Coronavirus, Conte: “Rischio ritorno contagio molto concreto”

Il presidente del Consiglio: "Allentiamo le misure, ma con prudenza. Decisionismo? L'emergenza Coronavirus impone di intervenire, e le prerogative del Parlamento sono rispettate"

newsby Antonio Lopopolo29 Aprile 2020


POLITICA (Lodi). “Questi studi provenienti da Pavia, ma anche da Milano, ci confermano ciò che già sapevamo. Il rischio di un contagio di ritorno, o comunque di una riesplosione dei focolai, è molto concreto. Questa è la ragione che ci spinge ad adottare sì un allentamento delle misure, ma con prudenza“. Così il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, intervenuto in Prefettura a Lodi e che fotografa la situazione legata al Coronavirus in Italia. E spiega quindi i motivi alla base della grande cautela finora applicata nella cosiddetta “Fase 2”.

Coronavirus: Conte spiega la Fase 2

Abbiamo predisposto un congegno e delle misure che ci consentiranno di poter intervenire con il metodo dei rubinetti. Il programma prevede un ritorno al lavoro di un buon numero di lavoratrici e lavoratori, allentando in maniera molto ben dosata alcune misure sociali. Ma tramite il controllo dei dati e con l’aiuto delle Regioni siamo pronti a ‘chiudere il rubinetto’ in modo mirato e circoscritto territorialmente“, aggiunge il Premier.

E ora è tempo di Fase 2 contro il Coronavirus. Conte non si nasconde e sottolinea la delicatezza del momento: “Non possiamo permetterci di procedere con avventatezza e improvvisazione. Il nostro programma è molto ragionato e articolato. Molti cittadini saranno rimasti delusi e mi dispiace tanto, ma vi assicuro che noi abbiamo sempre come obiettivo prioritario tutelare la salute di tutti voi cittadini“.

Questo è il momento di agire con ragionevolezza e prudenza – aggiunge il Premier –. Lodi è tra le città più colpite dalla diffusione del Coronavirus. C’è una difficoltà nel rispondere a tutte le richieste, perché le sofferenze sono tante. Ma cercheremo di dare risposte a tutte le categorie sociali“.

Importante anche la vicinanza che Conte ha voluto testimoniare a una delle zone più severamente colpite dal Coronavirus: “La mia prima uscita nazionale in Lombardia non è casuale. Ci tenevo personalmente a dare una testimonianza diretta della presenza del governo. Continuo a ringraziare tutti gli operatori sanitari per l’egregio lavoro svolto. Qui in Lombardia abbiamo la prima linea sanitaria che si è confrontata con l’esplosione di questa epidemia. Medici e infermieri ci hanno reso orgogliosi per tutto quello che hanno fatto e che stanno continuando a fare“.

“Decisionismo? L’emergenza impone di intervenire”

Spostatosi poi nella vicina Piacenza, altro centro in cui il Coronavirus ha colpito in maniera particolarmente dura, Conte risponde a chi lo accusa di decisionismo nella gestione dell’emergenza: “Un giorno vengo accusato di decisionismo, un altro di ritardare troppo le decisioni. Di affidarmi all’incertezza, di ascoltare troppo le opinioni altrui. La tipologia di emergenza che stiamo affrontando ci impone di dover intervenire. Questo non significa che le prerogative del Parlamento non siano rispettate“.

Il nostro ordinamento non era pronto, perché non ci sono delle procedure emergenziali“, conclude il presidente del Consiglio.


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