Covid, perché il Vietnam è passato da Paese modello a Stato isolato

La popolazione della capitale si trova in stretto isolamento da due settimane e non può uscire nemmeno per comprare da mangiare

Vietnam lockdown covid
Foto Pexels | Min An
newsby Giulia Martensini8 Settembre 2021


Da due settimane a Ho Chi Minh, la capitale del Vietnam, è in vigore un lockdown estremamente rigido. La popolazione è sottoposta a un duro isolamento, con persone che non possono uscire di casa nemmeno per il cibo. Il governo ha imposto il lockdown, scattato il 23 agosto, per provare a contenere i nuovi casi di coronavirus, aumentati enormemente negli ultimi mesi. La diffusione della variante delta e la ridotta percentuale di popolazione vaccinata stanno provocando un’impennata nei contagi.  L’isolamento dovrebbe proseguire almeno fino al prossimo 15 settembre.

Vietnam, da Paese modello a Stato isolato

Il Vietnam era stato accolto come una storia di successo globale nell’affrontare la pandemia. Mentre i Paesi di tutto il mondo imponevano blocchi a livello nazionale, il governo vietnamita ha elaborato una strategia di contenimento. Rigorose misure di quarantena, tracciabilità dei contatti e blocchi localizzati si sono rivelati, in un primo momento, efficaci. Questo, unito a forti limitazioni sugli spostamenti dall’estero e a restrizioni sulla mobilità interna, ha consentito al Vietnam di non subire le prime ondate della pandemia. All’inizio di maggio, il Vietnam aveva registrato meno di 4.000 infezioni e 35 decessi.

200 decessi al giorno nella capitale

Ora, la variante Delta sta causando il caos a Ho Chi Minh City e nelle province limitrofe. L’ultimo mese ha visto 299.429 nuovi casi e 9.758 morti nel paese. Nella capitale il numero dei decessi rappresenta il 4,2% dei casi registrati. Muoiono più di 200 persone ogni giorno, con 5.000 nuovi casi segnalati su base quotidiana.

Il governo ha promesso di sfamare tutti e ha arruolato i militari per aiutare a fornire rifornimenti ai bisognosi, ma vaste fasce della popolazione non hanno ricevuto nulla. I controlli per strada sono severi e la presenza di soldati armati ai posti di blocco da l’idea che sia in vigore la legge marziale. La scorsa settimana, i media vietnamiti hanno riferito che più di 100 persone avevano protestato per la mancanza di aiuti.

Dall’inizio di giugno sono state gradualmente introdotte restrizioni più severe e i più colpiti sono stati i poveri. Alle fabbriche e ai mercati fu ordinato di chiudere, e con loro vennero persi migliaia di posti di lavoro. Tassisti, venditori ambulanti di cibo, operai di fabbrica, già vicini alla soglia di povertà sono ora intrappolati in alloggi precari.

In crisi anche il sistema sanitario

Parallelamente alla crisi della fame c’è un sistema sanitario sopraffatto. Gli ospedali sono a corto di personale, non ci sono abbastanza medicine e le forniture di ossigeno stanno scarseggiando. Il governo ha inoltre avviato un piano per proporre ai pazienti guariti, e quindi immunizzati, di lavorare negli ospedali per dare aiuto. I pazienti vengono così dimessi il più velocemente possibile, anche in presenza di sintomi gravi.

Secondo il ministero della salute, fino al 1° settembre, il Vietnam aveva distribuito 20 milioni di dosi del vaccino contro il Covid-19. Solo il 3,6% della popolazione di 75 milioni di adulti ha ricevuto due dosi. A Ho Chi Minh City, con una popolazione stimata tra 10 e 13 milioni, 5,8 milioni di adulti hanno ricevuto la prima dose e solo 337.134 hanno ricevuto entrambe le vaccinazioni.


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