Dopo Donald Trump, anche Joe Biden rischia l’impeachment: i motivi

Dopo Donald Trump, messo in stato di accusa ben due volte, tocca a Joe Biden. Lo speaker (repubblicano) della Camera Usa, Kevin McCarthy, ha annunciato di avere ordinato l‘avvio di una procedura formale di impeachment contro l’attuale inquilino della Casa Bianca, in relazione a presunte complicità nei controversi affari all’estero del figlio Hunter.

Il presidente “ha mentito al popolo americano sugli affari esteri della propria famiglia“, ha spiegato McCarthy, sostenendo che le indagini parlamentari condotte finora avrebbero portato alla luce elementi sufficienti per aprire un’inchiesta formale.

Si tratta di accuse di abuso di potere, ostruzione e corruzione che giustificano ulteriori inchieste da parte della Camera dei rappresentanti”.

La reazione della Casa Bianca

La Casa Bianca ha stigmatizzato la decisione, liquidandola come “politica estrema nella sua forma peggiore“, e negato qualunque coinvolgimento del presidente con gli affari del figlio o con l’inchiesta federale aperta nei suoi confronti per reati finanziari.

Le indagini dei repubblicani della Camera non hanno portato alcuna prova su condotte illecite. Anzi, i testimoni e i documenti prodotti hanno mostrato che non c’è alcun legame che porti al presidente degli Stati Uniti”, ha detto uno dei portavoce del presidente americano, Ian Sams.

I falchi del Partito repubblicano

All’origine della fuga in avanti dello speaker ci sarebbero soprattutto le pressioni della corrente più oltranzista del Gop, guidata dal rappresentante della Florida e trumpiano Matt Gaetz, che ha minacciato di silurarlo se non avesse avviato la procedura di impeachment.

L’ultimatum dei falchi del partito non è arrivata a sorpreso. McCarthy, che aveva dovuto superare quindici ballottaggi prima di essere nominato speaker a gennaio, cosa mai successa nell’ultimo secolo e mezzo, era sotto scacco da mesi, da quando la corrente di Gaetz aveva barattato il voto per eleggerlo, in cambio della possibilità di poterlo sottoporre più facilmente a voto di sfiducia.

Tuttavia non è affatto scontato che lo speaker riesca a racimolare i voti necessari per l’apertura formale di un’indagine dal momento che i repubblicani più moderati non approvano una mossa così aggressiva e temono che possa allontanare l’elettorato moderato e indipendente.

Tanto più considerato che il Gop alla Congresso può contare solo su una maggioranza di dieci seggi (222 a 212) e anche qualora riuscisse a spuntarla alla Camera non supererebbe lo scoglio del Senato, che è controllato dal Partito democratico.

McCarthy aveva assicurato che avrebbe sottoposto l’apertura dell’inchiesta al voto della sessione plenaria, ma la riluttanza dei conservatori moderati e la pressione dell’ala più dura del partito lo hanno indotto a prendere la decisione in modo unilaterale.

Su cosa vogliono indagare i repubblicani

I repubblicani accusano il leader democratico di essere intervenuto, quando era vicepresidente (tra il 2009 e il 2016), negli affari all’estero (Cina e Ucraina) di Hunter approfittando dei suoi legami politici e traendo profitto da tali transazioni. E ritengono che l’amministrazione democratica abbia concesso un trattamento di favore alla famiglia Biden proprio in virtù del suo nome.

Dopo mesi di indagini senza alcuna prova conclusiva, l’apertura di questa inchiesta apre la strada a udienze infuocate, ma anche alla richiesta di estratti conto bancari e altri documenti nel tentativo di trovare prove di corruzione o irregolarità finanziarie.

L'ex presidente Usa Donald Trump
Foto | EPA/CJ GUNTHER -Newsby.it

Perché proprio adesso?

L’ala trumpiana del Gop spinge per l’impeachment del presidente Biden sin dalla sua elezione. Dopo aver ottenuto la maggioranza alla Camera nelle elezioni di midterm, all’inizio dello scorso gennaio i repubblicani hanno avviato una serie di indagini parlamentari sull’entourage del leader democratico e sostengono di aver “individuato accuse serie e credibili sulla condotta del presidente Biden”.

McCarthy ha dovuto scendere a numerosi compromessi con i falchi del suo partito per arrivare sullo scranno più alto della Camera e, se non avesse approvato l’inchiesta, avrebbe corso il rischio di perdere il posto.

I democratici, dal canto loro, sostengono che la procedura sia stata messa in campo per scopi politici, visto che manca poco più di un anno alle elezioni presidenziali, che con ogni probabilità vedranno Biden contendersi la Casa Bianca con il rivale repubblicano Trump, incriminato quattro volte negli ultimi sei mesi, ma super favorito alle primarie repubblicane.

Il procedimento di impeachment

La Costituzione americana conferisce al Congresso l’autorità di mettere sotto accusa e rimuovere il presidente (o il vicepresidente o altri funzionari federali) per “tradimento, corruzione o altri gravi crimini”. Il processo inizia alla Camera bassa con il voto sulle accuse e l’eventuale “via libera” a una risoluzione di impeachment che necessita solo di maggioranza semplice. In caso di impeachment, il Senato mette sotto processo il presidente.

Al termine dei dibattiti, i cento senatori votano su ciascun articolo. Per condannarlo è necessaria la maggioranza dei due terzi. In questo caso l’impeachment è automatico e definitivo. Il Senato ha anche il potere di vietare che la persona sotto processo possa in seguito ricoprire nuove cariche federali.

I precedenti, da Johnson a Trump

Finora, nella storia degli Stati Uniti, un presidente non è mai stato rimosso dall’incarico in un processo di impeachment. Tre sono stati accusati: Andrew Johnson nel 1868, Bill Clinton nel 1998 e Donald Trump nel 2019 e nel 2021. Ma alla fine sono stati tutti assolti. Richard Nixon preferì dimettersi nel 1974 per evitare l’impeachment da parte del Congresso a causa dello scandalo Watergate.

Il tycoon è l’unico presidente degli Stati Uniti ad aver collezionato due procedimenti di impeachment. Il primo risale al settembre del 2019, quando speaker della Camera era la democratica Nancy Pelosi. L’accusa era di abuso di potere per favorire gli interessi personali e politici di Trump, che avrebbe trattenuto aiuti militari destinati a Kiev per esercitare pressione sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky in modo che venisse avviata un’indagine per corruzione nei confronti di Biden e di suo figlio Hunter. Il processo, iniziato a gennaio del 2020, si è concluso con l’assoluzione di Trump a febbraio.

Il secondo procedimento per impeachment contro Trump invece è stato avviato nel gennaio 2021 dalla Camera appena una settimana prima della scadenza del mandato presidenziale. Il caso riguarda l’assalto al Campidoglio del 6 gennaio del 2021 e il discorso “Save America March” dell’allora inquilino della Casa Bianca che, secondo l’accusa, avrebbe contenuto un invito implicito all’insurrezione con l’obiettivo di impedire che il Congresso certificasse la vittoria del democratico Joe Biden alle elezioni presidenziali.

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