Jovanotti spiega: “Al Beach Party Party lavoro nero e greenwashing? Falso”

"È tutto in regola, c'era un ritardo di 12 ore nella comunicazione. E il progetto aiuta l'ambiente. Venite a verificare", afferma Jovanotti

Jovanotti:
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newsby Redazione6 Agosto 2022



Jovanotti respinge accuse e sospetti a proposito del suo Jova Beach Party, dopo il blitz del 3 agosto dell’ispettorato del lavoro. E, in un lungo video di chiarimento su Instagram, replica anche a chi punta il dito sui rischi per l’ecosistema.

Jovanotti e il “lavoro nero” al cantiere: il chiarimento

Sono uscite alcune notizie sull’ispezione nel cantiere del Jova Beach Party, mentre montavamo. Si è parlato di lavoratori non in regola. Il lavoro nero per me è una piaga enorme, una cosa molto seria – spiega Jovanotti –. Quindi mi sono preoccupato, anche se non allarmato perché io lavoro con Trident e in particolare con Maurizio Salvatori dal 1988. Da allora abbiamo fatto tournée di tutti i tipi, e contestazioni di questo tipo non ci sono mai state“.

Mi sono subito preoccupato, sapendo anche che siamo nell’occhio del ciclone. Perché il Jova Beach Party, portando eventi così grandi in province spesso piccole, mette in moto tutto un livore locale e una serie di micro-vendette politiche“, sottolinea Jovanotti accanto a Maurizio Salvadori della Trident. E parla di “killeraggio” da parte di cui ha diffuso notizie “nelle ore serali, per non darci tempo di replicare“. Proprio Salvatori parla di una comunicazione giunta in ritardo di 12 ore: “Queste società sono poi risultate in norma, così come i 17 lavoratori che risultavano in nero“.

Il messaggio agli ambientalisti: “Non devastiamo, anzi aiutiamo”

Estremamente delicate, poi, le polemiche sul fronte ambientale. A tal proposito Jovanotti aggiunge: “Il Jova Beach Party non mette in pericolo nessun ecosistema. Non devastiamo niente, anzi le spiagge noi le ripuliamo e poi le portiamo a un livello migliore rispetto a come le abbiamo trovate. Questo ce lo riconoscono tutte le amministrazioni locali“.

Jova Beach Party non è un progetto ‘greenwash’, parola che mi fa cagare, ma un lavoro fatto bene. E mi fa schifo anche chi usa la parola ‘greenwash’, che è un termine finto. È un hashtag. E gli hashtag sapete dove dovete metterveli. Se pensate che il nostro non sia un lavoro fatto bene, venite a verificare. Non sparate fuffa, venite qua e troverete tutti gli strumenti legali e amministrativi per verificare che cosa succede e come succede. Il mio pubblico è fantastico e ha un’alta coscienza rispetto all’ambiente. Se viene qui è perché sa come comportarsi. Agli econazisti, che attraggono l’attenzione, dico che qui parliamo di ecosostenibilità e realizziamo quelli che siamo in grado di realizzare“, conclude Jovanotti.


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