Tamberi racconta l’oro ex aequo
di Tokyo: “Ecco come è andata”

Il saltatore marchigiano svela come è arrivato all’accordo sull’assegnazione del titolo olimpico, condiviso con l’amico qatariano Barshim

Tamberi racconta l’oro ex aequo di Tokyo: “Ecco come è andata”
Tamberi racconta l’oro ex aequo di Tokyo: “Ecco come è andata”
newsby Lorenzo Grossi9 Settembre 2021


Dopo più di un mese dall’impresa a Tokyo 2020, Gianmarco Tamberi torna a parlare di com’è la vita da campione olimpico. Il marchigiano ha ripercorso l’assegnazione ex aequo del gradino più alto del podio insieme al collega Mutaz Essa Barshim, con il quale ha vissuto “un’occasione di amicizia unica”. Anche se non nasconde il fatto che gli stravizi post festeggiamenti per la vittoria della medaglia d’oro nel salto in alto a Tokyo 2020 lo abbiano fatto ingrassare di qualche chilo: “Dopo cinque anni a dieta mi sono rilassato”, ammette l’atleta a Repubblica.

Il rapporto di Tamberi con il qatariano Barshim

Il 1° agosto scorso allo Stadio Olimpico di Tokyo Tamberi e Barshim rinunciarono allo spareggio della finale, chiusa sul 2,39 con tre errori ciascuno. A quel punto bisognava saltare a oltranza, assegnando il primo posto a chi avrebbe compiuto l’altezza maggiore. Tuttavia una “trattativa” cambiò il corso e di ori ce ne furono due. Secondo Tamberi, quei momenti concitati sono stati “un’eccezione”. “È stato Barshim a chiedere al giudice ‘possiamo vincere tutti e due?’. Poi mi ha guardato, come a dire: ‘Ci stai?’. Non c’è stato nemmeno bisogno della mia risposta: chi ero io per rifiutare un oro all’Italia, domanda Tamberi, che aggiunge: “Avessi detto no e l’avessi perso mi avrebbero sommerso di critiche: presuntuoso, superbo, egoista. È stata un’occasione unica di amicizia”.

“L’assegnazione a pari merito? Ingiusta”

Tamberi si era infortunato il 15 luglio del 2016, a tre settimane dalle Olimpiadi di Rio mentre Barshim nel luglio 2018. Quell’infortunio è stata la base comune che ha mosso i due atleti e amici alla scelta di optare per un oro condiviso. Tamberi comunque ha sottolineato che l’esito di una gara “dovrebbe deciderla il regolamento, senza possibilità di accordo”. Secondo l’azzurro “a noi va il compito di saltare, e basta. Tokyo è stato un fatto eccezionale, ma ha fatto comodo a tutti, perché altrimenti la finale dei 100 metri sarebbe stata ritardata e alla programmazione televisiva non andava bene. Chi garantiva che io e Barshim non avremmo continuato a fare pari misure per ancora un’altra ora? E chi dice, invece, che magari il mio oro non abbia motivato Jacobs?, si chiede l’atleta olimpico.

Il dopo Tokyo di Tamberi

Fino al prossimo autunno Tamberi gareggerà, sempre allenato dal padre, per poi concedersi una vacanza con la compagna e tornare in pedana in occasione dei Mondiali in Oregon del prossimo anno. Questi impegni arrivano dopo settimane di tranquillità, che per Tamberi sono state anche una possibilità di godersi la fama ottenuta. Come la passerella al Festival del Cinema di Venezia. Dopo due gare post-olimpiche che lo stesso Tamberi ha descritto come “andate malino”, il campione iridato competerà per il titolo della Wanda Diamond League a Zurigo dove sarà spinto dal pubblico. “Sono contento del ritorno delle persone, il silenzio non fa per me”, spiega, “in Polonia a Chorzow ho risentito voci e calore”. Nella gara in Svizzera, inoltre, non sarà inoltre prevista l’assegnazione a pari merito delle medaglie come avvenuto in Giappone. “Meglio così”, afferma il saltatore.


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