Il V-Day un anno dopo. Chi aveva ragione nel 2020?

Sono trascorsi dodici mesi dall’inizio della campagna vaccinale e non tutte le dichiarazioni fatte verso la fine del 2020 sono invecchiate bene. Alcune però si sono rivelate accurate e l’invito alla cautela continua a restare attualissimo

Vaccino Covid, le tappe
Foto Unsplash
newsby Alessandro Bolzani27 Dicembre 2021


È passato un anno esatto dal V-Day, il giorno in cui la campagna vaccinale prese ufficialmente il via in Italia. Negli ultimi mesi è cambiato tutto, nel bene e nel male, e alcune dichiarazioni di quella giornata storica non sono invecchiate benissimo. Se il 27 dicembre del 2020 si guardava con speranza alla prima dose, vista da molti come una panacea per tutti i mali, oggi c’è una maggiore consapevolezza dei limiti dei vaccini e della necessità di fare regolari richiami per mantenere alta la loro protezione contro il Covid. Ciò non significa che la campagna vaccinale si sia rivelata un fallimento, anzi. Il numero dei decessi e dei ricoveri in terapia intensiva è andato incontro a un’importantissima diminuzione, della quale sarebbe ingiusto non tenere conto. Dopotutto c’è un motivo se si è passati da un Natale in zona rossa a delle feste molto più libere e “bianche” (o al massimo “gialle”).

V-Day, cosa diceva Giuseppe Conte un anno fa?

Il modo migliore per rendersi conto di quante cose sono cambiate nel 2021 è rileggere le dichiarazioni rilasciate dal presidente del Consiglio in occasione del V-Day. Il 27 dicembre del 2020 il premier era ancora Giuseppe Conte e, nonostante le avvisaglie di una crisi imminente, in pochi avrebbero scommesso sul fatto che poche settimane dopo sarebbe stato sostituito da Mario Draghi. Ecco cosa scriveva un anno fa su Twitter l’attuale leader del Movimento 5 Stelle: “Oggi l’Italia si risveglia. È il #VaccineDay. Questa data ci rimarrà per sempre impressa. Partiamo dagli operatori sanitari e dalle fasce più fragili per poi estendere a tutta la popolazione la possibilità di conseguire l’immunità e sconfiggere definitivamente questo virus”.

Dalle parole di Conte sembrava che il vaccino avrebbe permesso di sconfiggere la pandemia nel giro di pochi mesi o al massimo entro la fine del 2021. Oggi sappiamo bene che la nostra convivenza con il coronavirus non è destinata a finire tanto presto, ma un anno fa solo i più pessimisti si sarebbero lanciati in una previsione simile.

Le dichiarazioni di Arcuri, tra cautela e ottimismo

Oltre al presidente del Consiglio, nel 2020 pure il commissario straordinario per l’emergenza Covid era diverso. Domenico Arcuri non aveva ancora lasciato il posto al generale Francesco Paolo Figliuolo e guardava con ottimismo misto a cautela al V-Day. Dal suo punto di vista, l’inizio della campagna vaccinale rappresentava “il primo spiraglio di luce in una lunga notte”. “Pian piano usciremo dalla pandemia, ma dobbiamo continuare a essere prudenti, cauti e responsabili”, spiegava in un’intervista al Corriere della Sera. “Il giorno arriverà quando il 70-l’80% degli italiani sarà vaccinato”. Arcuri ipotizzava che ciò sarebbe avvenuto attorno all’autunno del 2021 e, in effetti, il tempo gli ha dato ragione.

C’è un punto però su cui Arcuri è stato un po’ troppo ottimista. Parlando dei contrari al vaccino, l’ex commissario straordinario aveva spiegato l’intenzione di dare il via a “una campagna di comunicazione emozionante per persuadere gli italiani che fare il vaccino è avere cura di sé e dei propri cari. Parteciperanno registi, direttori d’orchestra, letterati che vogliono il bene del proprio Paese”. La campagna di comunicazione ha portato molti italiani a vaccinarsi, ma non ha eliminato del tutto il problema dei no vax. I contrari al vaccino sono ancora numerosi e nessun testimonial è riuscito a convincere i più irriducibili.

Oggi figliuolo parla di quarantena e terze dosi

È interessante fare un paragone tra le dichiarazioni di Arcuri di un anno fa e quelle di Figliuolo di oggi. L’attuale commissario straordinario si è concentrato soprattutto su due aspetti della lotta alla pandemia: la dose booster e la quarantena.


