L’incendio della Manica, 25 anni dopo: le catastrofi mai dimenticate

Alcuni dei disastri che più hanno lasciato il segno nella memoria collettiva: dalla Manica al ponte Morandi, passando per Chernobyl e il Vajont

L'incendio della Manica, 25 anni dopo: le catastrofi mai dimenticate
Un Eurostar (Wikimedia Commons)
newsby Alessandro Boldrini18 Novembre 2021


Ci sono disastri che, più di altri, nel corso della storia hanno lasciato un segno indelebile nella memoria collettiva di tutti. Uno di questi è l’incendio scoppiato nel tunnel che attraversa il canale della Manica che oggi, giovedì 18 novembre, marca il suo 25esimo anniversario.

L’incendio della Manica, 25 anni dopo

Tutto avviene in pochi istanti, nella serata del 18 novembre del 1996, a una quindicina di chilometri da Calais. Le fiamme partono da un vagone di un treno Eurostar che trasporta un camion. A bordo di cono due bambini, che perdono la vita, mentre un uomo è gravemente ferito a un braccio, che gli verrà poi amputato.

Decine di persone sono invece intossicate e numerosi autotrasportatori, oltre agli altri passeggeri del treno, rimangono bloccati nel tunnel che attraversa la Manica. Il treno è così costretto ad arrestare la sua corsa, per consentire l’intervento dei soccorritori, che in una ventina di minuti salvano le vittime.

Su quei fatti, le autorità britanniche apriranno un’inchiesta e l’Eurotunnel ritornerà alla sua normale attività soltanto il 6 gennaio 1997. Ma oltre all’incendio della Manica di 25 anni fa, quali sono gli altri disastri che hanno segnato la nostra memoria?

 

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Le catastrofi italiane, la diga del Vajont

Per quanto riguarda la storia italiana, uno degli episodi più violenti è il disastro del Vajont del 9 ottobre 1963. Attorno alle 22:39 di quel giorno, circa 270 milioni di metri cubi di roccia scivolano nel bacino artificiale della diga del Vajont e generano un’onda di piena alta oltre 250 metri.

L’onda d’urto dell’acqua è così forte da distruggere tutti gli abitati lungo le sponde del lago nel comune di Erto e Casso. L’acqua si riversa poi nella valle del Piave e rade quasi completamente al suolo il paese di Longarone e i comuni limitrofi. In totale, il bilancio è di 2.018 morti.

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La valle del Vajont (Wikimedia Commons)

Il disastro aereo di Linate del 2001

Con un balzo temporale di 38 anni, arriviamo all’8 ottobre del 2001, a meno di un mese dall’attacco alle Torri Gemelle. Alle 8:10, all’aeroporto milanese di Linate, un Cessna Citation CJ2 privato entra per errore nella pista di decollo principale dello scalo ed è investito da un McDonnell Douglas MD-87 della Scandinavian Airlines in partenza.

L’impatto provoca la morte dei passeggeri del Cessna e danneggia l’MD-87 impedendogli il decollo. Complice la nebbia e il non tempestivo intervento dei soccorsi, si sviluppa poi un incendio che non lascia scampo agli occupanti dei due velivoli. Il bilancio finale è di 118 vittime.

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Il monumento per le vittime del disastro aereo di Linate (Wikimedia Commons)

Il crollo del ponte Morandi di Genova

Infine, in tempi più recenti, troviamo il crollo del ponte Morandi di Genova. Alle 11:36 del 14 agosto 2018, la sezione del viadotto che sovrasta Sampierdarena collassa improvvisamente insieme al pilastro numero 9. Il bilancio è drammatico: muoiono 43 persone a bordo dei mezzi che in quel momento transitano sul ponte.

Le immagini del crollo e dei disperati tentativi di soccorso fanno il giro del mondo e, il giorno successivo, il Consiglio dei ministri dichiara lo stato di emergenza per tutto il territorio di Genova. Il 18 agosto viene inoltre istituita una giornata di lutto nazionale per le vittime e su quei fatti ne è nata un’inchiesta giudiziaria, approdata in aula nelle scorse settimane.

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Il ponte Morandi di Genova dopo il crollo (Wikimedia Commons)

All’estero: l’esplosione di Chernobyl

Tornando all’estero, non c’è soltanto l’incendio nel tunnel del canale della Manica. Uno fra i più celebri è sicuramente il disastro di Chernobyl, il più grave incidente del nucleare civile nella storia. All’origine dell’incidente, avvenuto nell’odierna Ucraina (all’epoca parte dell’Urss) all’1:23 del 26 aprile 1986, un errore in un test di sicurezza all’interno del reattore 4 della centrale.

L’esplosione del reattore porta all’evacuazione di 336mila residenti e, da allora, la municipalità di Pripyat è una città fantasma, mentre a Chernobyl vivono poco più di mille persone. Ancora oggi, però, si discute sul reale bilancio delle vittime, soprattutto indirette a causa dei tumori sviluppati per le radiazioni. Le cifre spaziano da 4mila a 60mila secondo diverse fonti.

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Lo scheletro della centrale nucleare di Chernobyl (Wikimedia Commons)

Le nubi tossiche di Bhopal, in India

Al 3 dicembre di due anni prima risale invece una delle catastrofi più grandi della storia indiana. A Bhopal, dallo stabilimento della Union Carbide India Limited, specializzata nella produzione di fitofarmaci, fuoriescono 40 tonnellate di isocianato di metile.

Le nubi tossiche causano in poco tempo la morte di 2.259 persone e ne avvelenano altre decine di migliaia. Le autorità locali hanno confermato 3.787 morti direttamente collegate all’evento, ma stime di agenzie governative arrivano a 15mila-20mila vittime.

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Bhopal (Wikimedia Commons)

Il disastro nucleare di Fukushima

Infine, dopo l’incendio della Manica, Chernobyl e Bhopal, all’11 marzo 2011 risale il secondo incidente nucleare più grave dopo Chernobyl: quello di Fukushima. Questi due sono infatti gli unici classficati come livello 7 nella scala Ines. L’esplosione è la diretta conseguenza del terremoto e del maremoto che quel giorno colpiscono le coste del Giappone.

Ma anche la centrale di Fukushima, che non è però adeguatamente protetta per questo tipo di eventi. Il ‘meltdown’ di tre reattori e la fuga di idrogeno causano quattro distinte esplosioni, contaminando un’area di 20 km. Circa 154mila residenti sono costretti a lasciare le proprie abitazioni e, nel 2021, 36mila di questi vivono ancora in condizioni di disagio.

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Un sopralluogo a Fukushima dopo il disastro nucleare (Wikimedia Commons)


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