L’iPod va in pensione | Cosa si nasconde dietro la scelta di Apple?

Dopo il ritiro dei modelli Nano e Shuffle, avvenuto nel 2017, il colosso di Cupertino si è dimostrato poco interessato a puntare sul serio sul suo lettore musicale

iPod
Foto Pixabay | herbert2512
newsby Alessandro Bolzani11 Maggio 2022


Dopo vent’anni di onorato servizio, l’iPod si prepara ad andare in pensione. Apple ha annunciato che smetterà di produrre l’ultimo modello ancora in commercio, l’iPod Touch, anche se continuerà a venderlo fino a quando ci saranno delle scorte disponibili. Sotto molti punti di vista si tratta della fine di un’era: dal 2001 a oggi i dispositivi del colosso di Cupertino hanno cambiato il modo di ascoltare la musica digitale, facendo da apripista a una serie di innovazioni ormai presenti su tutti gli smartphone. E forse è stata proprio la capacità dei cellulari moderni di sostituire in modo efficace i lettori musicali a segnare il tramonto di questi dispositivi. Non a caso, Apple ha dichiarato che “lo spirito degli iPod continua a vivere” in tutti i suoi dispositivi in grado di riprodurre la musica, dall’iPhone all’HomePod Mini.

Il tramonto dell’iPod

Negli ultimi anni l’interesse di Apple nei confronti dei suoi lettori musicali è scemato sempre di più, come testimoniato dalla scelta di non produrre più gli iPod Nano e Shuffle dal 2017. Come se non bastasse, l’attesa tra una generazione di iPod Touch e la successiva è diventata sempre più lunga. L’ultima disponibile, la settima, è presente sul mercato dal 2019 ed è dotata del processore A10, ormai datato (era alla base degli iPhone 7). Alcuni fan del dispositivo speravano nell’annuncio dell’ottava generazione, mentre altri si erano già rassegnati a vederlo sparire dal mercato per sempre.

All’inizio di maggio, Tony Fadell, uno degli sviluppatori del primissimo iPod, aveva parlato con The Verge del futuro nebuloso della sua creatura. “A un certo punto era diventato evidente che gli smartphone sarebbero diventati una minaccia per i lettori musicali”. Apple tuttavia non ha mai visto quel fenomeno come un problema. “Dopotutto non si poteva fermare il successo dell’iPhone solo perché stava cannibalizzando il mercato dell’iPod”.


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