Maturità 2021, Bianchi: “Gli studenti discuteranno un elaborato”

Non ci sarà la tesina e anche le tradizionali prove scritte saranno solo un ricordo. L’ammissione sarà disposta in sede di scrutinio finale dal consiglio di classe

Maturità 2022, perché a studenti e “saggi” non piace il doppio scritto
newsby Alessandro Bolzani19 Febbraio 2021


Inizia a delinearsi con maggiore chiarezza l’esame di maturità che migliaia di studenti italiani dovranno affrontare a metà giugno. Nel corso di un’intervista al Corriere della Sera, Patrizio Bianchi, il ministro dell’Istruzione, ha risposto ad alcuni dei dubbi più comuni. Innanzitutto ha dichiarato di non voler “sentir parlare di tesina”. “I maturandi sono ragazzi e ragazze alla fine del loro percorso scolastico di cinque anni: dovranno preparare un elaborato ampio, personalizzato, sulle materie di indirizzo, concordandolo con il consiglio di classe. Lo discuteranno con la commissione, composta dai loro insegnanti. Da qui comincerà l’orale, che poi si svilupperà anche sulle altre discipline. Consentiremo loro di esprimere quanto hanno maturato e compreso nel corso degli anni, anche con una visione critica”, ha spiegato Bianchi.

L’ammissione all’esame di maturità

Proprio come nel 2020, anche nel 2021 l’esame di maturità prevedrà solo l’orale. Gli studenti non dovranno sostenere le tradizionali prove scritte. Bianchi ha sottolineato che “l’ammissione sarà disposta in sede di scrutinio finale dal consiglio di classe”. A differenza dell’anno scorso, dunque, la non ammissione all’esame di maturità torna a essere un’eventualità possibile.

Bianchi: “La priorità è vaccinare gli insegnanti”

Nel corso dell’intervista, Bianchi ha sottolineato che vaccinare gli insegnanti e il personale scolastico è una priorità. Per il ministro si tratta dell’unico modo per rendere le scuole sicure per gli studenti e le loro famiglie. “Purtroppo la pandemia ha esasperato problemi di diseguaglianza che erano già gravi. Ha mostrato come nel nostro Paese ci siano situazioni molto differenti. E io voglio ripartire dal Sud, che è la zona più in difficoltà, perché per rilanciare il sistema si comincia da chi ha più problemi, da chi è più debole: non dimentichiamoci che in certe zone della Calabria e della Campania uno studente su tre si perde per strada, che in Sicilia solo il 5% dei bambini va al nido”.


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