Tessere sanitarie e Bancomat senza microchip: è colpa della crisi

Le ultime stime indicano che, rispetto a cinque anni fa, il tempo medio di attesa per la consegna dei chip necessari per i sistemi di sicurezza bancaria informatica e non solo è passato da 27 a 52 settimane

Tessera sanitaria
Wikimedia Commons
newsby Redazione30 Agosto 2022


Tessere sanitarie e senza microchip. Senza, quindi, che possano essere utilizzate per l’accesso ai servizi online. È questa una delle conseguenze della crisi dei semiconduttori. Una crisi che ha già colpito il mercato automobilistico e quello dei videogiochi, con milioni di appassionati in tutto il mondo che non riescono ad acquistare (a meno di non pagarle il doppio del proprio prezzo su siti di e-commerce) console di nuova generazione come PlayStation 5 e Xbox Series X. Per non parlare, poi, dell’impennata dei prezzi legati ai componenti per PC, come le GPU.

Le cause della crisi dei semiconduttori

Ma qual è l’origine di questa crisi? E perché gli effetti continueranno a sentirsi nel lungo periodo? Dare una risposta non è affatto semplice, sono diversi i fattori da tenere in considerazione. In primo luogo, è opportuno precisare che la difficoltà a produrre i semiconduttori è iniziata nel 2020 a causa dei lockdown legati all’emergenza Covid-19, ma è stata aggravata da altri eventi che hanno avuto un profondo impatto sull’economia globale, come la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il conflitto tra Russia e Ucraina, la siccità a Taiwan e il mining delle criptovalute, che si sta intensificando sempre di più. Gli esperti stimano che la scarsità dei microchip resterà un problema almeno fino al 2023 inoltrato, se non oltre.

In generale, bisogna tenere presente che la Cina detiene il quasi monopolio nella produzione dei microchip e che quindi qualsiasi sconvolgimento sociopolitico che la riguarda tende a ripercuotersi sull’intero settore. La sua politica “zero Covid” ha causato non pochi rallentamenti nell’industria e ha reso i rapporti commerciali con gli altri Paesi del mondo più complicati da gestire.

E non c’è da stupirsi dunque di come, secondo le ultime stime, i tempi necessari per la consegna dei chip siano quasi raddoppiati. Dalle 27 settimane del periodo pre-Covid alle quasi 52 settimane attuali. Sostanzialmente, per ricevere oggi i microchip di cui avremmo bisogno per la creazione di Bancomat, console e Pc avremmo dovuto effettuare l’ordine un anno fa (sperando di non sbagliarne il quantitativo!). La domanda è sempre più alta dell’offerta e, secondo quanto riferito dalle aziende della filiera di approvvigionamento, la situazione non cambierà tanto presto.

Il peso della guerra in Ucraina

Il ruolo della Cina in questa crisi è piuttosto chiaro. Non solo è la principale produttrice di microchip al mondo, ma ha anche il quasi monopolio delle terre rare, termine con cui si indicano elementi chimici come il Cerio, il Lutezio, l’Erbio, l’Europio e lo Scandio, essenziali per la produzione dei moderni dispositivi elettronici (come gli smartphone). Risulta forse meno intuitivo comprendere l’impatto dell’invasione dell’Ucraina sulla scarsità dei semiconduttori. Per avere un quadro più chiaro della situazione, bisogna tenere presente che il Paese è uno dei principali esportatori di C4F6 e di neon, un gas necessario per l’incisione laser dei wafer di silicio con cui si costruiscono i chip. Inoltre, la produzione del Palladio, un’altra materia prima indispensabile per questa industria, si svolge per il 45% in Russia.

Quali conseguenze per i cittadini italiani?

Per far fronte a questa situazione, un decreto del Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) ha stabilito che dal 1° giugno le tessere sanitarie possono esser stampate e distribuite ai cittadini anche senza microchip. La nuova versione, quindi, sarà utilizzabile solo come Codice Fiscale e Tessera Europea Assistenza Malattia. Perderà le funzioni utili per l’identificazione, l’autenticazione online e la firma elettronica avanzata, per i rapporti con le Pubbliche amministrazioni.

A conti fatti una bella seccatura per tutti i cittadini… Ecco dunque che, per continuare a usufruire dei servizi digitali della pubblica amministrazione, il ministero ha stabilito che fino al 31 dicembre 2023 sarà possibile continuare a utilizzare la tessera sanitaria scaduta con microchip.

Anche senza chip sarà possibile, in farmacia, passare la tessera con il lettore del codice a barre, per registrare gli acquisti e le detrazioni. Ma non sarà possibile fissare delle visite specialistiche, per le quali bisogna inserire le Cns nel lettore smart card. Infine, potranno registrarsi disagi legati, per esempio, a servizi collegati con la propria tessera sanitaria: in alcuni comuni è richiesta la Cns per lo smaltimento dei rifiuti e con la carta priva di microchip ciò non sarà più possibile.


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