Pirellone, 20 anni fa l’incidente aereo che fece temere un nuovo 11 settembre

Il 18 aprile 2002 un aereo da turismo si schiantò sul Grattacielo Pirelli: morirono due dipendenti, oltre al pilota

Lo schianto aereo sul Pirellone
Foto | TgLa7
newsby Lorenzo Grossi17 Aprile 2022


Milano, 18 aprile 2002, ore 17.50. Un piccolo aereo da turismo colpisce il Grattacielo Pirelli (conosciuto anche come Pirellone) all’altezza del 26° piano. Danni gravissimi rendono l’intero edifico inagibile. Nello schianto muoiono tre persone. Oltre al pilota, due dipendenti dell’ufficio legislativo della Giunta: Annamaria Rapetti e Alessandra Santonocito. Una ferita che non si rimargina e che ogni anno viene commemorata con una sentita cerimonia. Il piano dove lavoravano le due dipendenti rimaste uccise, dopo il restauro del Palazzo, è diventato il Piano della Memoria. Uno spazio aperto e fruibile dedicato al raccoglimento e alla riflessione.

La dinamica dello schianto aereo sul Pirellone

Lo svizzero Luigi Fasulo, pilota originario della Campania nato nel 1935, era decollato dall’aeroporto di Locarno con il monomotore Rockwell Commander 112TC alle 17.15. Il piano volo prevedeva l’atterraggio a Linate per fare carburante e poi il rientro in Svizzera con atterraggio a Lugano alle 18.15. Per una ventina di minuti le comunicazioni con le torri di controllo dimostrano che il volo procede regolarmente. Verso le 17.30, alle porte di Linate iniziano i problemi.

Le comunicazioni sono confuse e, nelle risposte che offre ai controllori di Linate, Fasulo palesa la sua inesperienza a planare in un aeroporto come quello di Milano con procedure complesse e articolate. Il pilota sbaglia di fatto pista d’atterraggio e i controllori lo richiamano all’ordine fino a quando comunica di non riuscire ad aprire il carrello. A quel punto Fasulo entra probabilmente nel panico: mette il pilota automatico e cerca di risolvere l’avaria.

L’aereo esce dai radar, poi viene visto dalla torre di controllo mentre sembra imboccare la giusta direzione per l’anello indicato per l’atterraggio ma il velivolo passa oltre, facendo rotto verso la Stazione Centrale e il Pirellone, col pilota ormai confuso e forse abbagliato dal sole. Prima di perdere quota, il carrello del Commander viene prima estratto e poi retratto forse nell’intenzione di tornare indietro senza atterrare. Poi di fronte al grattacielo Pirelli un ultimo tentativo di virata. Quindi, lo schianto aereo alle 17.45 contro il Pirellone.

L’inchiesta sull’incidente: non fu un attentato

La tragedia del Pirellone si verificò otto mesi dopo quella delle Torri Gemelle e quindi si pensò subito a un attentato terroristico. Scartata questa ipotesi iniziale, così come quella del suicidio, le indagini, le relazioni tecniche e le testimonianze decretarono che l’incidente fu causato dall’inabilità del pilota a gestire un atterraggio complesso in presenza di difficoltà tecniche. L’Assemblea regionale per i tre anni successivi si riunì in una tensostruttura realizzata ad hoc su un’area in Via Melchiorre Gioia. Fu allora che nacque l’idea di accorpare tutti gli uffici della Giunta in un unico edifico (l’attuale Palazzo Lombardia) e di dedicare Palazzo Pirelli, opportunamente restaurato e ammodernato nelle sue dotazioni tecnologiche, a sede esclusiva del Consiglio regionale e dei gruppi consiliari.


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