La maglia di Putin affossa Salvini | Gli italiani scaricano il Capitano

La popolarità del leader della Lega era in calo da tempo, ma i fatti di Przemysl hanno provocato un crollo senza precedenti: parabola Salvini al crepuscolo?

L'incontro di Matteo Salvini con il sindaco di Przemysl
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newsby Marco Enzo Venturini16 Marzo 2022


Che lui per primo si fosse reso conto degli effetti di quanto si era appena consumato sotto i suoi occhi lo si è capito immediatamente dal linguaggio del corpo. Una ritirata di pochi metri, accompagnata dallo sguardo basso, un anomalo silenzio e alcuni emblematici cenni di “no” con il capo. E a distanza di qualche giorno dall’infausta missione in Polonia, Matteo Salvini paga il conto.

La figuraccia di Przemysl, dove il locale sindaco lo ha messo alla berlina mostrando al mondo intero la stessa t-shirt con volto di Vladimir Putin che lo stesso Salvini aveva sfoggiato a Mosca nell’ottobre del 2014, non è infatti passata inosservata in Italia. Ma quali effetti ha avuto sul segretario della Lega? I numeri, in tal senso, parlano chiaro.

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Un recente sondaggio certifica infatti quanto in picchiata sia la popolarità di quello stesso Salvini che meno di tre anni fa era per distacco la figura politica dal maggiore seguito del Paese. Ma se dal fatidico “strappo del Papeete” il calo era stato costante ma regolare, i fatti di Przemysl hanno dato vita a un crollo che non si era ancora verificato con una simile entità.

Uno stanco Matteo Salvini incontra la stampa
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Nel giro di meno di una settimana, infatti, Salvini avrebbe perso qualcosa come 260 mila voti. Si tratta infatti dello 0,8% del totale dei suoi consensi, in base alle stime di un sondaggio targato Swg. La Lega, che sette giorni fa era data al 17% delle preferenze a livello nazionale, si trova quindi ora al 16,2%. E per la prima volta il Carroccio si riporta al di sotto della metà delle preferenze raccolte nel maggio 2019. Ossia all’epoca del suo massimo storico di gradimento: quello delle più recenti elezioni europee.

In quella tornata elettorale la Lega raccolse infatti il 34,26% dei voti, imponendosi come primissimo partito a livello nazionale. Salvini all’epoca era ministro dell’Interno, ma già nella successiva estate fu artefice della fine del primo governo Conte. I consensi da allora sono sempre scesi, sia per l’ondivaga gestione dei nodi Covid e Green pass sia per il bluff dell’elezione del nuovo Presidente della Repubblica. In Polonia, poi, il colpo di grazia. Accompagnato, peraltro, da un dualismo sulla guerra in Ucraina sgradito tanto al centrodestra moderato quanto agli elettori più “duri e puri”.

Matteo Salvini espone alcuni cartelli a favore della pace in Ucraina
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Ci si domanda dunque se la parabola di Matteo Salvini come leader incontrastato della Lega (che addirittura porta ora il suo nome nell’intestazione del partito) sia al crepuscolo. Diverse sono le figure che, nel caso, sarebbero pronte a subentrare. Tra esse spiccano gli eterni spauracchi Giancarlo Giorgetti e Luca Zaia. In crescita, però, anche Massimiliano Fedriga, Riccardo Molinari e Massimo Garavaglia. L’attuale segretario intanto abbozza, e da giorni ha drasticamente ridotto la sua tradizionale esposizione in tv e sui social. E questo potrebbe essere il principale indizio di uno stato di difficoltà mai raggiunto prima.


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