Mafia, arrestato Matteo Messina Denaro: chi sono gli altri superlatitanti

Tra i ricercati di massima pericolosità restano quelli di altre quattro persone: un boss siciliano, uno di camorra, un bandito sardo e un 'ndranghetista

Superlatitanti
Immagine | Ministero degli Interni
newsby Alessandro Boldrini16 Gennaio 2023


A distanza di trent’anni e un giorno dall’arresto di Toto Riina, oggi, lunedì 16 gennaio 2023, è avvenuto quello del boss mafioso Matteo Messina Denaro.
Messina Denaro si trovava all’interno della clinica privata Maddalena di Palermo dove si era presentato con il nome di Andrea Bonafede. Il boss si trovava nella struttura “per sottoporsi a terapie“, come spiegato dal comandante del Ros dei carabinieri, Pasquale Angelosanto, che ha coordinato le operazioni dalla caserma intitolata al generale Carlo Alberto dalla Chiesa, sede della Legione carabinieri Sicilia.

Matteo Messina Denaro, la storia del superlatitante

Nato a Castelvetrano, in provincia di Trapani, nel 1962, in quello che per tutti questi anni è stato il suo feudo, Matteo Messina Denaro è figlio di Francesco Messina Denaro (boss del luogo legato ai Corleonesi). Una delle prime denunce nei confronti di Messina Denaro arrivò nel 1989 perché ritenuto coinvolto nella sanguinosa faida tra i clan Accardo e Ingoglia di Partanna. Da quel momento l’ascesa in Cosa nostra. L’omicidio di Nicola Consales nel 1991 perché “colpevole” di aver rimproverato una sua impiegata austriaca, amante dello stesso latitante, è solo uno dei primi.

Nel 1992, anno delle stragi nelle quali persero la vita Giovanni Falcone (sua moglie e la scorta, il 23 maggio a Capaci) e Paolo Borsellino (e la sua scorta, a Palermo, il 19 luglio), Messina Denaro venne inviato a Roma per degli appostamenti nei confronti del presentatore televisivo Maurizio Costanzo e per uccidere lo stesso Giovanni Falcone (morto appunto qualche tempo dopo) e il ministro Claudio Martelli.

Dopo l’arresto di Riina, Messina Denaro, insieme con i boss Leoluca Bagarella, cognato di Riina, Giovanni Brusca e con i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, fu tra quelli che volle dare continuità alla politica stragista di Cosa nostra. Fu proprio Messina Denaro, infatti, a fornire supporto logistico al gruppo di fuoco palermitano che compì gli attentati dinamitardi a Firenze, Milano e Roma, che provocarono in tutto 10 morti e 106 feriti, oltre a danni al patrimonio artistico.

L’elenco dei superlatitanti italiani

Depennato il suo nome, nell’elenco dei latitanti di massima pericolosità restano quelli di altre quattro persone. Si tratta di un boss siciliano, uno di camorra, un bandito sardo e un ‘ndranghetista.

Il boss siciliano Giovanni Motisi

Il boss siciliano ancora in latitanza è Giovanni Motisi, alias ‘u pacchiuni’, reggente del mandamento Pagliarelli per Cosa nostra palermitana. Lo Stato lo insegue dal 1998 per omicidio, dal 2001 per associazione mafiosa e dal 2002 per strage e altri reati. Il mandato per l’arresto a fini estradizionali è stato diramato il 10 dicembre 1999; Motisi deve scontare la pena dell’ergastolo.

Renato Cinquegranella

Passando alla camorra, escluso il broker Imperiale, tra i superlatitanti resta solo Renato Cinquegranella. Classe 1949, è ricercato dal 6 ottobre 2002 per una serie di reati, fra cui associazione mafiosa, concorso in omicidio, detenzione e porto illegale di armi ed estorsione. Dal 7 dicembre 2018 è ricercato anche all’estero. Secondo gli inquirenti, Cinquegranella sarebbe stato legato alla Nuova Famiglia nella guerra contro la Nco (Nuova camorra organizzata) di Raffaele Cutolo.

Attilio Cubeddu

Tra i ricercati più pericolosi troviamo l’ultimo esponente del banditismo sardo: Attilio Cubeddu, classe 1947, ex esponente dell’Anonima sequestri. Le forze dell’ordine lo inseguono dal 1997 per non aver fatto rientro, al termine di un permesso, nel carcere nuorese di Badu ‘e Carros. Era in cella per sequestro di persona, omicidio e lesioni gravissime; ed è ricercato in campo internazionale dal 18 marzo 1998.

L’ndranghetista Pasquale Bonavota

Infine, Pasquale Bonavota (‘ndrangheta), nato il 10 gennaio 1974 a Vibo Valentia, ricercato dal 2018 per “associazione di tipo mafioso” e “omicidio aggravato in concorso“.


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