Guerra Ucraina: ma perché nessuno parla più di “negoziati”?

Dopo quasi 50 giorni dall’inizio dell’invasione della Russia sembra proprio che una soluzione pacifica del conflitto non sia destinata ad arrivare in tempi brevissimi: e la responsabilità di tutto questo non è solamente di Putin

Il simbolo di una pace Russia Ucraina
Foto Pixabay | akitada31
newsby Lorenzo Grossi12 Aprile 2022


Il ministro degli Esteri ucraino, Dmytro Kuleba, è stato chiaro: dopo le atrocità commesse a Bucha e l’attacco a Kramatorsk è “estremamente difficile” pensare a una ripresa dei negoziati con la Russia. E in effetti, negli ultimissimi giorni, lo stesso termine “negoziati” non è stato pressoché più pronunciato da nessun leader occidentale. Sintomo che una speranza di una pace imminente nel conflitto tra Russia e Ucraina sia ben lontana. Ma qual è, al momento, il punto della situazione?

Da quel primissimo incontro tra le delegazioni di Kiev e Mosca tenuto a Gomel, in Bielorussia, nel “lontano” 28 febbraio scorso ne è purtroppo passata di acqua sotto i ponti. E, di certo, le ultime terribile stragi in territorio ucraina hanno ulteriormente acuito una tensione che definire “alta” sembrerebbe quasi un eufemismo. Eppure, una soluzione pacifica di lunga (se non lunghissima) durata sembrerebbe non essere interesse solamente di Vladimir Putin. Come mai gran parte dell’Occidente ha deciso scientemente di dilatare i tempi?

Negoziati, a che punto siamo? Chi è che vuole davvero la pace (e chi no)?

“È estremamente difficile anche pensare di sedersi con persone che commettono e trovano scuse per tutte queste atrocità e crimini di guerra, che hanno inflitto un danno così orrendo all’Ucraina”. Tuttavia, “io capisco una cosa: se sedersi con i russi mi aiuterà a prevenire anche un solo massacro, come quello a Bucha o un altro attacco a Kramatorsk, approfitterò di questa opportunità. Nell’intervista alla Nbc, Kuleba tiene comunque più di una porta aperta a un confronto con il nemico. In questo momento, però, l’Ucraina non sembrerebbe trovare quel supporto diplomatico da Europa e Stati Uniti che le consentirebbe di tornare a vivere serenamente come prima del 24 febbraio 2022. Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare (fu impegnato nella guerra in Kosovo) spiega i motivi della lentezza dei negoziati.

Leonardo Tricarico, ex Capo di stato maggiore dell’Aeronautica Militare
Foto | La7

“Io penso che sia proprio questo il cuore del problema: la parola ‘negoziati’ non è mai stata pronunciata da Biden, Jonson, Stoltenberg, Blinken né dai Paesi baltici e dalla Polonia. Questo è molto grave. I tentativi a divenire a un accordo sono cominciati in una maniera molto improbabile, con dei personaggi che non probabilmente avevano nemmeno un mandato per negoziare quasi nulla. Sono proseguiti con qualche tentativo più serio: come Bennett ed Erdogan. Però un tentativo serio di strutturazione importante dei negoziati, così come devono essere condotti, non è mai stato fatto da nessuno”.

Durante la trasmissione televisiva “Tagadà”, su La7, Tricarico sottolinea poi: “Se andiamo a scorrere tutti gli interventi pubblici, o anche non pubblici, di questi personaggi non troveremmo mai espressioni come ‘Cessate il fuoco’, ‘negoziato’, ‘stop alle armi’. Perché? Perché evidentemente non vogliono la pace. Io so quello che dico: Joe Biden non vuole la pace. E se non la vuole lui, non la vogliono tutti gli altri. Da Biden c’è una cinghia di trasmissione diretta, senza nessun riduttore, verso la Nato. Stoltenberg è esattamente una cassa di risonanza di Biden e gli inglesi, poi, superano addirittura per perentorietà e aggressività gli americani”.

Inoltre, c’è un altro elemento che non convince l’ex Capo di stato maggiore della Difesa. “A questi tentativi andavano associati provvedimenti seri di deterrenza. Perché lungo il confine Est della Nato sono stati schierati poche migliaia di soldati: un numero ridicolo. Quindi andava costruita una serie di forze aeree e poi mostrare la determinazione a volerle usare. Poteva funzionare così come poteva non funzionare”. Ma almeno sarebbe stato un tentativo.

Joe Biden, presidente degli Usa
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In sintesi, che cosa vuole Biden? Biden vuole vedere Putin alla polvere. Non è ancora sufficiente. La Russia ha perso nel 1991 e doveva rimanere in casa sua, senza muoversi più. Perché questo sarebbe il comportamento di chi ha perso la guerra. E invece questo attivismo in Siria, in Mediterraneo ha dato fastidio, perché ha riempito gli spazi che gli Stati Uniti avevano lasciato vuoti. Insomma: un accordo di pace per mettere fine al rovinoso conflitto in Ucraina non arriverà sicuramente in tempi molto rapidi.


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