Perché in Italia le elezioni politiche non si sono mai svolte in autunno?

In più di 70 anni di storia repubblicana il voto nazionale si è sempre tenuto tra febbraio e giugno: i motivi

Un'urna elettorale
Pixabay | mohamed_hassan
newsby Lorenzo Grossi22 Luglio 2022


Dal 18 aprile 1948, data del primo voto nazionale dopo la nascita della Repubblica, a oggi in Italia le elezioni politiche si sono sempre tenute in un periodo che andasse dal mese di febbraio a quello di giugno. Mai, quindi, né nel pieno periodo estivo né in quello autunnale. I motivi originari possono essere (anche) legati al fatto di non volere “scomodare” i cittadini a recarsi alle urne mentre si stanno godendo le vacanze in piena estate. Così come i partiti non avevano così tanta voglia di preparare una campagna elettorale e dei comizi in spiaggia sotto l’ombrellone. Eppure di crisi politiche balneari ce ne sono state a bizzeffe nel nostro Paese. Ma, nonostante tante buone occasioni per portare gli italiani alle elezioni anticipate tra luglio e dicembre, questo evento non si è mai verificato. Come mai?

La legge di bilancio come ‘ostacolo’ al voto in autunno

Un elemento importante per comprendere questo “vuoto” temporale in termini di elezioni politiche in Italia è sicuramente caratterizzato da quella negli ultimi anni è stata chiamata legge di bilancio. I tempi, ogni anno, sono sempre gli stessi e devono necessariamente essere seguiti alla lettera per non finire nell’esercizio provvisorio. Entro fine settembre il governo presenta la Nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza (Nadef). Dopo di che l’ex legge di stabilità deve essere presentata dal governo al Parlamento italiano entro il 15 ottobre di ogni anno. L’esecutivo adotta così il Documento Programmatico di Bilancio (Dpb) da trasmettere non oltre quella data alla Commissione Europea e all’Eurogruppo, oltre che al Parlamento italiano. Entro il 30 novembre la Commissione esprime un parere su tale documento.

Entro il 20 ottobre il governo alle Camere il disegno di legge di bilancio che contiene la manovra triennale di finanza pubblica. A partire dalla legge di bilancio per il triennio 2017-2019 il governo presenta un solo disegno di legge articolato in due sezioni. La Sezione I, dedicata alle riforme, definisce il quadro di riferimento finanziario e contiene le misure quantitative necessarie a realizzare gli obiettivi programmatici indicati nel DEF (e nella Nota di aggiornamento al DEF). La sezione II deve esporre gli stanziamenti complessivi dando evidenza agli effetti finanziari imputabili alle innovazioni normative contenute nella Sezione I. La legge di bilancio deve essere tassativamente approvata dal Parlamento e controfirmata dal Presidente della Repubblica entro il 31 dicembre di ogni anno.

Il fresco precedente di Matteo Salvini: il Papeete e la voglia di elezioni politiche immediate in Italia

Ecco perché l’autunno non è mai stato sconquassato né da campagne elettorali (effettive) né tanto meno dal voto nazionale nel nostro Paese. In quel lasso temporale deve essere necessariamente in carica un governo (il più possibile) stabile e nel pieno dei propri poteri istituzionali. Delle elezioni politiche che si tenessero tra settembre e dicembre metterebbero in seria difficoltà un’Italia che non voglia fare figuracce con l’Unione Europea. L’ultima volta in cui si è paventata una campagna elettorale istituzionalizzata a partire dall’estate è accaduta recentemente: tre anni fa.

Agosto 2019: Matteo Salvini diede il via a quella che poi, giornalisticamente, passò alla storia come la “crisi del Papeete”. Tolse la fiducia al governo Conte 1 e pretese di andare alle urne anticipate nel successivo autunno per cavalcare il successo alle elezioni Europee della Lega nel maggio ’19 (i famosi “pieni poteri”). Risultato? Fu Matteo Renzi a mettersi di traverso, facendo nascere il Conte 2 tra Movimento 5 Stelle e Partito Democratico. Tra i motivi, il leader di Italia Viva addusse in un’intervista al Corriere della Sera dell’11 agosto di quell’anno proprio quello della legge di bilancio.

“La priorità è evitare l’aumento dell’Iva. Vanno trovati 23 miliardi di euro. Perché un commerciante deve pagare la recessione che l’aumento dell’Iva comporterà? Se votiamo subito l’Iva va dal 22 al 25%? Prima togliamo le clausole e poi si vota”. Ecco perché tutti hanno sempre voluto evitare seggi aperti mentre le foglie cominciano a cadere dagli alberi. Tuttavia, dopo lo strappo di Giuseppe Conte a Mario Draghi, ci sarà inevitabilmente, in questo 2022, una storica prima volta.


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