Ucraina, bombe su centrale nucleare: “Rischio nuova Chernobyl”. Russia riapre colloqui

Dopo l’attacco, incendio in uno dei reattori (domato dai pompieri). L'Ucraina accusa la Russia di usare il nucleare come arma. Mosca: "Zelensky in Polonia", Kiev smentisce

newsby Alessandro Bolzani4 Marzo 2022


Stanotte l’Ucraina e il mondo intero hanno tremato. I militari russi hanno bombardato la centrale nucleare a sei reattori di Zaporizhzhia, la più grande d’Europa. Colpi d’artiglieria e di mitragliatrici pesanti si sono abbattuti sull’impianto, causando l’incendio di una delle sei unità. Nelle ore successive si è tornato a parlare di nuovo round di negoziati, e il focus è tornato sul presidente Volodymyr Zelensky. Quest’ultimo, secondo la Russia, si è già spostato in Polonia. Ma Kiev nega.

I prossimi negoziati Russia-Ucraina e l’ubicazione di Zelensky

A dare aggiornamenti sui negoziati è stata la Germania. Il portavoce del governo tedesco, infatti, ha riferito che Vladimir Putin ha informato il cancelliere Olaf Scholz che il terzo round di colloqui tra Russia e Ucraina potrebbe svolgersi nel weekend. Nome riferisce l’Ansa, nella stessa telefonata Putin avrebbe detto a Scholz che un’intesa con Kiev è possibile solo “se tutte le richieste russe” saranno soddisfatte. L’agenzia Tass, invece, dà spazio alle parole del presidente della Duma russa Vyacheslav Volodin. Secondo quest’ultimo, Zelensky “ha lasciato l’Ucraina ed è andato in Polonia“. Informazione che Kiev non conferma in alcun modo.


Intanto Energodar, nella parte sud-orientale dell’Ucraina, è sotto attacco da giorni. Prima dei bombardamenti russi alla centrale nucleare di Zaporizhzhia, diversi missili erano stati lanciati, già in mattinata, da Mosca. Lo confermano le immagini, postate sui canali social, del sindaco della città.

Zaporizhzhia e il terrore della “nuova Chernobyl”

Per alcune ore il mondo ha tenuto il fiato sospeso, certo di trovarsi di fronte a una nuova Chernobyl. Mentre le fiamme divampavano, i pompieri non riuscivano ad accedere alla centrale perché tenuti “sotto tiro” da parte delle forze russe. A quel punto, gli appelli a smettere di combattere nell’area di Enerhodar, dove si trova la centrale, si sono fatti sempre più forti. La richiesta di un’interruzione delle ostilità è arrivata dal governo dell’Ucraina, dall’agenzia atomica dell’Onu (Aiea), dal presidente Usa Joe Biden e dal premier inglese Boris Johnson. Quest’ultimo ha dichiarato di voler convocare d’urgenza il Consiglio di Sicurezza dell’Onu.


Dopo due ore cariche di tensione, il portavoce della centrale ha comunicato che alla fine i pompieri sono riusciti a raggiungere l’impianto e a domare l’incendio. Un comandare militare ucraino ha poi aggiunto che la sicurezza di Zaporizhzhia “è stata ripristinata”. Anche dall’Aiea sono arrivate delle rassicurazioni importanti: “Le attrezzature essenziali non sono state compromesse dall’incendio”. Inoltre, a differenze di quanto era sembrato in un primo momento, non si sono verificate fughe radioattive.

Ucraina, Zelensky: “La Russia vuole usare il terrore nucleare come un’arma”

Zelensky ha accusato Mosca di voler usare il “terrore nucleare” come un’arma. Anche il ministro degli Esteri, Dmytro Kuleba, ha puntato il dito contro il Cremlino: “Se la centrale fosse esplosa, ci saremmo trovati di fronte a una situazione dieci volte peggiore di quella di Chernobyl”.


In un video registrato dopo l’attacco alla centrale nucleare, Zelensky si è rivolto all’Europa, dichiarando che “deve svegliarsi ora. La più grande centrale nucleare d’Europa è in fiamme. Mi rivolgo a tutti gli ucraini e a tutte gli europei, a tutte le persone che conoscono la parola Chernobyl, che sanno quante vittime e quanto dolore ha portato l’esplosione della centrale nucleare. È stata una catastrofe globale. La Russia vuole ripetere tutto questo”.

Zelensky: “Sopravvissuti a una notte che avrebbe potuto cancellare la nostra storia”


Siamo sopravvissuti a una notte che avrebbe potuto cancellare la storia dell’Ucraina e dell’Europa“, ha poi dichiarato Zelensky. “Da sola l’esplosione – continua il presidente ucraino – poteva essere come sei Chernobyl“. E poi l’appello al popolo russo: “Come è possibile? Nel 1986 abbiamo lottato insieme contro le conseguenze del disastro di Chernobyl. Come si può dimenticare? Se vi ricordate, non potete rimanere in silenzio”. “Sono necessarie – conclude il presidente – sanzioni immediate contro la Russia e necessaria la chiusura immediata dei cieli sull’Ucraina”.

Alcune precisazioni scientifiche

Secondo alcuni divulgatori scientifici, il paragone tracciato tra Zaporizhzhia e Chernobyl è improprio. Le due centrali nucleari sono molto diverse, a cominciare dai loro reattori. Mentre Chernobyl utilizzava un RBMK ad acqua-grafite, Zaporizhzhia è basato sui reattori VVER, ritenuti tra i più sicuri tra quelli disponibili. Inoltre, non possono esplodere in alcun modo. Come spiega la pagina Facebook ‘L’avvocato dell’atomo’, nel caso di Chernobyl “c’è stata un’esplosione di vapore saturo che ha scoperchiato il nocciolo, causando un incendio. Questo non può succedere in un VVER, perché il coefficiente di vuoto negativo previene quel tipo di feedback loop incontrollato e perché il reattore va in arresto di emergenza automatico in caso di danni al sistema di raffreddamento o all’edificio di contenimento”. È quindi possibile escludere la riproposizione di uno scenario simile a quello del 1986.

Ucraina, colpita una scuola a Zhytomyr ma non ci sarebbero morti


Le forze russe hanno colpito una scuola a Zhytomyr, a Ovest di Kiev, distruggendo l’edificio. Lo rende noto il sindaco della città Serhiy Sukhomlyn su Facebook, citato dai media ucraini. “Un razzo o una bomba sono stati appena lanciati contro la scuola n.25. Metà della scuola è stata distrutta“, ha detto. Secondo le prime informazioni non ci sarebbero vittime. Le immagini della distruzione sono diffuse dalla polizia ucraina.


Queste invece le immagini della devastazione a Korosten dopo gli attacchi aerei russi nella notte. La popolazione e le forze dell’ordine, come mostrano i video diffusi dalla polizia nazionale, sono al lavoro nella città al confine dell’Ucraina con la Bielorussia.


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