Marmolada: 15 giorni dopo la tragedia, è boom di disdette

Il dramma che è costato la vita a 11 persone non faciliterà il turismo del territorio: albergatori preoccupati dopo avere già vissuto tre anni complicati

Ghiacciaio della Marmolada
Foto | Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico
newsby Lorenzo Grossi18 Luglio 2022


Domenica 3 luglio undici persone erano morte in seguito al crollo di un’enorme porzione del ghiacciaio della Marmolada. Dopo 15 giorni da quel tragico evento, al rifugio Cima Undici sono arrivati pochi appassionati di montagna. Molti meno rispetto allo scorso anno. Il rifugio si trova accanto al lago Fedaia, sul versante Nord del massiccio della Marmolada, vicino al parcheggio dove molti degli escursionisti coinvolti nell’incidente avevano lasciato l’auto. Ermanno Lorenz, che lo gestisce da decenni, dice che la paura è comprensibile, ma spera che le conseguenze dell’incidente non compromettano l’intera stagione turistica. “Anche se qui il problema non esiste perché siamo a tre chilometri di distanza, la paura c’è. Speriamo che tutto si rimetta nuovamente in moto”.

Negli ultimi giorni molti altri rifugisti, albergatori e ristoratori hanno ricevuto molte disdette. I segnali, per ora, non sono incoraggianti. Nel momento in cui l’enorme blocco del ghiacciaio si è staccato, sui sentieri della Marmolada e delle montagne vicine c’erano decine di escursionisti, alpinisti e ciclisti che hanno documentato l’incidente con i loro smartphone. La stagione turistica era iniziata da poche settimane: secondo molti albergatori, fino all’inizio di luglio i numeri erano decisamente migliori rispetto agli ultimi tre anni. Nel 2018 la distruzione di migliaia di ettari di boschi a causa della tempesta Vaia e negli ultimi due anni le misure restrittive dovute alla pandemia da Covid avevano ridotto gli arrivi, i pernottamenti e quindi gli affari. Il rischio, secondo molti albergatori, è che la tragedia possa avere conseguenze in un territorio molto vasto, anche in zone lontane dal massiccio, dove i sentieri sono aperti.

Marmolada: le decisioni del sindaco di Canazei

Le chiusure dei sentieri riguardano i punti di accesso al ghiacciaio, sul versante della Marmolada in provincia di Trento. Il sindaco di Canazei, Giovanni Bernard, ha firmato un’ordinanza che blocca il passaggio in cinque punti: dal sentiero E618-E619, dal rifugio Dolomia, dal piazzale Cima Undici, da forcella Marmolada e dalla pista da sci chiamata “Sass de Mul – Fedaia”. Oltre che per bloccare l’accesso alla parte alta della montagna al fine di garantire la sicurezza degli escursionisti, i cartelli di divieto sono stati messi per impedire il cosiddetto “turismo dell’orrore”, cioè l’arrivo di persone che visitano i luoghi dove ci sono state tragedie. “Salire è pericoloso”, ha detto il sindaco. “La montagna è chiusa e prima di ipotizzare riaperture in sicurezza dovremo avere a disposizione studi da parte di esperti. È chiaro che parliamo di una data che oggi non possiamo nemmeno pensare di mettere nel calendario”.

La comunicazione delle chiusure e la percezione di un rischio diffuso sulla Marmolada sono state il motivo delle disdette, che hanno interessato soprattutto le valli e i paesi in provincia di Belluno, dove i sentieri sono aperti e non ci sono divieti. Walter De Cassan, presidente di Federalberghi della provincia di Belluno, dice che molti colleghi hanno segnalato la cancellazione di prenotazioni e un calo generale delle richieste, secondo lui a causa di un eccessivo allarmismo da parte dei mezzi di informazione. Le preoccupazioni riguardano soprattutto la val Pettorina, che porta al passo Fedaia. “La gente pensa che sia tutto chiuso, che la funivia sia chiusa”, spiega De Cassan. “I sentieri della zona veneta, invece, sono tutti aperti e percorribili. L’unica cosa chiusa è il ghiacciaio. Si sta facendo la solita mala comunicazione. La stagione non va avanti come se nulla fosse accaduto”.


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