Tumore alla tiroide, quali sono i sintomi? Esiste una cura?

Questa neoplasia colpisce una delle ghiandole più importanti dell’organismo, situata nella parte anteriore del collo. È diffusa soprattutto tra le donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni

Il tumore alla tiroide
Foto Pexels | Anna Tarazevich
newsby Alessandro Bolzani3 Aprile 2022


Il tumore alla tiroide è una patologia abbastanza diffusa, che colpisce soprattutto le donne di età compresa tra i 40 e i 60 anni. Rappresenta il 3-4% di tutte le neoplasie umane ed è causata dalla trasformazione delle cellule della tiroide, una ghiandola endocrina situata nella parte anteriore del collo che secerne ormoni importanti per il corretto funzionamento dell’organismo: la triiodotironina (T3) e la tiroxina (T4). Questi ultimi regolano il battito cardiaco, la temperatura corporea, il metabolismo e molto altro ancora.

Le tipologie di tumore alla tiroide

Come spiega il portale dell’ospedale Humanitas, esistono varie tipologie di tumori alla tiroide. La forma più frequente (75% dei casi) è rappresentata dal carcinoma papillare, caratterizzato da una crescita lenta e dalla possibilità di dare luogo a metastasi che interessano i linfonodi del collo. Il carcinoma follicolare è meno diffuso (15%). Può causare metastasi a distanza e colpisce soprattutto le persone con più di 50 anni. Una forma particolarmente rara di tumore alla tiroide è il carcinoma anaplastico. Si verifica in meno dell’1% di casi ed è alquanto aggressivo e difficile da gestire, perché causa metastasi a distanza molto precocemente. Infine, la forma midollare si origina dalle cellule parafollicolari e si distingue dalle altre per la presenza di elevati livelli circolanti di calcitonina. Può avere un andamento familiare ed essere la manifestazione di malattie genetiche come la sindrome neoplastica multipla di tipo 2 (MEN2).

Quali sono i sintomi?

Il sintomo più comune del tumore alla tiroide è la presenza di un nodulo isolato all’interno della ghiandola, che si può sentire quando si tocca il collo con le dita. Non sempre la presenza di un nodulo indica che si ha a che fare con un cancro. Nella maggior parte dei casi non è altro che il segno di una forma benigna di crescita ghiandolare. Le statistiche indicano che solo il 5-10% dei noduli tiroidei può essere effettivamente associato a un tumore maligno. Più raramente, la neoplasia può manifestarsi sin da subito con una massa che cresce in fretta, arrivando a coinvolgere anche i linfonodi latero-cervicali del collo. Di solito ciò avviene con le forme più aggressive del tumore alla tiroide. Nella stragrande maggioranza dei casi la presenza dei noduli non altera in alcun modo la funzionalità della ghiandola, tanto che spesso il paziente non ha alcun disturbo specifico.

I fattori di rischio

Un fattore di rischio da non sottovalutare è la carenza di iodio, componente essenziale degli ormoni tiroidei. Quando è presente in quantità eccessivamente ridotte può causare un ingrossamento della tiroide noto come “gozzo”. Spesso è caratterizzato da numerosi noduli benigni, che talvolta possono predisporre alla trasformazione maligna delle cellule. Anche l’esposizione alle radiazioni ionizzanti può aumentare il rischio di contrarre il tumore alla tiroide. La neoplasia, infatti, è più comune nelle persone che sono state trattate con radioterapia sul collo o che sono state esposte a ricadute di materiale radioattivo. Anche la presenza in famiglia di parenti stretti che hanno sviluppato la neoplasia è un campanello d’allarme da non sottovalutare.

Il trattamento del tumore alla tiroide

Spesso il tumore alla tiroide viene curato tramite un’operazione chirurgica. La scelta di asportare la ghiandola nella sua interezza non è infrequente, ma in certi casi esiste la possibilità di rimuoverne solo una parte. Anche gli eventuali linfonodi coinvolti vengono asportati. Talvolta possono essere tolti quando sono ancora sani, a scopo preventivo. In presenza di pazienti di età avanzata con tumori alla tiroide molto piccoli che non si sono ancora estesi ai linfonodi esiste la possibilità di adottare il sistema di osservazione attenta, senza intervento. La rimozione della tiroide impedisce all’organismo di produrre in autonomia gli ormoni T3 e T4. Questi ultimi devono essere somministrati dall’esterno per garantire il corretto funzionamento del corpo.


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