Russia sanzionata, ma a pagarle la guerra in Ucraina è l’Unione Europea

La quantità di combustibili fossili che arrivano dall’Europa è diminuita, ma allo stesso tempo sono aumentati i prezzi

La questione del gas tra Russia ed Europa
Foto Pixabay | Alexey_Hulsov
newsby Lorenzo Grossi29 Aprile 2022


Il prodotto interno lordo della Russia è pari a quello del Texas, quindi non in grado di finanziare a lungo un’aggressione armata. Eppure, a fornirle i soldi di cui ha bisogno nella guerra all’Ucraina è la stessa Unione Europea. Nei primi due mesi del conflitto l’Ue ha versato nelle casse di Mosca 44 miliardi di euro (circa 900 milioni al giorno): quasi il doppio di quello che pagava lo scorso anno per le esportazioni russe di petrolio, gas e carbone dalle quali ancora dipende. 2,5 sono quelli versati dall’Italia in questi 66 giorni. È vero che, per effetto delle sanzioni, la quantità di combustibili fossili che arrivano in Europa è diminuita. Ma è altrettanto indubitabile il fatto che nello stesso tempo siano aumentati i prezzi.

Guerra in Ucraina, Unione Europea inguaiata con la questione del gas

Lo potremmo definire un paradosso occidentale. Il Cremlino, di fatto, ha stretto l’Ue in una trappola: i volumi sono stati ridotti, ma l’impennata dei prezzi ha fatto in modo che la quantità di denaro inviata dall’Europa in Russia aumentasse. Nel 2021, secondo i dati elaborati dal Center for Research on Energy and Clean Air di Londra, le importazioni dalla Russia sono state pari a 140 miliardi di euro, circa 12 miliardi di euro al mese. Nei due mesi di guerra in Ucraina, l’Unione Europea ne ha invece pagato a Mosca quasi il doppio.

Gazprom ha dichiarato per il 2021 utili netti per 27,6 miliardi di euro. Una significativa crescita rispetto ai due miliardi dell’anno precedente. I ricavi sono stati pari a 131,4 miliardi di euro, in aumento del 62% rispetto al 2020, risultati mai raggiunti prima nella storia del gruppo. Le esportazioni di greggio verso porti esteri sono diminuite del 30% nelle prime tre settimane di aprile. Ma, mentre i governi europei cercano di far fronte alla carenza di combustibili fossili con piani di emergenza e fonti alternative, in Russia nemmeno si accorgono che qualcosa è cambiato.

“Ue complice delle orrende delle violazioni del diritto internazionale della Russia”

Ulteriori restrizioni aumenteranno ulteriormente i prezzi e Putin, per continuare la sua guerra, potrà contare comunque su un introito costante pagato dagli stessi paesi che forniscono aiuti all’Ucraina. “Le continue importazioni di energia”, ha detto al Guardian Lauri Myllyvirta, analista capo del Crea, “sono la maggiore lacuna nelle sanzioni imposte alla Russia. Chi acquista questi combustibili fossili finisce con l’essere complice delle orrende violazioni del diritto internazionale perpetrate dall’esercito russo”.

Le principali compagnie come BP, Shell ed ExxonMobil hanno così continuato a commerciare con la Russia. La Germania da sola ha pagato negli ultimi due mesi 9 miliardi di euro a Mosca per le importazioni di gas e combustibili. E l’aggressione va avanti grazie all’aiuto, su entrambi i fronti, dell’Occidente.


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