Egitto: all’Italia conviene di più chiedere il gas o la giustizia per Giulio Regeni?

Per non aiutare la guerra di Putin, non pagandogli più le forniture energetiche, il rischio è quello di passare “dalla padella alla brace” con l’accordo con Al-Sisi

Un manifesto per Giulio Regeni
Foto | Amnesty International
newsby Lorenzo Grossi15 Aprile 2022


È meglio prediligere l’approvvigionamento energetico oppure il sentimento di giustizia per un nostro connazionale ucciso? La dicotomia è sicuramente forzata, ma questo è il dilemma che sta imperversando tra le menti dei nostri esponenti politici. È giusto prendere il gas proveniente dall’Egitto? È giusto farlo proprio mentre la magistratura italiana è costretta a registrare l’ennesimo sfregio alla giustizia inferto da un regime che continua a tutelare e nascondere i torturatori e gli assassini materiali di Giulio Regeni?

Perché passi per l’Algeria, il Qatar, l’Angola, il Congo, il Mozambico o l’Azerbaigian. Ma neppure la realpolitik più navigata può contemplare con assoluta nonchalance l’idea di sostituire il gas di Putin (con lo scopo, più che benemerito, di non finanziare la guerra russa) con quello del generale Al-Sisi. Ecco allora che il dubbio amletico si trasforma in una potentissima discussione politica. Insomma: da che parte si deve stare? Da quella della convenienza energetica o da quella della solidarietà nei confronti dei genitori di Regeni?

Gas dall’Egitto: perché no?

Il primo a protestare è stato Nicola Fratoianni. “Un giorno fanno un tweet indignato con l’Egitto per l’omicidio di Giulio Regeni e per i continui depistaggi per evitare l’arresto degli assassini, ufficiali del regime. Il giorno dopo gli stessi fanno un accordo con il medesimo regime del Cairo per avere il gas”. Il segretario di Sinistra Italiana, da più di un anno all’opposizione, chiede alla maggioranza e al governo di avere “un sussulto di dignità” e fermare “questo scempio” che arriva “dopo gli affari con le navi militari vendute ad Al-Sisi. “Almeno non ci raccontino che in questa guerra in corso e nella crisi che ne discende ci battiamo per difendere i nostri valori”.

Enrico Letta sembra cadere dal pero. L’accordo sul gas dall’Egitto appena sottoscritto dal governo Draghi, dice il segretario del Partito Democratico ai microfoni di Rai Radio Uno, “mi lascia tantissimi dubbi”. Perché “se non viene fatta giustizia per Giulio non sarà fatta giustizia anche per tante altre persone che nel mondo hanno subìto o potranno subire la stessa drammatica vicenda”. Da Italia viva ai Radicali italiani chiedono al presidente del Consiglio e all’Eni di battere altre strade per non passare “dalla padella alla brace”, per usare le parole di Laura Boldrini.

Gas dall’Egitto: perché sì?

C’è però anche il rovescio della medaglia. Succede infatti che, a causa della crisi economica e dell’instabilità politica, l’Algeria non riesce a soddisfare le richieste di aiuto avanzate da Draghi. Tanto che già all’inizio di aprile la compagnia pubblica algerina, Sonatrach, ha fatto sapere di avere disponibili nel breve periodo solo “alcuni miliardi di metri cubi addizionali”.

In questo senso, quindi, c’è solo Stefano Fassina (Liberi e Uguali) ad andare controcorrente. “Non siamo noi che facciamo un favore ad Al Sisi. È lui che fa un favore a noi. Se noi non lo compriamo, ha la fila fuori la porta. Ai fini sacrosanti di avere giustizia per Giulio Regeni è assolutamente inutile”. Per poi aggiungere: “Russia, Egitto, Arabia Saudita, finché non arriviamo all’autosufficienza energetica è davvero complicato rimanere esclusivamente sul terreno etico. Siccome Regeni è italiano l’Egitto no, ma l’Arabia Saudita sì perché Khashoggi è saudita?”.

Il centrodestra sostanzialmente non interviene nel dibattito salvo osservare, come fa il coordinatore di Forza Italia, Antonio Tajani, che c’è “il dovere di affrontare l’emergenza energetica”. Mentre la Lega per voce del capogruppo Massimiliano Romeo ricorda che il Pd è il partito che chiede anche l’embargo immediato del gas russo portando a far “fallire la nostra economia” senza “un piano per diventare pian piano indipendenti.

La consapevolezza della scelta, qualunque essa sia

Non è esattamente facilissimo dare una risposta “Sì, No” a questa controversia. Rimane però il fatto che la decisione di non rompere gli scambi commerciali e politici con quel regime che è denunciato da tutte le organizzazioni internazionali di violazione sistematica dei diritti umani non è una novità. Bisogna altresì essere consapevoli del fatto che finanziare il regime di Al-Sisi vuol dire ancora una volta aiutare Putin. Perché tra i due dittatori c’è infatti una grande intesa, politica ed economica. Dall’acquisto delle armi russe da parte del Cairo al finanziamento di Mosca per la prima centrale nucleare egiziana, fino ai vari trattati di cooperazione strategica. Motivi per i quali l’Egitto si è astenuto sulla risoluzione Onu di condanna della guerra russa all’Ucraina. Del resto, la Realpolitik non è una pratica nata l’altro ieri.


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