Torino, l’Asl dovrà risarcire il dipendente No vax

“La sua sospensione è stata ingiusta”, è la decisione del giudice del Lavoro: l’azienda sanitaria pagherà gli stipendi arretrati con gli interessi legali

No vax reintegrato nell'Asl di Torini
Foto | Pixabay | torstensimon
newsby Lorenzo Grossi1 Agosto 2022


Il giudice del Lavoro del tribunale di Torino ha deciso che l’Asl deve risarcire un suo dipendente che ha sospeso dalle mansioni e dallo stipendio in quanto No vax. La storia, raccontata oggi dall’edizione torinese di Repubblica, comincia nel mese di gennaio del 2022. Il dipendente viene messo a riposo forzato in quanto non vaccinato. Anche se non ha contatto con i pazienti visto che il suo ruolo è quello di un amministrativo. A quel punto lui, assistito dall’avvocato Valerio Savino, chiede di essere reintegrato in servizio e un risarcimento. La sentenza, pronunciata il 20 luglio scorso dal giudice Lorenzo Audisio, gli dà ragione. Richiamandosi a un’altra decisione presa da un altro togato del tribunale di Ivrea. In quel caso a muoversi era stato un dipendente con contratto amministrativo presso l’anagrafe zootecnica.

La decisione del giudice a favore del lavoratore No vax dell’Asl

“Un conto è l’impiegato in attività di front office che può tenersi a distanza dagli utenti e può anche essere fisicamente separato da loro mediante barriere fisiche in plexiglas. Un altro è il medico o l’operatore sanitario che visita il paziente, gli somministra la terapia e si occupa della sua igiene personale. Con un conseguente contatto prolungato e ravvicinato”, ha sostenuto il giudice piemontese.

Per i giudici, è la ratio che si segue nella sentenza, è necessario valutare le situazioni specifiche di ogni lavoratore. E nel caso del dipendente dell’Asl torinese è decisivo che il lavoratore non avesse contatti con il pubblico nello svolgimento delle sue mansioni. Il dipendente No vax va allontanato dal lavoro solo se è una “fonte di rischio per quei soggetti fragili con cui deve necessariamente venire a contatto”. L’Asl è stata condannata a pagargli quanto avrebbe percepito nel periodo in cui è stato “illegittimamente sospeso” con somme maggiorate degli interessi legali fino al saldo effettivo.


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