Migranti, la Geo Barents in viaggio verso Ancona col mare in tempesta

Come stabilito dalle autorità italiane, le 73 persone presenti a bordo della nave potranno sbarcare solo una volta raggiunto il porto di Ancona

newsby Redazione11 Gennaio 2023



La Geo Barents, con a bordo 73 migranti, è in viaggio verso Ancona in condizioni molto difficili a causa del mare in tempesta. Nella serata di ieri, martedì 11 gennaio, Medici Senza Frontiere ha informato sui suoi profili social che l’arrivo nelle Marche sarebbe stato posticipato di un giorno proprio per le condizioni metereologiche difficili. Inoltre ha pubblicato un breve video nel quale si vedono i cavalloni allagare il ponte inferiore della nave. “Tutti a bordo mostrano sintomi di mal di mare e vengono curati. I sopravvissuti sono stati evacuati sul ponte superiore. Viaggiamo comunque in piena sicurezza“, ha informato l’ong.

Geo Barents, lo sfogo di Medici Senza Frontiere

Come stabilito dalle autorità italiane, i 73 migranti presenti a bordo della Geo Barents potranno sbarcare solo una volta raggiunto il porto di Ancona. Questa scelta è stata contestata da Medici Senza Frontiere, soprattutto per la distanza del capoluogo delle Marche rispetto alla posizione iniziale della nave e per le condizioni metereologiche tutt’altro che favorevoli. “Tre giorni e mezzo di viaggio, in condizioni meteo avverse e in peggioramento. Ci sarebbero porti sicuri più vicini, già assegnati in passato, nei quali potremmo sbarcare nel pieno rispetto delle leggi internazionali e del mare“, ha denunciato la Ong su Facebook. “Allontanare le navi di soccorso dalla rotta migratoria più letale al mondo significa impedire di salvare altre persone in difficoltà, fuggite dagli orrori della Libia e dei suoi centri di detenzione. NON È ACCETTABILE“, ha aggiunto.

Migranti, l’appello al governo italiano di Msf

Sempre su Facebook, Medici Senza Frontiere ha rivolto un appello al governo italiano per richiedere un porto più vicino dove far scendere i migranti a bordo della Geo Barents. “Le persone che abbiamo a bordo con noi fuggono dalla Libia, dagli orrori dei centri di detenzione. C’è un ragazzo a bordo che ci ha fatto vedere le bruciature recenti, segni di violenze e torture su una gamba. C’è un’altra persona che ha un proiettile nel ginocchio, anche questa vittima di una tortura, tra l’altro recente. Allontanare le navi da soccorso vuol dire anche allontanare i testimoni delle violazioni dei diritti umani. Chiediamo al governo italiano, nel rispetto delle leggi del mare e del diritto internazionale, di assegnarci un porto più vicino“.


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