa madre. Il fuoriclasse da mesi vive da separato in casa o quasi alla Ineos e non ha mai accettato di essere parte di un arco a più frecce per il Tour 2020 (già da prima del rinvio). Voleva l’investitura da capitano unico per l’ultimo grande assalto, ma il general manager Dave Brailsford non ha mai voluto saperne. Così, da settimane ormai Froome è già promesso sposo al Team Israel Start Up Nation: ritenterà con gli israeliani un ultimo disperato assalto alla quinta maglia gialla nel 2021.

La fine di un’era

Le chiacchiere stanno a zero: oggi si chiude l’era della tirannia Sky-Ineos a trazione britannica. E si completa definitivamente il passaggio di consegne tra i nati negli anni ’80 e i virgulti venuti al mondo nel decennio dopo, almeno per ciò che riguarda le corse a tappe (ma in Italia si spera che Nibali ci smentisca). Certo, ora su Bernal e Carapaz la pressione è destinata a impennarsi. La Jumbo-Visma, mastodonte olandese con tre punte quali Roglic, Dumoulin e Kruijswijk, ha un certo languore pensando alla Grande Boucle. Il comunicato di oggi è un’investitura sulla linea verde in casa Ineos. Che chiarisce le gerarchie, ma non sopirà tanto presto brusii e polemiche.


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