Transnistria, viaggio nello Stato-non-Stato dove tutto è “Sheriff”

L’autoproclamata repubblica indipendente della Transnistria non è riconosciuta dall’Onu, ma ha legami commerciali anche con l’Italia

Una foto della Transnistria
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newsby Alessandro Boldrini26 Aprile 2022


C’è un puntino sull’atlante geografico dove la realtà sembra uscita da un set cinematografico. È la Transnistria, che nel 1990 si è autoproclamata repubblica indipendente dalla Moldavia, nonostante non sia riconosciuta ufficialmente dalle Nazione Unite.

Da un punto di vista etimologico, il nome di questo Stato-non-Stato significa “oltre il Dnestr”, ossia il fiume Nistro, sulla cui sponda orientale si colloca la regione. Nonostante sia governato da un’amministrazione indipendente, il territorio della Transnistria è considerato “de iure” parte della Moldavia.

La storia della Transnistria

Ai tempi dell’Urss faceva invece parte della Repubblica sovietica moldava, salvo poi dichiarare unilateralmente la propria indipendenza il 2 settembre 1990. Con tanto di capitale, Tiraspol, moneta, polizia e forze armate. Gli ultimi censimenti stimano la presenza di una popolazione di poco superiore al mezzo milione di abitanti, perlopiù moldavi, russi e ucraini.

Un ponte in Transnistria
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Da un punto di vista politico, la regione separatista moldava è una repubblica semipresidenziale, guidata dal 2016 da Vadim Krasnosel’skij. A capo del governo c’è invece il primo ministro Aleksandr Martynov, che ha fatto dell’economia il punto cardine della sua agenda, prendendo a modello la Russia.

Uno degli aspetti più curiosi di questo Paese non riconosciuto è il suo viscerale legame con tutto ciò che è “Sheriff”. Perché in Transnistria praticamente tutto si chiama così: dalla squadra di calcio alla principale catena di supermercati di Tiraspol; passando per hotel, compagnie telefoniche, televisioni e aziende.

Per vederlo basta – come ricorda Ultimouomo – scrivere “Sheriff” una volta posizionati su Tiraspol su Google Maps. I pallini rossi con i risultati sono numerosissimi e sembrano quasi inglobare l’intera città. Anche se, al momento, l’attrazione più grande resta una: il calcio.

Perché lo Sheriff Tiraspol, che ha vinto 19 degli ultimi 21 campionati moldavi, nei mesi scorsi è diventato di fatto il biglietto da visita della Transnistria nel mondo. Lo ha ricordato anche il premier Martynov dopo la clamorosa vittoria per 2-1 contro il Real Madrid al Bernabéu.

Eppure, questo Paese fantasma è molto di più. E ha (o perlomeno li ha avuti) legami commerciali anche con l’Italia. Un’inchiesta del Fatto Quotidiano ha infatti rivelato che molte griffe dell’alta moda nostrana hanno prodotto per anni giacche e piumini in Transnistria.

Un pullman in Transnistria
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Qui sarebbe stata dunque delocalizzata la produzione di importanti case di moda, a fronte di un netto abbattimento dei costi di produzione: da 40 euro in Italia a circa 17 nella regione moldava. Dove però aleggiano sospetti anche su attività illecite in campo finanziario, in particolare riciclaggio di denaro sporco, da parte delle associazione criminali. A favorirle sarebbe proprio lo status-non-status di questa piccola Sheriff-landia.


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