I Fridays for Future sono serviti a qualcosa?

A distanza quattro anni dalla prima protesta, Greta Thunberg ha constatato che nel parlamento svedese di parla ancora poco di cambiamento climatico

Fridays for Future
Foto Unsplash | Mika Baumeister
newsby Alessandro Bolzani22 Agosto 2022


La storia di Greta Thunberg è ormai nota a chiunque, anche per merito del documentario uscito nel 2020. Nell’agosto del 2018 la giovane attivista di Stoccolma iniziò una serie di proteste solitarie davanti al parlamento svedese, saltando la scuola ogni venerdì per chiedere al governo una maggiore attenzione nei confronti del cambiamento climatico. Con il passare del tempo, altre persone si sono unite a lei ed è nato un vero e proprio movimento di fama internazionale: quello dei Fridays for Future. Migliaia di ambientalisti, giovani e meno giovani, hanno iniziato a scendere nelle piazze dei vari Paesi per protestare contro le poche azioni intraprese per contrastare i cambiamenti climatici dovuti all’azione dell’uomo.

Fridays for Future, Thunberg: “La situazione climatica è ancora assente dal dibattito politico”

A distanza di quattro anni, è la stessa Thunberg, nel frattempo diventata il volto più riconoscibile dell’ambientalismo, a tirare le somme dei risultati ottenuti grazie a queste manifestazioni. E il bilancio, purtroppo, non è dei migliori. “Siamo ancora qua, ma la situazione climatica è ancora assente dal dibattito”, ha scritto l’attivista su Twitter, accompagnando il post con una foto che la ritrae davanti al parlamento svedese. Presto la Svezia, proprio come l’Italia, avrà a che fare con le elezioni politiche, ma nei programmi elettorali lo spazio dedicato al cambiamento climatico è misero come sempre. “Stiamo ancora correndo nella direzione sbagliata” e “stiamo spendendo cifre astronomiche nella distruzione (ambientale)”, ha aggiunto Greta sul social. Parole che sembrano destinate a cadere nel vuoto, soprattutto considerando che manca pochissimo all’appuntamento elettorale: gli svedesi si recheranno alle urne l’11 settembre.

Nuove proteste dei Fridays for Future prima del voto in Svezia

Lo scorso marzo, il governo svedese ha approvato l’apertura di una miniera nel territorio dell’Artico Svedese che la popolazione indigena Sámi usa per far pascolare le renne. Thunberg, che a febbraio aveva protestato per provare a scongiurare questo scenario, ha puntato il dito contro i politici della sua nazione, accusandoli di “razzismo e colonialismo” nei confronti degli indigeni. Nonostante la situazione tutt’altro che esaltante, Greta non sembra intenzionata ad arrendersi. Ha annunciato, infatti, che il 2 e il 9 settembre si terranno due manifestazioni dei Fridays for Future volte a mettere pressone sui politici svedesi per indurli a prendere un impegno più concreto sull’ambiente prima del voto di domenica 11.

Le polemiche degli ambientalisti sul Jova Beach Party

Anche in Italia i Fridays for Future non sembrano aver avuto chissà quale impatto sulla percezione dell’emergenza climatica. Di recente ha fatto parecchio parlare di sé l’impatto ambientale dei concerti legati al Jova Beach Party, il tour estivo di Lorenzo “Jovanotti” Cherubini. La scelta di portare la musica dal vivo sulle spiagge italiane è stata aspramente criticata dai movimenti ambientalisti, che ritengono inaccettabile l’impatto ambientale legato a eventi di questo genere. Hanno definito il Jova Beach Party un chiaro esempio di Greenwashing, ossia un’iniziativa che finge di essere amica dell’ambiente e al tempo stesso lo danneggia.

Jovanotti ha risposto a queste accuse dando degli econazisti ai critici più feroci e il WWF, partner dell’evento, ha cercato di mettere una pezza con un comunicato nel quale vengono descritte le misure di sicurezza prese per rendere minimo l’impatto ambientale del Jova Beach Party. Queste rassicurazioni non hanno convinto tutti, soprattutto perché è difficile accettare certe giustificazioni dopo aver visto le foto che mostrano la situazione nelle spiagge italiane prima e dopo il concerto di Jovanotti.

Non esistono concerti ecosostenibili in spiagge o aree naturali, anzi” hanno spiegato le associazioni Lipu Calabria, Italia Nostra, Marevivo sezione Lamezia Terme e Rifiuti Zero Lamezia Terme. Secondo queste realtà, il Jova Beach Party mette a rischio la sicurezza di due specie in via di estinzione: il Fratino, un piccolo uccello che nidifica sulle spiagge europee, e le tartarughe Caretta Caretta. Questi anni animali “per vivere e riprodursi hanno bisogno della spiaggia, non possono farne a meno”. È proprio sui lidi che “depongono le uova e lo fanno da migliaia di anni, prima ancora che Jovanotti si inventasse questa ‘grande figata’”.

Quali partiti hanno davvero a cuore l’ambiente?

Più in generale, basta dare un’occhiata ai programmi dei partiti italiani che parteciperanno alle prossime elezioni politiche per notare che il clima e l’ambiente non sono quasi mai in cima alla lista delle priorità. Certo, Silvio Berlusconi, il leader di Forza Italia, ha promesso un milione di alberi in più all’anno in caso di vittoria del centrodestra, e Giorgia Meloni ha parlato di città a impatto zero, ma in entrambi i casi manca una precisa indicazione delle risorse da stanziare per queste iniziative. Le promesse elettorali fanno parte del gioco, però senza coperture sono destinate a restare incompiute.

Il Terzo Polo, composto da Italia Viva e Azione, sembra già più interessato all’argomento e propone una forte spinta sulle rinnovabili e sull’installazione dei rigassificatori. Quest’ultimi, tuttavia, sono spesso criticati dagli ambientalisti perché si basano sul metano, uno degli elementi che più ha contribuito al surriscaldamento climatico.

Guardando a sinistra è possibile notare una maggiore attenzione all’ambiente, soprattutto nei programmi di partiti come Possibile e Verdi-Sinistra Italiana. Tuttavia, anche i movimenti politici più attenti all’esigenze ambientali dovranno fare degli sforzi notevoli per portare dei cambiamenti concreti una volta al governo e guadagnarsi la fiducia di chi lotta ogni giorno per l’ambiente, al momento ridotta ai minimi storici.


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