Governo, effetto crisi: tutte le riforme che ora rischiano di saltare

La grande apprensione riguarda i fondi del Pnrr, ma i dossier che il Governo aveva aperto e rischia di non definire più sono moltissimi

Palazzo Chigi, sede del Governo
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newsby Marco Enzo Venturini21 Luglio 2022


La crisi di governo rischia di avere conseguenze pesantissime sui tanti tavoli di lavoro che l’Italia ha aperto in questi delicati mesi. Come noto, infatti, c’è da rendere conto all’Europa sui fondi messi a disposizione nel Pnrr. E se a giugno il nostro Paese ha rispettato i piani, portando a casa tutti i 45 obiettivi del primo semestre, ce ne sono altri 55 da onorare entro il 31 dicembre.

La crisi di governo e il nodo Pnrr

Chiaro che la crisi di governo avrà importanti effetti in tal senso, nonostante il fatto che Mario Draghi non smetterà immediatamente di lavorare (il Governo continuerà ad occuparsi del disbrigo degli affari correnti). Diversi dossier rischiano però di subire un importante rallentamento o addirittura di bloccarsi. Chiaro che il focus principale riguardi il Pnrr, che ha destinato all’Italia una cifra complessiva di 191 miliardi di euro. E il bello (o forse sarebbe meglio dire il difficile) stava arrivando proprio adesso.

L’esecutivo Draghi aveva infatti varato le norme generali, ma proprio in questi mesi i programmi del nostro Paese devono dare vita alle azioni vere e proprie. Una di esse riguarda la delega fiscale per la riforma del sistema tributario. È la famigerata legge sul Catasto, che dopo mesi di problemi finalmente era giunta in commissione al Senato. Ma serve che ci sia un Governo.

Le conseguenze sulle tasche dei cittadini

Il blocco del Decreto Aiuti potrebbe avere conseguenze anche sul noto Bonus 200 Euro, che in base a quanto ratificato il 17 maggio è destinato una sola volta a lavoratori, pensionati e disoccupati. Il Governo stava lavorando per estenderlo di un ulteriore mese, ma con le dimissioni non lo farebbe più. Problemi anche sul Ddl Concorrenza, arrivato in commissione alla Camera. Qui il nodo è sull’articolo 10, quello che contestano i tassisti con proteste sempre più aspre giorno dopo giorno. Ma ora potrebbe fermarsi tutto.

Altre vicende potrebbero invece farsi sentire sulle tasche di tutti i cittadini italiani. Il 2 agosto termina infatti il periodo di taglio di 30 centesimi delle accise su benzina e gasolio. Giusto un giorno prima delle dimissioni di giovedì 14 luglio, Draghi aveva preannunciato “un provvedimento corposo entro fine luglio“, che però potrebbe non vedere mai la luce. E a fianco del caro energia si colloca anche il costo delle bollette, con gli oneri di sistema che fino a settembre resteranno bloccati. Ma solo il Governo può prorogare questa misura.

I lavori a lungo termine del Governo che rischiano di saltare

Più a lungo termine altri interventi, che comunque sono nella migliore ipotesi in bilico senza la presenza di Mario Draghi al suo posto a Palazzo Chigi. Il Governo stava lavorando su riforme strutturali per sostenere il reddito dei cittadini, a partire dal taglio del cuneo fiscale sul lordo in busta paga. Tremano anche le pensioni, con Opzione Donna, Ape Sociale e Quota 102 vicine alla scadenza. Se non si riuscirà a intervenire, tornerà in vigore la Legge Fornero.

C’è poi il tema dello Ius Scholae, che la Camera aveva in programma di discutere a luglio, così come la norma per la coltivazione domestica della cannabis. Ferma in commissione al Senato, invece, la legge sul suicidio assistito che la Camera aveva approvato a marzo. Rischiano di saltare, infine, la legge sul divieto di concessione di benefici ai detenuti che non collaborano con la giustizia e quella sul doppio cognome che la Corte costituzionale ha sollecitato il Parlamento ad affrontare. Dulcis in fundo, si fa per dire, la Manovra. A settembre bisogna infatti presentare la Legge di Bilancio, con l’indicazione degli interventi futuri e dei fondi con cui sovvenzionarli. Draghi puntava a concludere i lavori quanto prima, con tanto di taglio del cuneo fiscale. Senza Governo, però, non si può.


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