Siccità in Italia: perché non piove da così tanto tempo? Cosa si può fare?

Il problema investe soprattutto le regioni settentrionali, ma si sta estendendo in tutto il Paese. La quantità d’acqua è la stessa ma le precipitazioni sono concentrate

La siccità in Italia
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newsby Lorenzo Grossi26 Marzo 2022


Era da decenni che la siccità invernale non colpiva così tanto l’Italia. Dipende dai cambiamenti climatici? Massimo Gargano, direttore generale dell’Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi), prova a dare una risposta. “Bisogna chiamare in causa la tropicalizzazione del clima. È vero che nevica molto meno, ma in Italia cade la stessa quantità di acqua di 30 anni fa: circa 300-350 miliardi di metri cubi all’anno. Ma con la tropicalizzazione del clima le precipitazioni sono concentrate in brevi periodi e provocano gravi danni, in mezzo a lunghi periodi siccitosi. Episodi estremi che avvenivano ogni 20-30 anni, se non di più, ora capitano ogni 3-5 anni”.

Nell’intervista al Corriere della Sera, Gargano parla di falde acquifere “in grave sofferenza. Nei pressi delle foci in mare, la risalita dell’acqua salata (cuneo salino) è già arrivata a 12-15 chilometri all’interno, compromettendo per decenni la falda. Inoltre con il riscaldamento globale si sciolgono i ghiacciai e ci sarà meno acqua in estate e anche per gli impianti idroelettrici”.

Siccità in Italia, qual è la situazione di fiumi e laghi?


Sull’Italia del Nord, tra settembre e marzo, le piogge sono calate di una cifra compresa tra il 50% e il 90%. Con un deficit tra i 200 e 400 millimetri. In Piemonte non piove da circa 110 giorni.

Inoltre, “sul bacino del Po nell’ultimo mese il deficit di pioggia è del 92%. Il fiume registra la magra invernale più grave degli ultimi 30 anni, con una portata in Piemonte inferiore alla metà del minimo registrato nel 2017. In Lombardia le portate di Adda e Ticino sono al 25% della media e le riserve nivali sono inferiori del 13% sul minimo storico dal 2006. In Veneto il livello dell’Adige è 35 centimetri più basso rispetto al 2017, i volumi d’acqua nei bacini di Brenta, Livenza e Tagliamento sono inferiori al minimo storico”. Non solo. “Il lago Maggiore è di pochi centimetri sopra lo zero idrometrico, quello di Garda si prepara a scendere sotto, Lario e Iseo sono rispettivamente al 5,9% e 7,1% del riempimento”.

Cosa si può fare nel breve e sul lungo periodo?

Il problema della siccità non riguarda solo le regioni il settentrione d’Italia. “In Umbria e in Abruzzo nel bacino del Fucino si registra -70% nelle piogge invernali. Nel Lazio il livello del lago di Bracciano è inferiore di 26 centimetri rispetto all’anno scorso. Il Tevere è in linea con gli inverni più siccitosi. A Roma e nelle altre province laziali da inizio anno le piogge sono state il 90% in meno rispetto al 2021. Nelle regioni meridionali, invece, in una settimana le disponibilità idriche sono cresciute di 4 milioni di metri cubi in Basilicata e di 12 in Puglia. In Sicilia, nonostante un inverno secco, i bacini trattengono volumi superiori alla media grazie però solo alle disastrose piogge dello scorso autunno”.

Ma quale sarebbe la soluzione? “Dobbiamo uscire dalla cultura dell’emergenza per entrare in quella della manutenzione e della prevenzione. Dobbiamo risparmiare più acqua che possiamo, anche perché, come ha deciso il governo con 200 mila ettari nuovi da coltivare per evitare la carenza di cereali dovuta alla guerra, si pone da subito un problema di irrigazione. In parallelo dobbiamo creare una rete di piccoli bacini idrici, veri e propri laghetti, per raccogliere il 50% dell’acqua piovana, mentre oggi a causa della cementificazione e del consumo di suolo pari a 16 ettari al giorno, ne raccogliamo solo l’11%. I terreni non assorbono più acqua che finisce rapidamente in mare: uno spreco enorme. Per produrre di più abbiamo bisogno di più acqua e per averne di più dobbiamo conservarla negli invasi, anche piccoli. Ma bisogna accelerare, perché non c’è più tempo”.


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