Klimt, l’opera perduta ricostruita grazie all’intelligenza artificiale

Google ricolora la ‘Filosofia’ dei Quadri delle facoltà di Klimt, ma alcuni critici storcono il naso per la scelta dei colori: sono fedeli all’originale?

Klimt, l’opera perduta ricostruita grazie all’intelligenza artificiale
Un dettaglio della 'Filosofia' (1899-1907), uno dei Quadri delle facoltà di Gustav Klimt. Fonte: Wikimedia Commons
newsby Alessandro Boldrini3 Gennaio 2022


Google Arts & Culture grazie all’intelligenza artificiale è riuscita a ricostruire una versione colorata della ‘Filosofia’, uno dei Quadri delle facoltà dipinti dall’austriaco Gustav Klimt agli inizi del ‘900. L’opera, che insieme a ‘Medicina’ e ‘Giurisprudenza’ compone il trittico realizzato dall’artista per l’Università di Vienna, è andata distrutta a causa di un incendio nel 1945, alla fine della Seconda guerra mondiale.

La prima riproduzione colorata della ‘Filosofia’

Da allora gli appassionati hanno potuto ammirare soltanto delle fotografie della ‘Filosofia’, ovviamente in bianco e nero. Google, tramite il machine learning, ha quindi deciso di realizzarne una versione interamente a colori per la sua mostra online ‘Klimt vs Klimt’. Ma questa riproduzione è fedele all’originale? Assomiglia, soprattutto nella scelta dei colori, a un’opera di Klimt?

Sono queste le domande che molti esperti e critici d’arte si sono posti da quando Google ha reso nota la nuova versione del quadro (clicca qui per vederlo). Come riporta il Washington Post, infatti, diversi dubbi sorgono da un paragone con altre opere più celebri del pittore austriaco. Come ad esempio ‘Il bacio’ (1907-1908) o il ‘Ritratto di Adele Bloch Bauer I’ (1907).

I dubbi degli esperti sulla scelta dei colori

Ad aiutare Google nel processo di (ri)colorazione è stato Franz Smola, curatore del Belvedere Museum di Vienna, la galleria con la più grande collezione di opere di Klimt al mondo. Eppure, Jane Kallir, direttrice della Galerie St. Etienne di New York, che ha curato le prime mostre del pittore austriaco negli Stati Uniti, ha messo in dubbio che quelle opere fossero davvero così in origine.

Sembrano dei cartoni animati, non dei dipinti di Klimt – ha detto al Post –. È come quelle persone che cercano di clonare il loro cane. Puoi farlo, ma il risultato non è mai lo stesso cane”. Secondo Smola, invece, i Quadri delle facoltà sono le prime vere opere in cui Klimt ha potuto dare sfogo al suo genio creativo e per questo sembrano diverse dagli altri suoi lavori.

Un algoritmo rischia di “riscrivere” l’arte di Klimt?

Per “colorare” i tre dipinti allegorici della filosofia, della medicina e della giurisprudenza, come detto, Google si è servita dell’intelligenza artificiale. E, nello specifico, di un algoritmo programmato da un ricercatore, Emil Wallner, basato su 100mila campioni di colore utilizzati da Klimt. Ciò, però, non è bastato a dissipare i dubbi di molti osservatori.

Per questo in molti si chiedono: le riproduzioni che possiamo osservare oggi sono davvero fedeli agli originali? Oppure rischiano di “riscrivere” involontariamente la storia di uno degli artisti più celebri di tutti i tempi? E soprattutto, dopo il tentativo (fallito) con le criptovalute, il mondo dell’arte è pronto a convivere con l’intelligenza artificiale?


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