Whirlpool, a Napoli nuovo corteo
tra rabbia e speranza

"Basta con politiche che portano il lavoro verso Nord, si riparta da noi al Sud" dicono degli operai della fabbrica chiusa il 31 ottobre

newsby Luca Leva3 Novembre 2020



Ancora in piazza, ancora arrabbiati e con la solita determinazione. Il 31 ottobre si è fermata la produzione per gli operai della Whirlpool di Napoli ma non si è certo spenta la loro speranza. Stamattina si sono mossi in corteo dallo stabilimento di via Argine e hanno raggiunto la stazione Fs bloccando la circolazione dei treni, al grido di “Napoli non molla, noi non molliamo mai”.

Gli operai Whirlpool: “L’Italia deve ripartire dal Sud”

“Rischiamo anche di prenderci il Covid, ma noi siamo l’Italia che resiste – dice una delle manifestanti, riferendosi alla grande mole di persone che ha partecipato al corteo -. Napoli ha voglia di resistere. Abbiamo solo bisogno di qualcuno che creda in noi. E noi crediamo in noi stessi”.

“Siamo stanchi di politiche tese e protese a trainare il lavoro verso il Nord anziché verso il Sud – ha aggiunto davanti gli operai della fabbrica di elettrodomestici -. Nei loro programmi dicono che l’Italia deve ripartire dal Sud. Allora l’Italia deve ripartire da noi”.

L’affondo dei manifestanti al Governo

“Questa protesta, finché non riparte la produzione di lavatrici a Napoli, non si ferma – ha affermato un altro dei rappresentanti sindacali presenti alla manifestazione -. La lotta continuerà in maniera dura, fino a quanto il Governo non riuscirà a far cambiare posizione alla Whirlpool. Noi non abbiamo bisogno di un Governo sbandato, abbiamo bisogno di un Governo che faccia rispettare le cose che dice”.

Di Maio ha detto che c’è un problema di sovranità nazionale? Bene – ha aggiunto al megafono il rappresentante sindacale degli operai Whirlpool -. Allora intervenga, in quanto ministro degli Esteri, nei confronti del governo americano. Patuanelli, venendo a fare un comizio, ha detto che a Napoli l’azienda non sarebbe stata chiusa? Bene. Dimostri di essere una persona per bene, che fa rispettare le cose che dice. Il premier Conte poteva risparmiarsi la telefonata all’amministratore delegato americano. Noi avevamo chiesto un’altra cosa, che sentisse noi organizzazioni sindacali affinché potessimo spiegare perché non c’è nessun motivo per chiudere la fabbrica”.


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