Ucraina, Usa: “Russia potrebbe usare armi chimiche”. Nulla di fatto Lavrov-Kuleba

Gli ultimi sviluppi della guerra in Ucraina. La cronaca del 15esimo giorno di conflitto: ancora vittime civili, falliti i corridoi umanitari

newsby Alessandro Boldrini10 Marzo 2022


Prosegue a oltranza la guerra in Ucraina, iniziata 15 giorni fa con l’invasione del Donbass da parte della Russia. E proseguono i bombardamenti, che nella notte hanno portato ad altre vittime civili, fra cui alcuni bambini. Questa mattina gli occhi del mondo erano puntati su Antalya, in Turchia, dove si sono incontrati i ministri degli Esteri ucraino e russo, Dmytro Kuleba e Sergej Lavrov.


Il summit, durato meno di due ore, si è però concluso con un nulla di fatto. “Non abbiamo fatto progressi sul cessate il fuoco”, ha dichiarato Kuleba, che poi ha ribadito di aver fatto il possibile per “trovare una soluzione diplomatica. Sono pronto a un nuovo incontro con Lavrov”. L’incontro si è tenuto sotto l’egida e la mediazione del presidente turco Recep Tayyip Erdogan, che in giornata ha sentito l’omologo statunitense, Joe Biden.


Già alla vigilia, le parti sembravano particolarmente distanti. Kiev si è detta infatti pronta a discutere la richiesta russa di neutralità; avvertendo però che non cederà “un solo centimetro di territorio”. Dal canto suo, Mosca chiede invece che i colloqui tengano conto del fatto che “le repubbliche di Donetsk e Luhansk sono stati sovrani e indipendenti”. Pertanto, secondo il Cremlino, vanno riconosciute come tali.

Putin torna a parlare delle sanzioni

Vladimir Putin, il presidente della Russia, è tornato a parlare delle sanzioni, che continua  a giudicare illegittime. “Troveremo una soluzione a tutti i problemi insieme ai nostri partner che non riconoscono le sanzioni“, ha dichiarato, per poi addossare all’occidente le responsabilità della crisi ucraina. Putin ha poi detto che le sanzioni alla Russia potrebbero provocare un ulteriore aumento dei prezzi alimentari a livello mondiale. Ha ricordato che “la Russia e la Bielorussia sono tra i più grandi fornitori di fertilizzati minerali nei mercati mondiali. Se continuano a esserci problemi con i finanziamenti, le assicurazioni, la logistica, la consegna dei nostri prodotti, allora i prezzi, che sono già esorbitanti, cresceranno ancora“.

Ucraina, la cronaca della 15esima giornata di guerra

Non accennano però a fermarsi i combattimenti in Ucraina. Nelle scorse ore un bombardamento ha colpito un edificio residenziale vicino alla città di Kharkiv causando quattro morti, di cui due bambini. Colpito anche il villaggio di Slobozhanske, nel Sud-Est del Paese, dove è rimasta ferita una bimba di cinque anni. Intanto, i soccorritori scavano tra le macerie per estrarre altri corpi.


Restano inoltre i timori per le centrali nucleari sul territorio ucraino. Da ieri la centrale di Zaporizhzhia ha infatti smesso di trasmettere dati. Un’interruzione nelle comunicazioni registrata anche dal sito di Chernobyl, per la quale l’Agenzia internazionale per l’energia atomica (Aiea) si è detta “preoccupata”.  Per Kiev, comunque, la minaccia della guerra nucleare paventata da Vladimir Putin sarebbe un bluff.


Da Washington, invece, arriva un altro allarme. La portavoce della Casa Bianca, Jen Psaki, su Twitter ha infatti scritto che “dovremmo tutti stare allerta sul possibile uso di armi chimiche o biologiche da parte della Russia in Ucraina”. Al momento, però, in merito a questa ipotesi non arrivano conferme né dal Dipartimento di Stato né dal Pentagono. Resta dunque da capire se si tratti di una considerazione generale o di una reale minaccia.

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Psaki ha poi bollato come “teorie cospirative” le notizie secondo cui gli Usa starebbero aiutando l’Ucraina a sviluppare armi in laboratorio. “False accuse”, ha detto, diffuse ad arte dal Cremlino per creare un pretesto che giustifichi l’uso di “armi non convenzionali” nel conflitto. In Polonia è poi atteso l’arrivo della vicepresidente americana Kamala Harris per tentare di ricucire lo strappo dopo la proposta di Varsavia di usare i Mig-19 subito bocciata dal Pentagono.

Le immagini del conflitto tra morti, soccorsi e ritirate

Ieri, come certificano le immagini dei corpi senza vita dei bimbi dell’ospedale pediatrico di Mariupol, i russi hanno nuovamente rotto la tregua per i corridoi umanitari. Finora è stata completata l’evacuazione di soli 35mila civili. Resta dunque incerto il buon esito dei tre corridoi in programma per oggi.


Nella notte, infatti, si è registrato un altro raid nella città di Okhtyrka e nel villaggio di Bytytsia, dove sono morte tre persone e i soccorritori sono al lavoro da ore. I due centri si trovano nella regione di Sumy. Proprio ieri dal capoluogo sono state evacuate circa 5mila persone.


Intanto, le forze armate ucraine, fa sapere il ministero della Difesa di Kiev, annunciano di aver sconfitto un reggimento di truppe russe a Brovary, a Nord-Est della capitale, e di aver eliminato il suo comandante, il colonnello Alexey Zakharov. Le immagini diffuse dall’esercito mostrano una colonna di carri armati russi in ritirata.

Zelensky: “In corso genocidio della popolazione ucraina”

L’attacco a Mariupol ha scatenato l’ira del presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che ha dichiarato: “Il bombardamento sull’ospedale è la prova definitiva. La prova che il genocidio degli ucraini è in corso”. Zelensky ha poi rivolto un appello ai leader occidentali: “Europei, non potete dire che non avete visto quello che è successo agli ucraini. Quello che è successo a Mariupol. Quindi dovete inasprire le sanzioni contro la Russia in modo che non abbia più alcuna possibilità di continuare questo genocidio”.


“Dovete fare pressione sulla Russia perché si sieda al tavolo dei negoziati e ponga fine a questa guerra – ha aggiunto -. Dobbiamo dare ad alcuni dei leader occidentali il coraggio di fare finalmente quello che avrebbero dovuto fare il primo giorno dell’invasione. O chiudere il cielo ucraino ai missili e alle bombe russe, o darci dei jet da combattimento in modo che possiamo farlo da soli.

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Come riportano i media locali, il presidente ucraino ha infine firmato una legge che dispone il sequestro forzato dei beni di proprietà dei cittadini russi residenti in Ucraina. Nel mirino, riporta l’agenzia Ukrinform, ci sarebbero soprattutto i possedimenti di coloro che Zelensky definisce “propagandisti russi”, i quali hanno contribuito al compimento di “crimini di guerra”. Il 4 marzo era arrivato il voto favorevole della Verchovna Rada (il parlamento di Kiev) a questo provvedimento.

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