Russia: i brand italiani scaricano Putin, ma non tutti | quali restano e perché

La Russia è sempre più isolata, anche sul piano economico. Non tutti i colossi hanno però sospeso le attività, complici i danni al fatturato: ecco chi sono

Russia aziende italiane scaricano Putin
Foto Pixabay | DimitroSevastopol
newsby Alessandro Boldrini10 Marzo 2022


Dall’inizio della guerra in Ucraina a oggi, mercoledì 10 marzo, oltre 330 aziende di tutto il mondo hanno abbandonato la Russia. C’è chi lo ha fatto come conseguenza alle sanzioni occidentali e chi sulla spinta dell’opinione pubblica che condanna l’invasione ordinata da Vladimir Putin.

Ma c’è anche chi resta. O, per meglio dire, è “costretto” a restare nel regno dello zar, perché un addio causerebbe salatissime perdite e gravi danni al fatturato. La Yale School of Management ne tiene traccia con un elenco aggiornato ogni ora dal professore Jeffrey Sonnenfeld e dal suo team di ricerca. La lista tiene infatti conto di tutte le multinazionali che, ogni giorno, annunciano una sospensione – totale o parziale – delle attività su suolo russo. Tra queste troviamo anche importanti marchi italiani, mentre altri ancora non hanno manifestato l’intenzione di “esodare”. Vediamo di chi si tratta.

Russia: Eni e Stellantis salutano lo zar, Ferragamo e Pirelli restano

Fra coloro che hanno lasciato il mercato russo troviamo il colosso automobilistico Stellantis, nato dalla fusione della francese Groupe PSA e dall’italo-statunitense Fiat Chrysler Automobiles. La holding con sede in Olanda si è inoltre impegnata a stanziare un milione di euro per gli aiuti umanitari ai rifugiati ucraini tramite la sua fondazione.

Salvatore Ferragamo Russia
Una boutique Ferragamo in Spagna (Foto Wikimedia Commons | Zarateman)

Ha abbandonato la Russia anche l’Eni, che nei giorni scorsi ha sospeso i contratti di acquisto del petrolio con Mosca. La società del cane a sei zampe ha poi assicurato in una nota che “intende procedere alla cessione della propria quota nella partecipazione congiunta e paritaria con Gazprom nel gasdotto Blue Stream. Quest’ultimo collega la Russia con la Turchia.

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Sospese anche le attività della multinazionale della moda Prada. Da qualche giorno a Mosca e San Pietroburgo sulle vetrine di una decina di boutique che vendevano prodotti del marchio italiano campeggiano infatti i cartelli “temporaneamente chiuso”. Analoga la scelta di Bottega Veneta e di molti altri brand internazionali.

Ma non la griffe d’alta moda Salvatore Ferragamo, almeno secondo l’elenco delle aziende ancora attive delle Yale School of Manegement, che stima un’esposizione di circa l’1%. Contattata direttamente da Newsby, l’azienda ha però voluto precisare come “Salvatore Ferragamo non operi direttamente in Russia” e che “nel Paese le sue attività sono gestite da un distributore locale.

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Resta invece operativa Pirelli, azienda leader nella produzione di pneumatici che conta circa 17mila punti vendita in 160 Paesi. E che in Russia detiene circa il 10% della sua produzione manifatturiera, come ad esempio le gomme per climi estremi prodotte nello stabilimento di Voronezh ed esportate anche al di fuori del Paese, dove peraltro aleggia lo spettro di una nazionalizzazione.

Stando a quanto riporta il quotidiano La Stampa, inoltre, Pirelli sarebbe pronto a cambiare il suo socio russo. Si tratterebbe della Niir, la quale prenderebbe il posto del conglomerato statale della Difesa Rostec, guidato da Sergey Chemezov, storico amico di Putin. E per questo finito nel mirino delle sanzioni di Stati Uniti e Unione europea.

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Il 4 marzo Pirelli ha infine annunciato di aver “deciso di donare 500mila euro per aiutare i rifugiati ucraini colpiti dalla guerra. La società metterà inoltre a disposizione dei dipendenti un conto corrente destinato a raccogliere anche le loro donazioni. Pirelli condanna fermamente quanto sta accadendo ed è vicina alle persone che stanno soffrendo”. Raggiunta dalla redazione in merito alla decisione di rimanere in Russia, la società non ha al momento rilasciato alcuna dichiarazione.

Pirelli Russia
Foto Unsplash | Milan Csizmadia

Da ultimo vi è il caso di UniCredit, colosso bancario internazionale con sede a Milano. Che però opera anche a Mosca con la UniCredit Bank Russia. Come riportano le testate specializzate, comunque, la banca ha rassicurato gli azionisti sul fatto che la guerra in Ucraina e le sanzioni contro il Cremlino non avranno ripercussioni sulla sua attività; tanto da confermare il dividendo proposto per il 2021 di 1,2 miliardi e il riacquisto di azioni fino a 2,58 miliardi.

In una nota dell’8 marzo, UniCredit ha infine ricordato che “è presente in Russia dal 2005 e ha già saputo in passato adattarsi e operare nel pieno rispetto di contesti sanzionatori. UniCredit Bank Russia ha una posizione creditoria autofinanziata di 7,8 miliardi di euro a fine 2021, Rwa (attività ponderate per il rischio, ndr) di 9,4 miliardi di euro e un patrimonio netto di 2,5 miliardi di euro. Al netto delle coperture sui cambi, la nostra esposizione diretta a UniCredit Bank Russia si riduce a circa 1,9 miliardi di euro.


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