Boris Johnson, la crisi scivola sul piano costituzionale: lo si può cacciare?

Anche il ministro della Sanità rassegna le dimissioni (ora sono 44) ma BoJo tiene duro: l’ipotesi di cambiare le regole per cacciarlo

Boris Johnson, premier britannico
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newsby Lorenzo Grossi7 Luglio 2022


E con Edward Argar siamo a 44. Il ministro della Sanità britannico ha rassegnato le proprie dimissioni dal governo presieduto da Boris Johnson. Argar è stato il titolare della Salute per tutta la durata della pandemia e il suo addio fa parecchio rumore. Tuttavia, nonostante questo ennesimo saluto tra i suoi collaboratori più stretti, BoJo non vuole mollare. Ieri ha licenziato il fedelissimo Michael Gove, ma senza fare nessun passo indietro. Anche se a consigliarglielo è arrivato anche il Times. Il 43esimo a lasciare era stato Simon Hart, ex segretario di stato per il Galles. Una volta superato il record del 1932, quando lasciarono 11 ministri in un solo giorno, ora per i conservatori è come gestire un leader che non vuole lasciare Downing Street. La crisi scivola così dal piano politico a quello costituzionale.

Ecco come si potrebbe mandare a casa Boris Johnson

Johnson ritiene di dover far valere il mandato del dicembre 2019, quando 14 milioni di elettori accordarono la fiducia al suo governo. E non ritiene che il caso Pincher, il vicecapo dei Tory accusato di aver palpato due uomini in un pub (BoJo sapeva tutto ma ha cercato di tenere nascosta la vicenda) possa toccarlo più di tanto. L’exit strategy da Downing Street però è già sul tavolo. Hannah White, che ha lavorato per anni a Westminster e oggi è vicedirettrice dell’Institute for Government di Londra, dice al Corriere della Sera che c’è un solo modo per cacciarlo. Ovvero cambiare le regole. Per farlo serve una settimana. “Le regole attuali del partito vietano di tenere un’altra votazione a meno di un anno dalla più recente (i Tories l’hanno fatta il 6 giugno). Ma la Commissione si rinnoverà questa settimana e i nuovi membri quasi sicuramente decideranno di modificare il regolamento”.

Elezioni anticipate più vicine?

Ma una fonte interna al partito sostiene che Boris Johnson non si dimetterà nemmeno se il Comitato 1922 cambiasse le regole e dovesse perdere nel voto per una conseguente nuova missione di sfiducia. Le 44 dimissioni servivano a dimostrare a Johnson che non c’è un numero sufficiente per sostituire chi se ne è andato. Ma secondo White questo non basta. “Molte dimissioni sono arrivate da figure con ruoli minori. Per governare servono solo ministri e sottosegretari: Johnson ha il potere di nominare nuovi membri della Camera dei Lord e dare a loro i posti vacanti. Gordon Brown fece qualcosa di simile negli ultimi mesi del suo mandato. Ma è chiaro che sarebbe un governo estremamente debole”. E se la crisi dovesse avvitarsi l’unico sbocco sarebbero le elezioni anticipate. Che per i conservatori rischiano di diventare un bagno di sangue. E che nessuno, per ora, dice di volere.


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