Juve-Porto, la debacle in Champions e “l’inizio di un progetto più ampio”

L’eliminazione agli ottavi dei bianconeri impone delle riflessioni, che però non riguarderanno la guida tecnica. Andrea Pirlo, infatti, ripartirà dal suo ruolo di allenatore della prima squadra, come confermato a fine match

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newsby Gabriele Cavallaro10 Marzo 2021


Juve-Porto, con l’inutile vittoria per 3 a 2 dopo la sconfitta in terra lusitana dell’andata, ha certificato per i bianconeri l’ennesimo addio anticipato alla corsa verso la tanto ambita Coppa dalle “grandi orecchie”. Fine di un ciclo? Facile a dirsi, ma non per mister Andrea Pirlo. “Io in questo momento sono allenatore della Juventus, è solo l’inizio di un progetto più ampio. Questo è solo il primo anno. Ho parlato con il presidente Agnelli, non mi ha rassicurato di niente perché ero già tranquillo, da qui ripartiamo”, ha detto il tecnico a fine match in conferenza stampa. Ma è la scelta giusta?

Il nuovo inizio con Andrea Pirlo

Certamente l’arrivo di un allenatore alle primissime armi, senza gavetta e senza nessuna esperienza su una panchina professionistica, ha rappresentato per la Juventus un momento di svolta importante. Ma rischioso. E probabilmente, visti i risultati recenti, non accompagnato da un adeguato progetto tecnico.

È vero, le brucianti sconfitte contro Ajax, Lione e Porto (gli ultimi tre roboanti tonfi bianconeri in Champions League) sono arrivate con altrettanti tecnici e nel mezzo dell’incredibile cammino fatto di nove scudetti consecutivi. Ma mai le indicazioni a livello societario nella costruzione delle rose, gli incastri astrali, la fortuna o le scelte di campo hanno pagato in ambito europeo, almeno in un passato non troppo recente, che da 25 anni a questa parte fa disperare i tifosi della Vecchia Signora. Continuare con Pirlo, però, può essere un punto di partenza, a patto che il giocattolo venga plasmato davvero a suo uso e consumo.

Le possibili cause del fallimento Juve

Ma cosa non ha funzionato, in questa stagione? Troppe le implicazioni, il Covid (che però c’è anche per il Porto) ha certamente scombussolato i piani. Una caratura europea ancora da forgiare, con tanti elementi non avvezzi a certi palcoscenici, in parte. E l’assenza, in qualche modo non criticabile perché si gioca sempre in 11, di mister 31 milioni all’anno, memorabile solo nella sfida contro l’Atletico Madrid di qualche edizione fa.

È vero, Cristiano Ronaldo è stato acquistato anche, ma non solo, per cercare la svolta in Champions. E nonostante una carriera da “Goat” del calcio mondiale, la Juventus non è riuscita a metterlo nelle condizioni di fare quello per cui è stato scelto: vincere “quel” trofeo.

Errori tecnici, sopravvalutazione dell’avversario, giocatori ormai a fine ciclo, altri mai entrati nel vivo. Tutto ha contribuito a quello che può definirsi un fallimento economico e sportivo. E, chissà, ad avere una percentuale nel totale, anche la presunzione a livello dirigenziale di pensare di vincere, giocando bene.

“Vincere è l’unica cosa che conta”, recita un classico mantra juventino. Come, probabilmente, conta molto meno. Ricominciare da qui, da una rosa rinnovata, ringiovanita ma di peso a livello di personalità, potrebbe essere un nuovo inizio. Magari, salutando mister 31 milioni: dopo la pandemia, la carenza di introiti ed un triplice fallimento europeo, adesso i rispettivi futuri possono anche essere destinati a prendere strade diverse.


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