UniCredit valuta un possibile addio alla Russia

Prima di poter lasciare il Paese, la banca dovrà “considerare seriamente l’impatto e le conseguenze” della decisione

Una sede di UniCredit
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newsby Alessandro Bolzani15 Marzo 2022


UniCredit sta prendendo in considerazione la possibilità di abbandonare la Russia. Prima di poterlo fare dovrà però trovare una soluzione per i suoi 4.000 dipendenti, attivi nelle 70 filiali sparse per il Paese. A renderlo noto è Andrea Orcel, l’amministratore delegato della banca. “Ovviamente abbiamo bisogno di considerare seriamente l’impatto e le conseguenze e la complessità del distacco di una banca completa dal Paese”, ha spiegato il Ceo nel corso di una conferenza stampa organizzata da Morgan Stanley. Orcel ha aggiunto che la banca intende “sostenere i dipendenti e le imprese europee che stanno cercando di uscire dal Paese”.

I rischi corsi da UniCredit

Assieme alla francese Société générale e all’austriaca Raiffeisen, UniCredit è una delle banche più esposte in Russia. Nel peggiore degli scenari, l’impatto sui coefficienti di capitale sarebbe di 200 punti base. La svalutazione completa, compresa l’esposizione transfrontaliera, costerebbe circa 7,5 miliardi di euro. La banca ha spiegato che l’esposizione diretta a UniCredit Bank Russia è di circa 1,9 miliardi di euro, mentre quella cross border nei confronti della clientela russa ammonta a circa 4,5 miliardi di euro. L’esposizione mark-to-market in derivati verso le banche russe è di circa 300 milioni di euro, al netto del collaterale. Nel caso in cui il valore del rublo dovesse arrivare vicino allo zero, la massima perdita potenziale sarebbe di circa 1 miliardo di euro.

Cala il titolo della banca

La Borsa non è rimasta indifferente alle dichiarazioni di UniCredit. In seguito alle parole di Orcel, il titolo della banca è sceso del 3,3% (a 9,24 euro). Negli scorsi giorni, anche Deutsche Bank ha dichiarato di voler fermare le operazioni in Russia. Inizialmente l’istituto bancario aveva scartato questa ipotesi, ma la sua posizione è cambiata. Risale a una settimana fa, invece, l’addio al mercato russo di Goldman Sachs e di JP Morgan.


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