Trapiantato per la prima volta un orecchio stampato in 3D con cellule umane

Orecchio stampato in 3D
Foto | 3DBio Therapeutics
newsby Alessandro Bolzani3 Giugno 2022


Il legame tra la medicina e la stampa 3D sta diventando sempre più stretto ed è probabile che nei prossimi mesi e anni si intensificherà ancora di più. Lo dimostra il recente caso di una ventenne alla quale è stato trapiantato un impianto auricolare in 3D realizzato con le sue stesse cellule. La giovane era nata con una condizione nota come microtia, un difetto congenito a causa del quale il suo orecchio destro risultava più piccolo e deforme di quello sinistro.

Un trapianto di orecchio rivoluzionario

Il trapianto, avvenuto a marzo, è stato reso possibile grazie agli sforzi profusi da 3DBio Therapeutics, l’azienda di medicina rigenerativa che ha utilizzato le cellule della paziente come base per realizzare AuriNovo, un impianto auricolare del tutto identico per forma e dimensioni al suo orecchio sinistro. Nei prossimi mesi, l’organo artificiale continuerà a rigenerare il tessuto cartilagineo: in questo modo il suo aspetto diventerà uguale a quello di un orecchio naturale. Anche al tatto non si dovrebbero notare differenze.

Se tutto andrà per il verso giusto, la gestione dei trapianti cambierà per sempre”, afferma Arturo Bonilla, il chirurgo che ha coordinato il team che si è occupato del trapianto. Quest’ultimo ha fatto parte di un trial clinico condotto su undici pazienti con microtia, una condizione che colpisce 1.500 bambini all’anno solo negli Stati Uniti. Al momento la sperimentazione è ancora in corso e non è possibile escludere che possano verificarsi dei casi di rigetto. Tuttavia, secondo 3DBio il fatto che le cellule usate provengano dal corpo dei pazienti dovrebbe minimizzare questo rischio.

Per Adam Feinberg, docente di ingegneria biomedica presso il Carnegie Mellon Universty e fondatore dell’azienda di medicina rigenerativa Fluidform, il risultato ottenuto è un importante passo avanti nella giusta direzione. “Dimostra che questa tecnologia non è più un ‘se’, ma un ‘quando’”, aggiunge.


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