Opzione donna non sarà legata ai figli: il governo si prepara a fare un passo indietro

Questo dietrofront potrebbe essere stato dettato dai rischi di incostituzionalità sollevati da giuristi esperti in materia

Opzione donna
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newsby Alessandro Bolzani26 Novembre 2022


Sono numerosi gli aspetti della Legge di Bilancio che negli ultimi giorni hanno fatto discutere il mondo della politica. Uno dei più controversi è senz’altro la scelta di legare Opzione donna al numero dei figli, permettendo alle madri di andare in pensione prima (a 58 anni per chi ha due o più figli e a 59 anni per chi ne ha uno) rispetto alle donne senza figli (per le quali è previsto l’accesso a Opzione donna una volta compiuti i 60 anni). Vari esponenti dell’opposizione hanno criticato la scelta, definendola discriminatoria e vicina a una visione patriarcale della società.

Opzione donna, il dietrofront del governo

Nelle ultime ore sembra che il governo abbia deciso di fare dietrofront su questa decisione e ritornare alla “versione classica” di Opzione donna, che verrebbe prorogata per un altro anno. Questo passo indietro potrebbe essere stato dettato dai rischi di incostituzionalità sollevati da giuristi esperti in materia. Inoltre, è emerso che la modifica, nata per ottenere dei risparmi restringendo la platea, non avrebbe portato a dei grossi benefici. Anche nella versione originaria, infatti, Opzione donna vale un centinaio di milioni di euro, cifra non esorbitante considerando i volumi complessivi della manovra.

Le critiche dell’opposizione

Dei risparmi contenuti non giustificavano i rischi legati alla natura della modifica di Opzione donna che, secondo quanto rilevato da alcuni costituzionalisti, avrebbero rischiato di violare il principio di uguaglianza. Il Pd, che già negli scorsi giorni aveva parlato di una norma “discriminatoria”, ha accolto con favore il passo indietro del governo. Il M5S ha parlato di una misura dal “deciso sapore di Ventennio che si è infranta di fronte alla Costituzione” e ha promesso battaglia in parlamento nel caso in cui l’esecutivo dovesse cambiare ancora idea.

L’opposizione ha anche criticato aspramente la manovra per il modo in cui sono state specificate le coperture. Nelle tabelle del Documento Programmatico di Bilancio (Dpb), oltre a pensioni, Reddito di cittadinanza e superbonus, figurano circa 15-16 miliardi di risorse tra entrate e tagli di spesa denominate “altre” coperture, senza dettagli. Non compaiono nemmeno gli extraprofitti, che dovrebbero fruttare circa sei miliardi.


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