Nord Stream, l’ipotesi: “Bombe piazzate da robot di manutenzione”

È quanto suppongono vari esperti, le cui posizioni sono state ripotare sul Guardian. Questa eventualità rende più concreta la possibilità che dietro il sabotaggio ci sia uno stato

Nord Stream, la Russia accusa il Regno Unito
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newsby Alessandro Bolzani1 Ottobre 2022


Il Guardian ha riportato le opinioni di vari esperti, secondo i quali “a piazzare le bombe che hanno provocato quattro falle nel gasdotto Nord Stream 1 e 2, a circa 80 metri di profondità nelle zone economiche esclusive di Svezia e Danimarca, potrebbero essere stati i robot di manutenzione che operano all’interno della struttura del gasdotto durante i lavori di riparazione”. Se questa teoria dovesse rivelarsi corretta, “la natura sofisticata dell’attacco e la potenza dell’esplosione aggiungerebbero perso ai sospetti che gli attacchi siano stati effettuati da un potere statale, con il dito puntato contro la Russia”.

Nord Stream , la ricostruzione dell’intelligence tedesca

La rivista tedesca Der Spiegel cita delle fonti di intelligence secondo le quali i gasdotti Nord Stream sarebbero stati colpiti in quattro punti da esplosioni con 500 chili di tritolo, l’equivalente della potenza esplosiva di una bomba d’aereo. Per calcolare la potenza delle esplosioni, gli investigatori tedeschi hanno effettuato delle letture sismiche. Hanno riferito ai media che dei subacquei o dei robot telecomandati potrebbero essere in grado di visitare i siti delle perdite già questo fine settimana.

Le dichiarazione dell’Agenzia finlandese per l’ambiente

Per l’Agenzia finlandese per l’ambiente (Syke), il bacino danese di Bornholm, dove lunedì è stata rilevata la prima perdita dal gasdotto Nord Stream, è la più importante discarica di armi chimiche nel Mar Baltico. In una nota afferma che “è probabile che l’effetto delle perdite di gas sulle armi chimiche sia minimo, poiché sono sepolte a diversi chilometri, ma gli effetti sono ancora incerti”. L’agenzia ha dichiarato che continuerà a indagare sulla questione assieme all’Istituto del Trattato di proibizione delle armi chimiche presso l’Università di Helsinki. Lo riportano i media finlandesi.


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