Corea del Sud, il Paese dove chiedere l’età non è scortese

Sebbene considerato impertinente in molte culture, chiedere l'età di qualcuno in Corea del Sud è un contratto sociale che stabilisce l'ordine gerarchico tra i parlanti

Corea del sud, chiedere l'età non è scortese
Foto pexels | Markus
newsby Giulia Martensini3 Gennaio 2022


La lingua coreana è un sistema linguistico complesso con più livelli di discorso che è stato descritto come una delle lingue più complicate in tutto il mondo. Tra le sue particolarità vi è il fatto che richiede di valutare costantemente la propria età, stato sociale e livello di intimità rispetto al destinatario. Questo se vogliamo avere una qualsiasi conversazione.

Chiedere l’età è la base per comunicare in modo corretto

Ecco perché, in Corea del Sud, poco dopo aver incontrato qualcuno di nuovo, verrà invariabilmente chiesto di rivelare la propria età. Condividere liberamente la propria età o anno di nascita non è solo una convenzione sociale. È un vero e proprio contratto sociale che stabilisce l’ordine gerarchico e la gerarchia tra i parlanti. Perché anche la differenza di un anno può dettare tutto, dal modo in cui le persone si parlano al modo in cui mangiano e bevono in compagnia.

Il fattore numero uno nel determinare quale stile di discorso usare è l’età“, ha spiegato Jieun Kiaer, professore di lingua e linguistica coreana all’Università di Oxford. “Questo è il motivo per cui le persone si chiedono sempre la loro età. Non perché siano necessariamente interessati a quanti anni hai, ma perché hanno davvero bisogno di trovare la forma adatta di stile nel discorso“.

L’influenza del confucianesimo in Corea del Sud

Per alcuni occidentali, chiedere l’età di un nuovo conoscente potrebbe essere visto come inopportunamente invadente. Ma per comprendere appieno perché l’età non è solo un numero nella società coreana è necessario comprendere l’impatto del neo-confucianesimo in Corea del Sud. Un’antica ideologia incentrata sulla pietà filiale, sul rispetto per gli anziani e sull’ordine sociale, che ha governato il paese per più di 500 anni e continua a dettare norme sociali.
Confucio credeva infatti che l’umanità potesse essere salvata stabilendo una struttura sociale basata su un rigido codice di correttezza e riti cerimoniali. All’interno del quale tutti occupavano un certo ruolo e tutti capivano il loro posto al suo interno.

Nel neoconfucianesimo, l’armonia sociale può essere raggiunta rispettando l’ordine naturale all’interno di cinque relazioni centrali note come oryun in coreano: re e suddito; marito e moglie, genitore e figlio; fratello a fratello; e amico ad amico. Coloro che occupano il ruolo più anziano – genitore, marito, re – devono essere trattati con rispetto e umiltà, mentre quelli ai gradini più bassi della gerarchia sociale sono assistiti in cambio con benevolenza.

Anche i madrelingua possono sbagliare

Nella società moderna, per capire a chi deve essere assegnata la posizione più elevata, entra in gioco l’età.
Tuttavia, la questione non è così “semplice”.
Oltre alla mera questione numerica ci sono una serie di sfumature e fattori da considerare. Ad esempio il contesto, lo stato socio-economico tra i parlanti, i livelli di intimità e se ci si trova in un ambiente pubblico o privato.

Grazie alla popolarità globale del K-pop, del film Parasite e del recente Squid Game moltissime persone hanno deciso di imparare il coreano. Ma le difficoltà nella forma, più che nel contenuto, potrebbero causare non poche difficoltà.

Ciò che è curioso è che la scelta del corretto approccio comunicativo non è un insidia solo per gli stranieri ma per i coreani stessi. Tanto che anche i madrelingua rischiano di sbagliare.
Per capire quanto i coreani ci tengano alla forma, basta pensare che tra il 2008 e il 2017 sono avvenute oltre 100 aggressioni fisiche causate da un uso improprio del linguaggio.


Tag: Corea del Sudetàlinguaggio