Pfizer: “La terza dose rafforza le difese contro Omicron nei bimbi”

È quanto emerge dai risultati di uno studio di fase 2/3 condotto su 130 bambini. La compagnia farmaceutica intende chiedere l’autorizzazione all’uso di emergenza del booster alla Fda

Il vaccino di Pfizer
newsby Alessandro Bolzani15 Aprile 2022


La somministrazione di una terza dose del vaccino anti-Covid dopo circa sei mesi dalla seconda aumenta la protezione dei bambini di età compresa tra i 5 e gli 11 anni contro la variante Omicron del coronavirus. Lo comunica Pfizer, il colosso farmaceutico statunitense, basandosi sui risultati di una sottoanalisi condotta sul siero prelevato da 30 bambini che hanno ricevuto il booster. I dati ottenuti dallo studio di fase 2/3 indicano che la somministrazione della terza dose nella fascia 5-11 anni fa aumentare di 36 volte il numero degli anticorpi neutralizzanti contro la variante Omicron. Dal trial è emerso anche che il booster incrementa di sei volte gli anticorpi neutralizzanti contro il ceppo originario di Sars-CoV-2. L’iniezione si è confermata ben tollerata, senza che siano emersi nuovi alert sulla sicurezza.

Lo studio condotto da Pfizer

Sulla base di questi dati incoraggianti, Pfizer intende presentare una richiesta di autorizzazione all’uso di emergenza del booster nei bambini alla Fda. Le aziende, inoltre, hanno intenzione di condividere i risultati ottenuti con l’Agenzia europea del farmaco (Ema) e altri enti regolatori di tutto il mondo.

Nel corso dello studio, Pfizer e BioNTech hanno somministrato una dose booster di 10 microgrammi a 140 bambini in salute di età compresa tra i 5 e gli 11 anni. La quantità inoculata agli adulti è pari a 30 microgrammi. Non è chiaro quanto sia elevata la richiesta per la terza dose nella fascia d’età presa in considerazione. Gli ultimi dati forniti dai Centri per la prevenzione e il controllo delle malattie indicano che in tutto il mondo solo il 28% dei bambini tra i 5 e gli 11 anni ha completato il ciclo vaccinale.

Secondo gli esperti, i risultati ottenuti da Pfizer sono incoraggianti, ma invitano comunque alla prudenza, vista la scala ridotta dello studio condotto dal colosso farmaceutico. Saranno necessari ulteriori dati per valutare l’impatto del booster sulla prevenzione nei confronti della malattia grave e dell’ospedalizzazione. Anche l’efficacia di questa terza dose nei confronti delle future varianti è un fattore che deve essere preso in considerazione.


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