Lockdown parziale in Regno Unito: dieci milioni di persone coinvolte

Nelle aree metropolitane di Manchester e Birmingham e nel Nordest del Paese c’è stata un’impennata di casi di Coronavirus: si torna a chiudere. E ora anche Londra trema

Boris Johnson nella bufera per i party durante il lockdown
Il premier britannico, Boris Johnson (foto Wikimedia Commons)
newsby Lorenzo Grossi18 Settembre 2020


Dalla mezzanotte di oggi quasi dieci milioni di persone in Regno Unito (su un popolazione totale di 66 milioni) saranno di nuovo in lockdown. I nuovi provvedimenti impongono la chiusura di pub e ristoranti alle dieci di sera e il divieto di socializzare con persone al di fuori del nucleo familiare, oltre alla raccomandazione di usare i mezzi pubblici solo quando strettamente necessario.

I provvedimenti locali, che interessano soprattutto le regioni del Nordest dell’Inghilterra e le aree metropolitane di Manchester e Birmingham, sono la risposta a un’impennata dei contagi che ha visto ieri registrare oltre 4 mila nuovi casi a livello nazionale. E il timore ora è che queste misure potrebbero essere estese al resto del Paese, a partire da Londra, dove i casi di Coronavirus sono raddoppiati nelle ultime due settimane.

Già lunedì scorso era scattata in tutto il Paese la “regola del sei”, che vieta di riunirsi, anche in casa e con parenti, in gruppi di più di sei persone. E oggi il primo ministro Boris Johnson ha lanciato un appello pubblico dai giornali a rispettare questa disposizione per “appiattire la gobba del cammello” e così “salvare il Natale”.

Un lockdown che non riguarda solo il Regno Unito

Ma il governo di Londra non sembrerebbe così sereno. In Regno Unito filtra infatti la notizia che se nel giro di due settimane i contagi non dovessero rientrare, scatterebbe un nuovo lockdown su base nazionale. Inclusa la raccomandazione a lavorare sempre da casa. La preoccupazione di Downing Street è che la situazione sfugga di mano e che la Gran Bretagna resti vittima di una seconda ondata, un po’ come è successo in Spagna.

In realtà il livello dei contagi (e ancor più quello dei ricoveri in ospedale e dei decessi) è lontanissimo dai picchi di marzo-aprile. Ma Johnson, dopo tante incertezze ed errori nella gestione della pandemia, stavolta non vuole prendere rischi. Tanto più che la tendenza che emerge in tutta Europa è tutt’altro che rassicurante. Anche in Germania, Paese modello nella gestione del contagio, il virus sta rialzando la testa: ieri i nuovi casi hanno superato quota duemila. Una soglia che non si vedeva da tempo. E in Francia il ministro della Sanità ha ammesso che i ricoveri in terapia intensiva stanno crescendo a livello preoccupante.


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