Covid, lacrime e incubi
nel racconto del “Dottor Respiro”

Giuseppe Vallo, pneumologo del Cof Lanzo Hospital: "Nel novantenne che mi chiese di 'lasciarlo andare' ho rivisto una generazione morta sola e in silenzio"

newsby Luca Perillo16 Gennaio 2021



Ride quando prima di cominciare l’intervista si parla del suo soprannome, il “Dottor Respiro“. “Me lo porto dietro dopo quel famoso post su Facebook, mi rimarrà cucito addosso“, confessa Giuseppe Vallo, pneumologo responsabile della riabilitazione respiratoria del Cof Lanzo Hospital, diventato famoso dopo aver raccontato un’esperienza toccante capitata nel suo reparto. Un anziano di 90 anni che, con il precipitare delle condizioni di salute, a causa del Covid-19, gli chiese di “lasciarlo andare“.

Covid, un novantenne gli disse: “Lasciami morire”

Mi disse di smettere di perdere tempo con lui, che la sua vita l’aveva già vissuta, con la fierezza di tutta una generazione, quella degli anni ’30, che è stata cancellata da questo virus. La stessa fierezza – confessa con le lacrime agli occhi –, con cui anche mio padre, suo coetaneo, mi avrebbe chiesto lo stesso. Però non potevamo non cercare di salvarlo, era compliante e molto lucido“, aggiunge Vallo.

Una decisione, quella del Dottor Respiro, che si è rivelata vincente visto che l’anziano malato di Covid è sopravvissuto al virus. “Ora è ancora vivo e l’ho visto anche camminare grazie a dei video che mi sono stati mandati dalla famiglia. È stata una grande scarica di adrenalina che ci ha permesso di andare avanti“, racconta.

Il dolore e gli incubi, tra prima e seconda ondata

Purtroppo, soprattutto nel corso della prima ondata, non sono mancati però episodi dolorosi e indimenticabili, che emergono dalla testimonianza del Dottor Respiro. “Ho avuto gli incubi fino ad agosto, dove sembrava che la situazione si fosse tranquillizzata. Ora sono tornato a svegliarmi tutte le notti urlando, siamo logorati“, racconta con lo sguardo lucido.

Ripercorrendo questo anno di pandemia sono poche le immagini positive: “Il mio incubo ricorrente è una persona che mi chiese di cambiare stanza perché gli altri tre ospiti di fianco a lui erano morti. Per fortuna, però, – conclude – l’ultima parte di questo collage indimenticabile è quella del vaccino, l’ultima e l’unica speranza che ci rimane“.


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