Parlando della decisione di ridurre da cinque a quattro mesi il tempo per i booster, Figliuolo ha dichiarato che “dobbiamo affidarci alla scienza e anche essere tranquilli e non emotivi. A settembre abbiamo fatto una scelta sui cinque mesi, adesso le evidenze scientifiche ci dicono che è ancora più veloce e ci siamo fermati a quattro mesi. Per ora è una scelta equilibrata, ma non mi sento di escludere alcunché. Incrementeremo la media delle dosi somministrate per colmare il gap. Se dovessimo avere un’ulteriore rincorsa faremo del nostro meglio“.


Figliuolo ha poi parlato della possibilità di modificare le regole sulla quarantena per i contatti con positivi. “La riflessione sul numero di persone in quarantena l’abbiamo fatta stamane con il ministro Speranza, gli scienziati stanno studiando e si sta vedendo che cosa mettere in campo”, ha dichiarato. “Monitoriamo i Paesi di riferimento intorno a noi, ci siamo limitati all’ultimo decreto del 23 dicembre, però anche gli altri guardano a noi“, ha aggiunto Figliuolo.

Il tenore delle dichiarazioni di Arcuri e Figliuolo non è poi così distante. Entrambi i commissari straordinari hanno evidenziato la necessità di un approccio cauto a una situazione in continuo mutamento.

V-Day, le dichiarazioni della prima infermiera vaccinata

Tornando al V-Day, oltre alle dichiarazioni di Conte e Arcuri anche quelle di Claudia Alivernini, la prima infermiera vaccinata, avevano ottenuto una buona risonanza. “Sono orgogliosa di questo gesto: ho scelto la scienza come cittadina e come infermiera, rappresentando la mia categoria e tutti quelli che hanno scelto di credere nella scienza. Ho toccato con mano, visto con i miei occhi quanto sia difficile combattere contro questo virus. Assistere alle sconfitte che ha causato è stato doloroso. Ma oggi c’è la consapevolezza di un giorno particolare e decisivo. Vacciniamoci, per noi stessi e per i nostri cari”. Si tratta di parole quanto mai attuali, che ricordano a tutti noi gli sforzi profusi ogni giorno da chi è in prima linea per salvare delle vite.

Speranza: “Ora abbiamo un’arma in più per combattere il virus”

Se negli ultimi dodici mesi sono cambiati il presidente del Consiglio e il commissario straordinario, il ministro della Salute è rimasto lo stesso. Roberto Speranza ha seguito da vicino l’evoluzione della pandemia e il 27 dicembre del 2020 guardava con gioia all’arrivo del vaccino. “Ora abbiamo un’arma in più per combattere contro il virus”, dichiarava. “Arriva la luce, ma bisogna resistere ancora. Abbiamo bisogno di molte settimane di lavoro perché il vaccino possa essere somministrato a un ampio numero di persone. Ci sarà ancora da combattere con gli strumenti che abbiamo imparato a utilizzare in questi mesi”.

Proprio come Arcuri, anche Speranza miscelava cautela e ottimismo e con il senno di poi si può ben dire che di fronte a una situazione come quella attuale un simile atteggiamento non sia per nulla sbagliato. È giusto guardare con felicità ai piccoli e grandi passi avanti, ma è anche necessario tenere sempre alta la guardia di fronte a un virus che ha dimostrato più volte di poter essere imprevedibile. Un anno fa il concetto di “variante di Sars-CoV-2” era una novità, mentre ora l’uso del termine è diventato comune. Dopo Delta e Omicron non è dato sapere con quali altre mutazioni del virus avremo a che fare. L’unica certezza è che i vaccini continuano a rappresentare l’unica vera arma per tutelare la popolazione. Forse si sono rivelati uno strumento meno “perfetto” del previsto, che ogni tanto ha bisogno di un booster per continuare a funzionare al meglio, ma hanno comunque salvato migliaia di persone. Sotto questo punto di vista, il V-Day ha davvero segnato un punto di svolta e chi ne ha parlato con entusiasmo un anno fa non si è sbagliato.


Tag: Domenico ArcuriFrancesco Paolo FigliuoloGiuseppe ConteRoberto SperanzaV-DayVaccino Covid