Guernica: 85 anni fa, il bombardamento dai numeri (molto) discussi

Il 26 aprile 1937 una piccola città basca venne distrutta dalle forze nazionaliste, nell’episodio più ricordato della guerra civile spagnola. Negli ultimi decenni gli storici hanno molto dibattuto sulle persone che persero la vita quel giorno

Il quadro
Museo Reina Sofia di Madrid
newsby Lorenzo Grossi26 Aprile 2022


26 aprile 1937: la piccola città basca di Guernica è colpita da uno dei bombardamenti più conosciuti e rappresentativi del Novecento. Il contesto è quello della guerra civile spagnola, iniziata meno di un anno prima. il conflitto vede opporsi i nazionalisti del generale Francisco Franco e i repubblicani guidati dal Fronte Popolare, che è la coalizione dei partiti di sinistra ed estrema sinistra spagnoli. Il bombardamento di Guernica diventerà il simbolo della guerra e, in un certo senso, anticiperà le stragi di civili della Seconda guerra mondiale. Tuttavia, le sue concrete conseguenze sono state spesso ingigantite per motivi di propaganda. Il celeberrimo quadro di Pablo Picasso, che diventò una delle opere d’arte antimilitariste più riprodotte del Novecento, contribuì non poco alla fama della strage.

Guernica è una città con poco più di 15mila abitanti. 85 anni fa esatti aveva circa settemila abitanti e si trovava a poche decine di chilometri dal fronte che divideva le forze repubblicane (di cui i Paesi Baschi era diventata una loro roccaforte) e quelle nazionaliste, le quali volevano conquistare Bilbao per chiudere la questione della guerra nel nord del Paese. La guerra era cominciata nel luglio del 1936, quando i nazionalisti avevano fatto un colpo di stato militare per togliere il potere alle forze di sinistra, che avevano vinto le elezioni e governavano il paese. Dopo il golpe, il leader dei nazionalisti era diventato Franco, che nei mesi successivi prese militarmente il controllo dell’estremo sud della Spagna e di un’area grande nel nord-ovest del paese. Fino almeno agli anni ’70 si credette che nel bombardamento di Guernica fossero morte quasi duemila persone. Ma i numeri furono poi drasticamente modificati.

Guernica, i fatti che contraddistinsero quella giornata di bombardamento

Il 26 aprile del 1937 è un lunedì, giorno di mercato. Le bancarelle settimanali, però, non vengono organizzate, perché per precauzione le forze repubblicane le hanno sospeso. A compiere il bombardamento sono 24 aerei militari, in buona parte della Luftwaffe (l’aviazione tedesca) e tre dell’esercito italiano: sia Adolf Hitler sia Benito Mussolini, infatti, erano alleati delle forze nazionaliste. Nella prima incursione, intorno alle quattro e mezza del pomeriggio, viene colpita la zona del ponte di Renteria, a est della città. Era un importante obiettivo militare perché passaggio della eventuale ritirata dei repubblicani.

Nelle ore successive gli aerei tornano però su Guernica per colpire altri obiettivi, come la ferrovia e delle fabbriche di armi. Il risultato è la distruzione di buona parte della città e decine di morti tra i civili. Tecnicamente, il bombardamento non raggiunge i suoi obiettivi, perché le fabbriche d’armi non subiscono grossi danni. Così come la Casa de Juntas, un monumento molto importante per la cultura basca. Ciononostante, la distruzione della città e il conseguente trauma tra gli abitanti e le forze repubblicane consentirà poi ai nazionalisti di prendere il controllo di Guernica e, nei mesi successivi, di tutti i Paesi Baschi.

Il reportage del New York Times

George Stear, un giornalista britannico inviato del Times, è il primo straniero a scrivere del bombardamento. Il suo resoconto viene pubblicato anche dal New York Times, dando all’episodio una grande visibilità internazionale. Anche Steer stima in diverse centinaia il numero dei morti. I nazionalisti accusano i repubblicani di aver esagerato i morti (e addirittura di aver compiuto loro stessi il bombardamento). Per gli storici è difficile fare un bilancio del bombardamento, perché molte persone muoiono successivamente all’ospedale di Bilbao e i registri parrocchiali di Guernica vengono bruciati. La stima più condivisa dice che i morti siano circa 300. Anche se altre più basse sono state spesso citate come plausibili. Un altro argomento storicamente dibattuto è stato il reale obiettivo del bombardamento. C’è chi la ritiene un’operazione strategica militare con effetti collaterali, ma l’ipotesi più accreditata storicamente è che ci fosse l’intenzione di uccidere molti civili.

Il bombardamento di Guernica e il capolavoro di Picasso

Soprattutto grazie al reportage di Steer, il bombardamento di Guernica attirò condanne dalla politica e dalla società civile occidentale. Diventò il simbolo delle stragi di civili degli anni ’30. Restò anche nei decenni successivi, nonostante le violenze della Seconda guerra mondiale. La fama di Guernica fu dovuta in parte a Picasso. Nel maggio del 1937, pochi giorni dopo il bombardamento, cominciò a dipingere un’enorme tela, lunga quasi otto metri e alta tre e mezzo. Il governo repubblicano spagnolo gli aveva infatti commissionato un’opera da esporre nel padiglione della Spagna all’esposizione internazionale di Parigi, e lui aveva avuto l’ispirazione dopo il bombardamento. Il quadro, che si intitolava Guernica, fu apprezzatissimo per la sua capacità di rappresentare il caos e il terrore del bombardamento, ed è diventato probabilmente la più famosa opera d’arte di sempre sulla guerra. Oggi è esposto al museo Reina Sofia di Madrid.


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